Ordinamento geografico

Universitaly è “il nuovo portale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, creato appositamente per accompagnare gli studenti nel loro percorso di studi”.

Dove StudiareLa pagina Dove Studiare consente di trovare un’università scegliendo la città direttamente su una carta dell’Italia (mappa nel sito) oppure selezionando regione e provincia da due elenchi a discesa in un modulo tradizionale. 

Ho trovato davvero insolita la sequenza in cui sono elencate le regioni: non nel tipico ordine alfabetico, come negli altri siti governativi, ma nell’ordine “geografico” in cui si studiano le regioni d’Italia alla scuola elementare e cioè da ovest a est, partendo dal Piemonte al primo posto per scendere verso sud fino alla Sicilia e poi risalire e chiudere l’elenco con la Sardegna all’ultimo posto. La scelta appare ancora più curiosa perché le province / città  sono invece elencate nel classico ordine alfabetico:

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Big Snow ❄❄❄

Aggiornamento gennaio 2015 – Ormai è un classico: per il terzo anno consecutivo nei media è riapparso il nome Big Snow, una conferma dell’infatuazione per anglicismi e inglese farlocco. Ma c’è anche una novità: la bomba di neve.


titolo del Corriere della Sera: È arrivata Big SnowA un giornale radio RAI la notizia dell’allerta meteo dell’11 febbraio 2013 è stata annunciata con le parole “the big snow is coming, ovvero la grande nevicata sta arrivando”. La scelta di un titolo in inglese seguito da traduzione per descrivere un evento meteo esclusivamente italiano mi è subito parsa assurda e solo più tardi, leggendo altre notizie, ho capito che Big Snow (senza articolo determinativo!) era il nome con cui un sito di previsioni del tempo aveva ribattezzato la perturbazione.

Il nome è piaciuto parecchio ai media italiani che confermano così la loro anglomania. Se invece fossero degli anglofili, non privilegerebbero una scelta così banale e poco idiomatica come Big Snow (funziona solo come hashtag, altrimenti è più corretto heavy snowfall o snowstorm) ma cercherebbero di usare la lingua in modo un po’ più creativo, proprio come si fa in inglese: ho descritto Snowzilla, snowpocalypse e altri nomi fantasiosi per nevicate abbondanti in #snOMG!

foto neve a Milano

Nuovo: in Come evitare il raggelante Spring Storm altri esempi di pseudoanglicismi meteo.

Vedi anche: Arriva il fantomatico Blizzard! e altre parole invernali legate a neve e gelo.


Nuovi post 2018:
Perché il gelicidio inquieta
Burian, buran, bora e buriana
Nevicate eccezionali: parole per la neve


Aggiornamento 3 dicembre 2023 – Michele Serra su Big Snow, ancora una volta immancabile nei media:

Il senso del meteo per la neve

Gioco di parole itanglese

Winter is (s)now.Winter is (s)now è la pubblicità di una località sciistica italiana apparsa in un quotidiano italiano.

Ormai siamo abituati a vedere tagline in inglese, specialmente associate ad aziende che operano globalmente, però questa headline mi sembra un gioco di parole pensato soprattutto per chi mastica l’inglese come seconda lingua.

Funziona perché usa parole dell’inglese di base conosciute dalla maggioranza dei lettori, però è efficace solo graficamente perché nella pronuncia, che prevale sulla scrittura nell’interpretazione di un madrelingua, snow e now non condividono la rima.

La frase winter is now farebbe inorridire un integralista della grammatica, ma per il pubblico italiano il messaggio in inglese farlocco è chiaro: winter + snow + now = è ora di andare a sciare. E immagino non sia del tutto casuale un riferimento implicito alla tagline di una pubblicità italiana (e relativa protagonista) che imperversava qualche anno fa, Life is now.
.

Vedi anche: un altro esempio di pubblicità italiana con target simile in s·nowhere o snow·here, una questione di E2?, con considerazioni sulle valutazioni di globalizzazione

Anglicismo del mese: endorsement

Esempi di titoli: “L’endorsement del sindaco di New York, ex repubblicano, per Obama”; “Vendola, nessun endorsement a Renzi”; Endorsement Primarie Pd 2012: Francesco Guccini, voterò per Pier Luigi Bersani”

Sicuramente non sono l’unica ad avere notato l’aumento massiccio dell’anglicismo endorsement nei media italiani a proposito di elezioni americane e di primarie italiane.

In inglese endorsement descrive una dichiarazione pubblica di supporto o di approvazione a favore di qualcuno o di qualcosa: una persona, un progetto, una pubblicazione, un sito, un prodotto (ad es. da parte di un personaggio famoso in pubblicità) ecc.

Mi sembra che in italiano endorsement venga invece usato con un significato più ristretto, limitato a un contesto elettorale, in prossimità delle elezioni o di rinnovo di vertici di partiti, per indicare la dichiarazione esplicita di appoggio a uno specifico candidato o a un partito da parte di una testata giornalistica, di un opinionista o di un politico.

Lo trovo un forestierismo superfluo: è un concetto che si può esprimere con le parole appoggio o sostegno, eventualmente qualificate da aggettivi come ufficiale, diretto, esplicito, pubblico, formale e introdotte da verbi come dichiarare, manifestare, annunciare ecc. In alcuni contesti si potrebbe usare anche dichiarazione di voto, soprattutto se non vengono dettagliate le motivazioni della propria scelta.

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L’invasione degli anglicismi

Rispondo con un lungo post a diversi commenti di Remo, di cui apprezzo la passione per la lingua italiana. Non condivido invece il suo allarmismo per il presunto disfacimento dell’italiano a causa del proliferare degli anglicismi. 

Forestierismi insostituibili, utili e superflui

Tutte le lingue hanno sempre fatto uso di forestierismi, i cosiddetti prestiti. In italiano la distinzione classica è tra prestiti di necessità e di lusso ma Giovanni Adamo e Valeria Della Valle in Le parole del lessico italiano preferiscono invece una tripartizione:

  1. forestierismi insostituibili, ormai radicati nell’uso, soprattutto per la loro concisione, efficacia espressiva e adeguatezza nominativa, come computer;
  2. forestierismi utili, che ripropongono espressioni straniere alle quali i parlanti sembrano adeguarsi senza sforzo eccessivo, facilitando l’uso di formule denominative di circolazione internazionale, come email;
  3. forestierismi superflui, che si affiancano a espressioni italiane già in uso o facilmente ricavabili e sono mossi spesso dalla volontà di ostentare consuetudine con tendenze o conoscenze linguistiche straniere, come nel caso dell’inglese ticket, molto spesso abusato in luogo di ‘biglietto’ o ‘buono’.

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un look ancora più fashion

Cartello sulla vetrina di un negozio di Milano temporaneamente chiuso per ristrutturazione:

vetrina Accessorize

5 parole inglesi su 9, mi sembra un bel record!

Ho fatto la foto anche perché è da tempo che ho notato che in italiano i sostantivi inglesi fashion e glamour sono usati come aggettivi. Mi domando se sia un adattamento voluto (eccessiva lunghezza degli aggettivi fashionable e glamorous?) o un’interpretazione errata della sintassi inglese, dove alcuni sostantivi possono fungere da aggettivi con funzione attributiva (ad es. fashion trends) ma non predicativa (even more fashionable e non *even more fashion).

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L’Abuso delle Maiuscole

Negli Stati Uniti non abbondano solo le virgolette ma anche le iniziali maiuscole.

cartelloMike Pope ironizza sul loro abuso in The heartbreak of RCS (Random Capitalization Syndrome).

Tra le misteriose cause del malanno americano (Maiuscolite!) vengono annoverate l’influenza del tedesco (lingua che richiede che tutti i sostantivi siano scritti con l’iniziale maiuscola), l’ortografia della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti e quella dei libri di Winnie-the-Pooh.

Amenità a parte, le iniziali maiuscole possono diminuire la leggibilità del testo ma nell’inglese americano sono la norma per i titoli di libri e articoli, come già descritto in Tu Vuo’ Fa’ l’Americano?. Sono anche molto usate dagli sviluppatori in diverse convenzioni di scrittura (cfr. Ungheresi, cammelli e notazioni).

Per influenza dell’inglese anche in italiano si nota un abuso delle iniziali maiuscole nei nomi delle lingue, dei giorni e dei mesi, che andrebbero invece scritti con l’iniziale minuscola, come gli aggettivi che indicano provenienza da un paese o da un luogo. Sempre più diffusi anche i titoli con tutte le parole maiuscole a imitazione (scimmiottamento?) dell’uso americano.


Nuovi post con esempi di Maiuscolite:

♦  Il misterioso Programma di controllo Big Data
♦  La buona scuola, tra anglicismi e sillabazioni
♦  Inglese farlocco per le scuole: *bulloff
♦  Maiuscolite d’Estate

“noun stack” e sequenze di aggettivi

noun_stackChi lavora nella localizzazione sa bene che incubo possano essere i cosiddetti noun stack, i sostantivi “accatastati” l’uno sull’altro alquanto tipici del linguaggio informatico. Reduced minimum OS partition space available requirement è uno degli esempi di Mike Pope, redattore tecnico di Microsoft, che ne parla in Fun (or not) with noun stacks (via Language Log).

Come dicevo a proposito di standard toolbar color e default data validation task, i termini o le stringhe di questo tipo (sintagmi nominali complessi per i linguisti) sono spesso difficili da rendere correttamente in una lingua con ordine delle parole diverso dall’inglese perché si prestano a varie interpretazioni. Per l’italiano c’è anche il problema di dover rendere esplicito il numero dei sostantivi usati con funzione attributiva e, se il noun stack contiene anche aggettivi, di identificare senza ambiguità il sostantivo a cui si riferiscono per concordare eventualmente il genere.

Il secondo suggerimento di lettura è quindi The Little Sweet Café, che discute l’ordine degli aggettivi inglesi in funzione attributiva riportando una gerarchia più dettagliata di quelle che di solito si trovano nelle grammatiche:

evaluation | size | shape | condition | human propensity | age | color | origin | material | attributive noun 

Questa sequenza è stata compilata da Neal Whitman in Ordering Your Adjectives, un intervento abbastanza lungo ma che ho trovato molto interessante perché chiarisce i meccanismi che regolano l’ordine degli aggettivi in inglese.


Vedi anche:
♦  LHC, analisi linguistica e “noun stack” (standard toolbar color)
♦  Difficile da tradurre: default data validation task

[Aggiornamento] Nuovi post sull’ambiguità dei sintagmi nominali:
♦  Giovani maschi e violenti
♦  Problemi di inglese per #labuonascuola
♦  A Londra, la banca delle vacanze di Pasqua!!
♦  Inglese farlocco: Referendum Digital Assistant 
♦  Eclissi lunare in America: super blood wolf moon

Associazioni di immagini e parole

Via Language Log, un video che gioca con la polisemia di alcune parole inglesi molto comuni, che possono essere verbi, sostantivi e anche aggettivi. Non ho capito immediatamente come funzionasse, poi è scattato il meccanismo per associare le parole giuste a ciascuna immagine e mi è piaciuto davvero molto.

Attenzione: se premete il tasto YouTube icon vi verranno installati cookie di terze parti, siete avvisati!

Il video, descritto come un esempio di “visual wordplay”, è stato realizzato per il programma Words di Radiolab da Daniel Mercadante e Will Hoffman. Qui sotto la chiave di lettura.



Le parole rappresentate sono: play, blow, break (e brake), split, run, fly, fall, light, space e il passaggio tra l’una e l’altra non è casuale, ad es. runrun away ➝ runway ➝ fly.

Ci sono alcune parole con significati specifici dell’inglese americano: la più nota è fall, l’autunno, ma c’è anche run, la smagliatura delle calze che è invece ladder in inglese britannico, fly vs flies per la patta dei pantaloni, l’espressione give/flip someone the bird per “mostrare il dito medio”, ecc. 

Trenta: quasi un litro in America

Ho letto in Schott’s Vocab che la Starbucks, la catena di americana di caffè, sta testando un nuovo formato per tè e caffè freddi che corrisponde a 31 once liquide o un quarto di gallone (americano), ovvero circa 900 ml.

Il nuovo formato si chiama trenta, nella tradizione dei nomi italiani o pseudoitaliani amati da Starbucks, come il formato venti, descritto efficacemente qui da Riccardo come un’unità di misura per il caffè del tutto sconosciuta in Italia (direi che la traduzione migliore in italiano potrebbe essere “secchio”, o magari anche “barile”).

È buffo come parole della propria lingua possano perdere il loro significato se adottate in altre lingue, diventando pseudoprestiti, e si debba quindi imparare a reinterpretarle in contesto:

formato Starbucks* dimensioni in once in ml
tall small 12 oz circa 350 ml
grande medium 16 oz circa 450 ml
venti large 20 oz per bevande calde, 24 oz per bevande fredde circa 600 ml circa 700 ml
trenta XL 31 oz circa 900 ml

Considerazioni linguistiche a parte, non credo finirò mai di stupirmi delle dimensioni giganti che quasi tutte le cose sembrano avere negli Stati Uniti (ad es. il latte venduto in taniche). Come si fa a ingurgitare tali quantitativi di caffè o tè, considerato che vanno bevuti caldi o freddi e quindi, nonostante i bicchieroni vagamente isolanti, vanno consumati in breve tempo?

striscia Pearls Before Swine
striscia Pearls Before Swine

Un altro pseudoprestito che dal lessico di Starbucks si è diffuso rapidamente in quello comune è latte, un beverone caldo che prende il nome dal nostro caffelatte ma è più simile a un latte macchiato. Starbucks ha coniato anche lo pseudoitalianismo frappuccino, una bevanda fredda a base di caffè e altri ingredienti.

Aggiornamento 18 gennaio 2011 – Infografica di National Post per illustrare le dimensioni del nuovo formato, in vendita da oggi in alcuni stati americani (via Corriere della Sera):

infografica

* fonte: Starbucks Drinks Simplified (kinda); note sui formati anche in Latte lingo: Raising a pint at Starbucks (Language Log)     [aggiornamento 26/1/11: altri commenti in Hoisting a couple of pints at Starbucks, dove si scopre che la concorrenza propone anche il formato Grande Supremo e che un espresso può essere solo, doppio e… trippio!].


Intanto anche in inglese si ironizza sul nome Venti (primo minuto):

Vedi anche:
☕  Come si dice caffè a Trieste? (lessico italiano alternativo)
☕  Bimbos in stilettos eating pepperoni paninis (italianismi “mangerecci” in inglese)
☕  Problemi di conversione e di localizzazione (misure imperiali)

Nuovi post:
☕  Bar, barman e barista (significati diversi in inglese e italiano)
☕  Inglese farlocco: Latte Days (un ibrido itanglese) 


Manovra 2020, tra cashless e cashback

Manovra 2020, Conte: nasce “Italia Cashless”. OK Cdm a superbonus Befana. Nel quadro della strategia di lotta all’evasione fiscale il Piano per la rivoluzione Cashlee avrà un ruolo fondamentale.

Nelle notizie sulla manovra di bilancio per il 2020, concordata il 15 ottobre 2019, è ricorrente l’anglicismo cashless, a quanto pare un concetto chiave per le strategie di governo. Si notano però alcune vistose incongruenze nella comunicazione.

Stando ai media, Conte ha annunciato che “nasce Italia Cashless, il Documento programmatico di bilancio 2020 descrive invece un Piano per la rivoluzione Cashless e nel comunicato stampa del Consiglio dei Ministri si trova invece Piano Cashless:

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#@ϟ!!* neve!

It’s said that people in the far North have 50 different words for snow
Vignetta: Joe Heller 

Questa vignetta dovrebbe piacere non solo a chi si trova a dover affrontare i disagi per troppa neve ma anche a chi si sente preso in giro dalle previsioni meteo catastrofiste (“meteobufale”) di fine gennaio 2019. A Milano, ad esempio, oggi erano previsti fino a 25 cm di neve e invece la spolveratina iniziale si è subito trasformata in pioggia. 

Cliché invernali

In questo esempio di titolo acchiappaclic appaiono due locuzioni recenti che ormai sono classici invernali, lo sciocco pseudoanglicismo Big Snow e l’iperbolica bomba di neve:

Meteo: è il giorno di BIG SNOW, la BOMBA DI NEVE FORTE anche in PIANURA. Accumuli STRAORDINARI.

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10 anni di Terminologia etc.

grafica: 10 anni di Terminologia etc

Ebbene sì: qualche giorno fa il blog ha compiuto 10 anni!

È iniziato tutto mio malgrado, come incarico del lavoro che facevo nel marzo 2008. L’idea di diventare una blogger non mi entusiasmava e invece mi sono subito appassionata e da allora non ho più smesso: finora ho pubblicato 2045 post.

Per sintetizzarli direi che quelli che mi dà più soddisfazione scrivere riguardano il lavoro terminologico e le differenze culturali. Mi attraggono i neologismi e i loro meccanismi, sia in inglese che in italiano, mi piace smascherare l’inglese “farlocco” e i falsi amici, ridicolizzare l’itanglese e motivare la mia contrarietà di cittadina per gli anglicismi istituzionali.

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