Rage bait: esca o innesco?

immagine di amo con parola “rage bait” e definizione “online content deliberately designed to elicit anger or outrage by being frustrating, provocative, or offensive, typically posted in order to increase traffic to or engagement with a particular web page or social media content”.

La parola dell’anno 2025 della casa editrice inglese Oxford University Press (OUP) è rage bait. Descrive un concetto purtroppo estremamente attuale: contenuti online che irritano, provocano od offendono e sono creati appositamente per suscitare rabbia e scatenare indignazione, e generare così traffico verso una specifica pagina o interazioni con uno specifico profilo social. Dettagli in The Oxford Word of the Year 2025 is rage bait.

L’espressione rage bait è apparsa per la prima volta nel 2002. Inizialmente faceva riferimento a comportamenti di guida (cfr. road rage, alterchi violenti tra automobilisti), poi ha acquisito una nuova accezione in riferimento a tweet particolarmente incandescenti e infine l’uso si è ulteriormente esteso ad altri tipi di contenuto

Nel sintagma rage bait si riconosce il modello x bait che ha come testa bait, “esca” anche in senso figurato. Nei composti informali di questo tipo bait indica qualcosa (o qualcuno) che suscita, provoca o sfrutta un’emozione o altro specificati dal primo elemento x, in questo caso rage, “rabbia”. Non è una costruzione recente: già all’inizio del XIX secolo erano in uso composti come vanity bait e sympathy bait.

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Russo tradotto in inglese spiegato male in italiano

Il 20 novembre alcuni media americani hanno anticipato i punti salienti di un controverso piano per la pace in Ucraina, inizialmente attribuito alla diplomazia statunitense.

Il testo, riportato in Trump’s full 28-point Ukraine-Russia peace plan, è stato analizzato dal giornalista britannico Luke Harding che ritiene sia la traduzione di un documento redatto in russo. Lo prova con tre esempi di scelte lessicali decisamente inusuali in inglese in quel tipo di contesto (ma lascia capire che ne potrebbe fare altri). 

Some of the phrases in the US’s “peace proposal” for Ukraine appear to have been originally written in Russian. In several places the language would work in Russian but seems distinctly odd in English.

Le osservazioni sono state riprese anche da un quotidiano italiano, poi citato da altri:

Titolo: Inglese incerto e sintassi di Mosca: ecco perché il piano di pace sembra tradotto dal russo. Sottotitolo: Il Guardian fa notare che nella bozza in 28 punti presentata dagli USA per porre fine alla guerra in Ucraina alcuni passaggi sembrano fuori luogo in inglese.

Nell’articolo ci si aspetterebbe di trovare esempi in inglese con una spiegazione per i lettori italiani. È invece in evidenza l’approssimazione di chi traduce notizie che riguardano altre lingue senza avere le idee molto chiare:

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USA: shutdown non è chiusura del governo!

Notizia dagli Stati Uniti di oggi 1 ottobre 2025:

Titolo in inglese: U.S. government shuts down after Congress fails to reach a funding deal

Alcuni titoli italiani che riportano la stessa notizia:

Titoli: 1 “Shutdown, cosa succede agli Stati Uniti quando c’è una chiusura del governo?”; 2 Il governo statunitense non può più spendere soldi; 3 “Shutdown del governo USA: perché l’Europa dovrebbe preoccuparsi”; 4 “Primo shutdown. Il governo degli Statii Uniti chiude i battenti”

Sono titoli imprecisi e fuorvianti perché viene fatta l’equivalenza government governo. In questo contesto però sono falsi amici, come già descritto anni fa in USA: governo e (pubblica) amministrazione.

Governo e government

In italiano la parola governo può avere vari significati ma in riferimento a un paese e preceduto dall’articolo determinativo prevale l’accezione “complesso delle istituzioni cui, dall’ordinamento giuridico, è affidato l’esercizio della funzione esecutiva”. In Italia il governo è composto dal presidente del consiglio e dai ministri.

È un’accezione condivisa da government anche nella maggior parte delle varietà di inglese, in cui government identifica l’organismo istituzionale che esercita il potere esecutivo, cfr. ad es. nel Regno Unito His Majesty’s Government (HM Government) o UK Government o British Goverment e in Canada Government of Canada o, al momento, Carney[’s] Government.

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Picture perfect vs foto perfetta

Titolo di The Guardian sull’ormai famosissima foto scattata da Ray Giubilo a Jasmine Paolini:

Foto di Jasmine Paolini con racchetta davanti al volto che fa effetto maschera, e didascalia “Jasmine Paolini of Italy hits a forehand – and delivers one of the best images of this year’s US Open. Photograph: Ray Giubilo”. Titolo: “Picture perfect? How one of the best tennis photos of all time was taken at the US Open”

Ho visto citare l’articolo inglese da varie persone che hanno tradotto il titolo in italiano rendendo picture perfect con “foto perfetta” o “scatto perfetto”. In questo caso è anche il senso voluto dal titolista, ma forse non tutti hanno fatto attenzione all’ordine delle parole della locuzione, interpretata come se fosse perfect picture, e non hanno capito che picture perfect è un aggettivo.  

Picture-perfect è un aggettivo di solito scritto con il trattino e usato soprattutto in funzione attributiva per indicare che qualcosa è assolutamente perfetto: esteticamente, per come appare o per la sua esecuzione.

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SOTT’OLII 🤔

L’ortografia italiana è sicuramente meno complessa di quella di altre lingue ma non significa che sia estremamente facile, come dimostra questo esempio:

Foto di bancarella di mercato con conserve di pesce in contenitori di plastica trasparente e cartellino SOTT’OLII (alici marinate, acciughe, aringhe)

La parola che pronunciamo /sotˈtɔljo/ può essere scritta in due modi diversi, sott’olio e sottolio. È la funzione della parola che determina quale convenzione di scrittura si può usare:

  • sottolio o sott’olio se aggettivo invariato (ad es. acciughe sottolio / sott’olio) o avverbio (ad es. conservare sottolio / sott’olio);
  • solo sottolio se sostantivo (ad es. antipasto di sottoli); il plurale è invariato, anche se si riscontrano rare evenienze della forma sottolii.

Nel cartellino della foto sott’olii ha la funzione di sostantivo e quindi la forma usata, probabilmente un ipercorrettismo, andrebbe considerata un errore di ortografia perché non è rispettata la convenzione di scrittura indicata dai dizionari dell’uso.

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Sull’erba di Wimbledon: “Royal Hayness”

Da una notiziola sul tennista Jannik Sinner attento all’etichetta quando la principessa del Galles gli ha consegnato il trofeo di vincitore del torneo di Wimbledon 2025:

Foto della premiazione e testo “È sempre la principessa del Galles a dover presentare i trofei ai vincitori delle finali maschili e femminili, a sottolineare il legame forte tra la famiglia reale britannica e questa competizione storica. Sinner, rispettoso, si avvicina e sembra dire Royal Hayness ovvero proprio Sua Altezza Reale in italiano”

In alcuni media italiani l’appellativo inglese Your Royal Highness è diventato un ridicolo [Your] Royal Hayness, con high trasformato in hay, il fieno. Forse perché il torneo di Wimbledon si gioca sull’erba? O perché chi scrive ne fa uso e ha idee piuttosto fumose su lessico e ortografia dell’inglese? 🙃

Suffissi nominali

In inglese la parola *hayness non fa parte del lessico comune (ma può essere un cognome). Nella parola si riconoscono comunque facilmente hay e –ness, che però è un suffisso nominale deaggettivale: forma nomi astratti che esprimono uno stato, una qualità o una condizione e che hanno come base un aggettivo, come ad es. sadsadness, kind kindness, highhighness.

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🎶 Espresso Macchiato 🎶, è iato!

Grazie al tormentone Espresso Macchiato, in gara all’Eurovision Song Contest 2025, non dovrò più riflettere per non sbagliare i nomi di due diverse sequenze di suoni vocalici, dittongo e iato.

Mi basterà pensare a come il cantante estone Tommy Cash pronuncia la parola macchiato:

La distinzione tra dittongo e iato è rilevante nella divisione in sillabe:

  • il dittongo è l’unione di due suoni vocalici nella stessa sillaba,
    come in cuo-re, dai-no, pie-de, fau-na, pia-no, e come
    ia di mac-chia-to nella pronuncia italiana di macchiato (3 sillabe)
     
  • lo iato è l’incontro di due o più vocali che fanno parte di due sillabe diverse e sono quindi pronunciate separatamente,
    come in pa-u-ra, po-e-ta, cu-ne-o, e come
    ia di ma-chia-to nella pronuncia del cantante estone (4 sillabe)

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*saphari, un ipercorrettismo

In un pannello pubblicitario ho notato l’insolita grafia saphari anziché safari:

Immagine di pannello pubbliciario di “LagoBus, alla scoperta del nostro territorio” che offre giri in barca sul lago diurni e notturni birdwatching e SAPHARI fotografico

Saphari è un esempio di ipercorrettismo, “errore causato da scarsa conoscenza e da interferenza linguistica, le quali agiscono da stimoli correttori nei confronti di una parola, di una forma grammaticale o di un costrutto, giudicati errati”. Si manifesta con la sostituzione volontaria o anche inconsapevole di una forma corretta con una scorretta. Spesso riguarda l’ortografia o la pronuncia di forestierismi.

Safari è una parola di origine swahili, a sua volta dall’arabo sāfara, “viaggiare”. Attraverso l’inglese è entrata in varie lingue diventando così un internazionalismo acquisito anche dall’italiano negli anni ‘50 del secolo scorso.

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Relazioni internazionali alla Casa Bianca: tu o lei?

Immagine dall’incontro alla Casa Bianca tra Zelensky, Trump e JD Vance con traduzione di parole di Vance: “È irrispettoso da parte tua entrare nello Studio Ovale e cercare di discutere questa questione di fronte ai media americani. […] Dovresti ringraziare il presidente”

Una nota linguistica sullo sconcertante incontro alla Casa Bianca tra Trump, JD Vance e Zelensky: gran parte dei media italiani ha tradotto il dialogo informalmente ricorrendo al tu, presumo per un automatismo you tu e per i toni concitati, senza però considerare il tipo di contesto e la situazione, un incontro al vertice tra massime cariche di due paesi su una questione cruciale a livello mondiale.

In inglese non esiste la distinzione di pronomi allocutivi informali e formali come in italiano e ci si rivolge a chiunque con you. Non significa però che non esistano modi per esprimere il tipo di relazione tra emittente e ricevente: la formalità si esprime con scelte lessicali e rivolgendosi alle persone con titolo e cognome, o solo con il titolo, e così è stato anche in questo caso.

Esempi:

  • Vance a Zelensky:
    That’s what President Trump is doing” (non dice Donald)
  • Vance a Zelensky:
    Mr. President, with respect, I think it’s disrespectful for you to come into the Oval Office to try to litigate this in front of the American media […] You should be thanking the president for trying to bring an end to this conflict.”
  • Zelensky a Trump:
    I’m not playing cards. I’m very serious, Mr. President. I’m very serious.”

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SuperBum! Marchionimi in libertà

Super- è un primo elemento di composti italiani di origine latina, ma siamo così abituati a vederlo anche all’interno di anglicismi che la combinazione con una parola poco frequente che termina in consonante ci condiziona a pensare all’inglese, in questo caso a un esempio scoppiettante di inglese farlocco:

Carta igienica SuperBum super soffice

Dubito che i potenziali “effetti collaterali” linguistici siano stati considerati da chi ha avuto l’idea di denominare SuperBum una linea di carta igienica (e di tovaglioli di carta), dandole un nome che per chi conosce l’inglese purtroppo risulta piuttosto ridicolo: bum è la parola informale del lessico comune per il sedere, la parte anatomica a cui è destinato il prodotto.

Come ha osservato Emy Canale, che ha scoperto SuperBum in un supermercato, l’elemento Bum va inteso come la parola italiana di origine onomatopeica bum, o in alternativa come un adattamento alle convenzioni di scrittura italiane della parola inglese boom, ormai più frequente di bum. La grafica della confezione richiama infatti uno scoppio (ehm…) e nel sito del marchio Vit si ha la conferma di questa interpretazione:

Un’esplosione di qualità!

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Imbotulinato: è parasintetico

foto di politico italiano con fumetto che indica commento con parole “È tutto imbotulinato!”

Ho captato una conversazione in cui un politico italiano che ha ammesso qualche ritocchino estetico veniva descritto come “tutto imbotulinato”.

È un occasionalismo che non avevo mai sentito e che mi ha colpita perché è un esempio di creatività linguistica che risulta immediatamente comprensibile e molto efficace. Non mi stupirei se la persona che l’ha usato l’avesse addirittura “inventato” al momento, grazie a un particolare meccanismo di formazione di neologismi denominato parasintesi.

La parole parasintetiche, principalmente verbi, sono formate da una base nominale o aggettivale che si combina simultaneamente con un prefisso e un suffisso (o in alternativa un processo di conversione). Esempi: ad-dens-are, de-caffeinare, in-tener-ire, im-burr-are, s-briciol-are.

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La misteriosa scritta sul muro

Da una notizia sul regista americano David Lynch riportata da vari media:

Testo in italiano: Lynch, che cominciò a fumare a 8 anni, ha raccontato di aver smesso soltanto nel 2022, quando le sue condizioni diventarono così gravi da impedirgli di muoversi «senza affannarsi»: «a un certo punto ho visto una scritta sul muro. Diceva: “se non ti fermi, morirai tra una settimana”»

Chi legge probabilmente si domanderà di quale muro si tratta (casa propria, strada, o altro) e chi ha prodotto la scritta, però non viene specificato null’altro.

È un esempio di traduzione imprecisa in cui non è stata prestata sufficiente attenzione al testo originale inglese, dove il dettaglio significativo è l’articolo usato:

Testo in inglese: In 2020, Lynch was diagnosed with emphysema, but even that alarming news wasn’t enough to get him to stop. It took two more years before he finally gave it up. “I saw the writing on the wall. and it said, ‘You’re going to die in a week if you don’t stop,’” says Lynch

In inglese the writing indica che è la scritta, quindi un riferimento specifico e già noto anche al destinatario. L’uso dell’articolo determinativo avrebbe dovuto segnalare a chi ha tradotto che, in mancanza di altri elementi identificativi, non poteva trattarsi di un oggetto particolare ma di una metafora e quindi di un’espressione figurata.

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Solo nei media: f–king ➝ “fottuto re”

⚠️  STRONG LANGUAGE  ⚠️

Nel suo ultimo libro il giornalista americano Bob Woodward ha riportato una frase molto colorita di Joe Biden, “That son of a bitch, Bibi Netanyahu, he’s a bad guy. He’s a bad fucking guy”, che è stata tradotta malamente dall’ANSA e poi propagata senza alcuna modifica da vari media:

Biden called Netanyahu a ‘bad f–king guy’

Ultima ora ANSA dell’8 ottobre 2024: “Biden ha definito Netanyahu un figlio di p…”. E “un cattivo fottuto re”, secondo il nuovo libro di Woodward.

Incredibilmente, il segmento king in f–king è stato interpretato come se fosse la parola inglese per “re”. Chi ha tradotto non ha riconosciuto uno degli espedienti grafici comunemente usati nei media anglofoni per attenuare le espressioni volgari, ad esempio fucking può essere riscritto come f***ing, f’ing, f–king, effing ecc. Eppure anche in italiano si usano accorgimenti simili, ad es. figlio di p…, un vero str***, caxxo.

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Confronto all’americana con colpevole farlocco!

Una pubblicità fotografata da Michele Gravino a Roma: 

pubblicità con cavatappi e apribottiglie allineati come in un confronto all’americana e la scritta WHO IS THE GUILTY?

La frase Who is the guilty? è un esempio perfetto della sottocategoria di pseudoanglicismi che classifico come inglese farlocco

nomi di prodotti o di servizi, slogan o altre brevi comunicazioni che sono pensati da italiani per italiani. Sono formati assemblando parole inglesi in combinazioni poco idiomatiche, errate o addirittura inesistenti, però facilmente comprensibili da chi ha solo conoscenze scolastiche dell’inglese, tanto che ogni spiegazione italiana viene ritenuta superflua: basta tradurre letteralmente in italiano

Per chi conosce il significato della parola dell’inglese di base guilty, “colpevole”, non occorre nessuno sforzo per interpretare la pubblicità. In inglese però la frase è agrammaticale e comunque la scelta lessicale è poco plausibile nel contesto di un confronto all’americana.

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Breton: “Cara Ursula, ti scrivo…” O no?

Un nuovo esempio della faciloneria con cui molti media italiani affrontano la traduzione:

tweet di Mario Tedeschini-Lalli: Almeno un tg e alcuni siti d’informazione italiani citano la lettera di dimissioni del commissario europeo Thierry Breton che si rivolgerebbe alla presidente Von Der Leyen con il “tu”. Ma il testo pubblico è in inglese e in francese sembra più correttamente tradotto con il “vous”

Contesto: le dimissioni del commissario europeo Thierry Breton presentate alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con una lettera in inglese che Breton ha reso pubblica. È una comunicazione che avviene in un contesto istituzionale formale: 

immagine della lettera di Breton

In inglese non esiste la distinzione di pronomi allocutivi informali e formali come in italiano, e ci si rivolge a chiunque con you. Non significa però che non esistano modi per esprimere il tipo di relazione tra emittente e ricevente, indicata dai due parametri di simmetria / asimmetria e di confidenza / distanza.

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