In che senso Oversympathy? 🤔

Oversympathy è il nome di un nuovo “spettacolo in cui artisti di qualunque esperienza possono sperimentare materiale comico davanti ad un vero pubblico”. Gli viene data questa spiegazione:  

Cosa significa oversympathy: è un’espressione anglosassone usata per definire un comportamento “eccessivamente simpatico” e una persona che tende a “strafare”. Obiettivo: capire l’esatto confine che separa l’essere divertenti dal risultare oversympathy sarà la missione che in ogni puntata vedrà coinvolti pubblico e giuria.

Sympathy ≠ simpatia

Sono molto perplessa dalla spiegazione perché il sostantivo inglese sympathy è un noto falso amico: non significa simpatia nel senso di gradimento istintivo verso qualcuno, né di capacità di risultare graditi agli altri (e neppure di affinità sentimentale).

In inglese sympathy identifica un sentimento di partecipazione affettiva, di comprensione e di solidarietà al dolore o alle sventure altrui, quindi compassione ma anche vicinanza, benevolenza, indulgenza; l’aggettivo che descrive chi dimostra queste qualità è sympathetic. In inglese la parola oversympathy andrebbe quindi interpretata come una manifestazione eccessiva o sovrabbondante di tali sentimenti, indicata dal prefisso over-

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Ufficiale: a Venezia NON si paga il “ticket”

Esempi di notizie su Venezia del 25 aprile 2024:

Titoli: 1 A Venezia debutta il ticket per entrare in centro ma è slalom esenzioni; 2 A Venezia il debutto del ticket tra consensi e proteste; 3 Venezia, boom per il ticket d’ingresso: introiti superiori alle previsioni: 4 Venezia, parte il ticket d’ingresso. I residenti: “Non siamo allo zoo”; 5 Ticket per entrare a Venezia, ha pagato solo uno su dieci

Li ho riportati perché è un esempio vistoso della scarsa attenzione dei media alla terminologia istituzionale: nelle notizie la parola usata per identificare la quota richiesta ai turisti per visitare Venezia è ticket, che però non appare mai nelle comunicazioni ufficiali del Comune di Venezia e nel sito per i pagamenti. Si chiama invece Contributo di Accesso (CdA):

Immagine del sito cda.veneziaunica.it con titolo “Cos’è il Contributo di Accesso?” e testo “Con Contributo di Accesso ci si riferisce alla quota introdotta dal Comune di Venezia che dovrà essere versata dai visitatori occasionali, in alcune specifiche giornate del 2024, per poter accedere alla città antica di Venezia”

Ticket è uno pseudoanglicismo

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(Padel) Pavilion, padiglione e Atlanters

Notiziola milanese con errore di ortografia e spunti lessicali vari:

Foto aerea del quartiere milanese City Life con titolo “Padel, presentato a Milano il Padel Pavillion di CityLife”

La parola inglese pavilion si scrive con una sola l. *Pavillion è un errore comune, comprensibile se si considera che in inglese sono più frequenti le parole che finiscono in –illion, come billion, trillion, zillion. Mi vengono in mente solo altre due altre parole del lessico comune che finiscono in –ilion, vermilion (vermiglio) e postilion (postiglione), ma per entrambe esiste anche una grafia alternativa, vermillion e postillion.

Anisomorfismo: pavilion vs padiglione

Per denominare la nuova costruzione milanese la parola pavilion è usata nell’accezione dell’inglese americano di palazzetto sportivo (nell’inglese britannico invece pavilion in senso sportivo indica un edificio con spogliatoi e altri servizi adiacente a un campo da cricket). Immagino però che a Milano, capitale dell’itanglese, un nome come Palazzetto del padel o PalaPadel non risultasse adeguato!

Eviterei invece il calco padiglione perché non mi pare che in ambito sportivo la parola italiana condivida il senso di quella americana: per ora sono falsi amici.

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Giochi di parole con lingue altrui: Tapiss

Un marchio italiano di tappetini igienici per cani visto da @ScaryItalian:

Immagine del prodotto TAPISS, tappetini igienici per cani con angoli adesivi

Tapiss è una parola macedonia ibrida che si direbbe formata dalla parola italiana tappetino e dalla parola inglese piss, richiamata sia dal colore della confezione che dall’immagine stilizzata del cane con zampa posteriore alzata. In alternativa, il primo elemento potrebbe anche essere la parola francese tapis, tappeto, combinata con la parola inglese piss

Il cane che fa l’occhiolino fa supporre che il nome Tapiss voglia essere ironico. Mi chiedo però se chi l’ha ideato si renda conto che in inglese piss è una parola volgare, inadatta per un marchionimo: sarebbe come se all’interno di un nome italiano si usasse la parola piscio.

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IT-Wallet? C’è già portafoglio digitale

La terminologia fa notizia! Alcuni titoli del 15 gennaio 2024:

Accademia della Crusca, “It Wallet? Meglio chiamarlo Portafoglio It” - Gli esperti della lingua italiana: “Nome inopportuno, aggiunge un inutile anglismo alla serie già troppo numerosa che pervade la nostra vita sociale”; 2 L’Accademia della Crusca bacchetta il governo: meglio Portafoglio It; 3 Crusca, "It Wallet? Meglio Idit - Portafoglio italiano"; 4 Sos lingua italiana, ma che “Wallet”, meglio “Portafoglio IT”: dalla Crusca avviso ai naviganti e agli anglofoni incalliti

Il riferimento è a Gruppo Incipit, comunicato n. 23: Wallet? No, meglio IDIT – Il Portafoglio Italiano! (Accademia della Crusca) in cui viene criticata la scelta dello pseudoanglicismo IT Wallet con cui il governo avrebbe deciso di denominare il “portafoglio digitale che conterrà i documenti personali digitalizzati come la patente e la tessera sanitaria”.

Sono del tutto d’accordo con l’affermazione del Gruppo Incipit che “è invece utile battezzare il nuovo strumento in italiano, visto che ci si rivolge a tutti i cittadini, non solo agli esperti informatici”. È un nome inadatto alla comunicazione istituzionale, soprattutto per uno strumento che si prevede estremamente rilevante: non ci si può aspettare che tutti conoscano il significato della parola inglese wallet e della sua accezione digitale.

È anche potenzialmente ambiguo: le due lettere IT in questo caso vanno interpretate come Italian o Italy, e non Information Technology, come in inglese. Si tratta infatti dell’implementazione italiana di un progetto europeo, l’Identità digitale europea, di cui a quanto pare non si è tenuto conto nella scelta del nome:

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“Ora ti kisso” (ma era più di un secolo fa!)

Il verbo kissare in una lettera del 1917 di Velia Titta Matteotti al marito Giacomo:

tweet di Chiara Alessi con immagine: Nel 1917 Velia Matteotti chiudeva una lettera al marito Giacomo scrivendogli “ora ti kisso”. Questa la appoggio qui per chi pensa che gli archivi siano una roba noiosa e impolverata (ma anche per chi abbia bisogno di perdonare, a sé o a altri, l’invio di un messaggino di troppo)
Da Lettere a Giacomo via Chiara Alessi

In un’altra lettera a Matteotti appare un altro verbo ibrido, forghettare: “mi ha detto anche un cumulo di cose, ma io ho forghettato tutto”.

Immagino che queste alternative “itanglesi” a baciare e dimenticare siano esempi specifici dell’idioletto della coppia, quindi un uso estremamente ristretto. Sono però significativi perché mostrano che anche più di un secolo fa si usavano meccanismi linguistici comunemente associati al lessico contemporaneo – come i verbi recenti performare, brieffare, forwardare, linkare e flexare – e che per molti sono la riprovevole dimostrazione della corruzione senza precedenti che starebbe subendo l’italiano del XXI secolo per colpa dell’inglese.

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Inglese fаrlocco spiegato agli anglofoni

Titolo: Italians have embraced ‘fake English’ di Amy Kazmin. Sottotitolo: Fuency in ‘inglese farlocco’ has become necessary in Italy as hybrid words and off-kilter meanings proliferate.

Ho avuto il piacere di essere intervistata da Amy Kazmin del Financial Times per un articolo sugli pseudoanglicismi usati in italiano che più spiazzano gli anglofoni. Aggiungo qui qualche dettaglio della nostra conversazione che non ha trovato spazio nel testo.

Pseudoanglicismi

Gli pseudoanglicismi sono parole che hanno l’aspetto di lessico inglese ma che in inglese hanno un altro significato, come flipper, mister, pile, smart working, front runner, o che proprio non esistono, come self bar, stender, job on call, stepchild adoption.

Molti pseudoanglicismi nascono da meccanismi impropri di accorciamento di espressioni o di parole composte, ad es. il bachelorette [party], la spending [review], la voluntary [disclosure], in smart [working]. È un fenomeno dovuto anche a scarsa comprensione di differenze morfosintattiche tra inglese e italiano.

Word cloud con le parole self bar, south working, cash black, Jingle Balls, Exhibitionist Award, Happy Popping, Prenoting, Smuffer, no tamp, free vax, Click Day, personal viagger, black days, tartadog, next opening, every day every pay, VampControl, SNEET, delusion room, job on call, fly down, Italian sounding, BIObreak, Cinema2Day

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Nomi ibridi “internescional”

Due esempi che mostrano che l’entusiasmo per i nomi ibridi come Open to Meraviglia e Let’s Marche non è una prerogativa dei creativi italofoni.

1 Back Magic

logo BACK MAGIC

Riuscite a indovinare che tipo di prodotti potrebbe trasportare un furgone marrone con il logo Back Magic, come quello che ho visto in Alto Adige?

Mi ha colpita perché il nome ha l’aspetto di un gioco di parole modellato su black magic, la magia nera, ma è invece uno pseudoanglicismo che senza ulteriori dettagli può essere capito solo se si riconosce l’ibrido tedesco-inglese (sul furgone non c’erano immagini ma solo una descrizione dei servizi in caratteri molto più piccoli).

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Pseudoanglicismi: “il bachelorette”

A quanto pare le influencer non dicono più addio al nubilato, come apprendo da questa non notizia estiva:

Foto di Chiara Ferragni e sorella e titoli: 1 “Prima sera a Mykonos per il bachelorette di mia sorella”, le parole di Chiara Ferragni su Instagram in occasione del party per festeggiare la futura sposa; 2 Francesca Ferragni, bachelorette in grande stile a Mykonos tra balli e canti; 3 Chiara Ferragni: «A Mykonos per il bachelorette di mia sorella». I fan la prendono in giro: dire “addio al nubilato” è da poveri

Si tratta però di un uso anomalo della parola americana bachelorette, che in inglese identifica una persona: è la ragazza nubile. Frasi come il bachelorette di mia sorella o bachelorette in grande stile non hanno quindi molto senso per chi conosce la parola inglese: si confonde la festeggiata con i festeggiamenti, che negli Stati Uniti si chiamano bachelorette party.

Ricorrere al sostantivo maschile il bachelorette per identificare un tipo di festa è un palese pseudoanglicismo ottenuto dall’abbreviazione impropria di bachelorette party, di cui viene mantenuto il determinante ed eliminato il determinato. Senza contesto non so se avrai capito che con bachelorette si intendono dei festeggiamenti.

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Scandalo BBC: cautela “lost in translation”

Titolo da The Sun: “BEEB SLEAZE. “I blame BBC ma for giving money for drugs to my child that could kill them, says mum of teen amid sex pics probe”

Nel Regno Unito fa scalpore una vicenda rivelata dal giornale scandalistico The Sun: un volto noto della BBC negli ultimi tre anni avrebbe pagato decine di migliaia di sterline ad adolescente in cambio di foto esplicite.

Non è stata rivelata l’identità delle due persone coinvolte, si sa solo che il personaggio della BBC è un uomo e che l’altra persona coinvolta ora ha 20 anni, ma non ne viene indicato il sesso. Per vari media italiani invece è inequivocabilmente un ragazzo. Esempi:

Titoli italiani: 1 Scandalo BBC: “Noto presentatore pagava mio figlio minore per foto porno, lui ci comprava la droga”; 2 Bufera sulla Bbc. Presentatore paga 45mila euro a un minore in cambio di foto porno; 3 Scandalo Bbc, soldi a un ragazzo per foto “osé”. E adesso e caccia al nome dell’anchorman-star

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Chi vuole essere wannabe?

pubblicità di corso “Social Media Manager Wannabe: strategie, consigli pratici e trucchi del mestiere”

pubblicità: “Wannabe Freelance: corso per diventare freelance dalla A alla Z”

titolo: WANNABE REBOOT - Cambiare settore e affermarsi in ambito ICT

C’è chi offre corsi di formazione in italiano per ruoli descritti con nomi inglesi rivolgendosi ai potenziali partecipanti con la parola wannabe, come se significasse aspirante e indicasse un’ambizione. Esempi: social media manager wannabe, project manager wannabe, wannabe freelance, foodblogger wannabe, wannabe party maker.  

L’impressione è che venga frainteso il significato di wannabe e lo si confonda con would-be, un aggettivo inglese più neutro che significa proprio “aspirante”, ad es. would-be actor, would-be novelist, would-be project manager, o “potenziale”, ad es. would-be customers, would-be parents.

Wannabe in inglese

Il sostantivo informale inglese wannabe, contrazione di [I] want to be, non è un complimento. Ha spesso connotazioni negative (“vorrei ma non posso”) o comunque comunica perplessità sulle prospettive delle persone così definite. Può essere descritto come wannabe:

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Cos’è esattamente una call? E una video?

Fumetto con la scritta “mi hanno fissato ina call venerdì alle 18:00!”

Nel linguaggio aziendale da anni ormai è immancabile il forestierismo call, usato però con accezioni proprie, assenti in inglese.

Call in inglese

In inglese il sostantivo del lessico fondamentale call significa genericamente telefonata, da phone call. Sono il contesto, le collocazioni e soprattutto i modificatori che determinano accezioni più specifiche o altri tipi di comunicazione, ad es. negli alberghi wake-up call è la sveglia telefonica (qui wake-up è il modificatore che determina e caratterizza call).

Call in italiano

In italiano invece la singola parola call può indicare più tipi di comunicazione. Si trovano vari esempi nelle risposte a questo tweet:

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Inglese farlocco: Self Bar

Un tweet che ha avuto molta visibilità:

tweet di @broderly fatto in una stazione con foto di n distributore automatico di bevande: Out of all cases of English being used in Italy, the use of ‘self bar’ to mean ‘vending machine’ is surely the most baffling. Where do they get this from?

Self Bar, il nome sui distributori automatici di bevande delle principali stazioni italiane, è un tipico esempio del fenomeno che descrivo come inglese farlocco: sono combinazioni di parole inglesi (o che ne hanno l’apparenza) pensate da italiani per italiani e facilmente comprensibili da chi ha conoscenze solo scolastiche della lingua, ma che agli anglofoni risultano agrammaticali o poco idiomatiche, se non incomprensibili.

Da dove arriva Self Bar?

Per capire come nasce il nome Self Bar si deve risalire a locuzioni inglesi come self-service restaurant e self-service petrol station (o filling station / pump ecc.) che in italiano sono state abbreviate in self-service, creando un sostantivo inesistente in inglese.

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Gli anomali front runner in corsa in politica

Un tormentone lessicale delle cronache politiche dell’estate 2022 è front runner, ricorrente dopo una dichiarazione del presidente segretario del PD del 26 luglio: 

Notizia del 26 luglio: “Derubrichiamo questa assurda discussione della premiership ma, se serve, assumo il ruolo di front-runner della nostra campagna elettorale, questa responsabilità, con la massima determinazione”. Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, nella relazione alla direzione nazionale, in corso alla Camera.

Chi ha familiarità con il significato di front runner in inglese avrà trovato insolito che un politico possa attribuirsi un tale ruolo. Le perplessità aumentano se si osserva l’uso che ne stanno facendo media e politici italiani.

Alcuni esempi di agosto 2022:

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Inglese farlocco: CASH BLACK e ZHEROGAP

Tweet di @EugenioTaf: “cashback e black days! What is this, a crossover episode?”. Immagine: pubblicità con scritta grande “ARRIVA IL CASH BLACK!”, immagine di spazzolini elettrici e scritta piccola “ACQUISTA UNO SPAZZOLINO ORAL-B NERO CON UNA CONFEZIONE DI TESTINE E TI RIMBORSIAMO LE TESTINE”

Sarei curiosa di conoscere il processo di ideazione di nomi pseudoinglesi come cash black, un gioco di parole agrammaticale ottenuto da cashback + black nel senso di “[periodo] con/di grandi sconti” – un’accezione inesistente in inglese, come descritto in Inglese farlocco: Black Days.

Capisco che in questo caso black è anche un rimando al nome del prodotto, ma davvero i creativi pensano che per i consumatori italiani l’espressione cash black risulti efficace e trasparente? Non mi stupirei se molti invece pensassero all’iniziativa governativa per incentivare l’uso di pagamenti elettronici e non a un rimborso parziale per l’acquisto di un prodotto.

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