Cucina italiana patrimonio UNESCO: simboli stereotipati

La pagina dedicata alla Cucina Italiana Patrimonio UNESCO del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste si apre con questa immagine, riproposta da molti media:

La cucina italiana è Patrimonio dell’Umanità

È la stessa immagine usata per presentare la candidatura nel 2023 e allora descritta dal ministero come logo che

richiama l’atto del preparare il cibo come rito e come valorizzazione del patrimonio alimentare e culturale che rivive ogni giorno e che verrà trasmesso alle generazioni future

L’immagine aveva ricevuto molte critiche perché fortemente stereotipata, ma a quanto pare il ministero non ha ritenuto opportuno apportare alcuna modifica e l’ha riciclata tale e quale.

Vi ripropongo alcune osservazioni fatte nel 2023 in I♡ AM♡ LA CUCINA ITALIANA: chi lo dice? dal punto di vista di chi opera in ambito internazionale e analizza immagini e messaggi non verbali per verificare che siano accettabili in paesi diversi e che consentano lo stesso tipo di comunicazione del prodotto originale, senza distorsioni o fraintendimenti e senza richiedere traduzioni o adattamento.

Riconoscibilità dei simboli (e stereotipi)

Continua a leggere   >>

Rage bait: esca o innesco?

immagine di amo con parola “rage bait” e definizione “online content deliberately designed to elicit anger or outrage by being frustrating, provocative, or offensive, typically posted in order to increase traffic to or engagement with a particular web page or social media content”.

La parola dell’anno 2025 della casa editrice inglese Oxford University Press (OUP) è rage bait. Descrive un concetto purtroppo estremamente attuale: contenuti online che irritano, provocano od offendono e sono creati appositamente per suscitare rabbia e scatenare indignazione, e generare così traffico verso una specifica pagina o interazioni con uno specifico profilo social. Dettagli in The Oxford Word of the Year 2025 is rage bait.

L’espressione rage bait è apparsa per la prima volta nel 2002. Inizialmente faceva riferimento a comportamenti di guida (cfr. road rage, alterchi violenti tra automobilisti), poi ha acquisito una nuova accezione in riferimento a tweet particolarmente incandescenti e infine l’uso si è ulteriormente esteso ad altri tipi di contenuto

Nel sintagma rage bait si riconosce il modello x bait che ha come testa bait, “esca” anche in senso figurato. Nei composti informali di questo tipo bait indica qualcosa (o qualcuno) che suscita, provoca o sfrutta un’emozione o altro specificati dal primo elemento x, in questo caso rage, “rabbia”. Non è una costruzione recente: già all’inizio del XIX secolo erano in uso composti come vanity bait e sympathy bait.

Continua a leggere   >>

Parasociale, parola dell’anno non “ispirata”

La parola dell’anno 2025 del dizionario britannico Cambridge Dictionary è l’aggettivo parasocial, termine della psicologia che ora è usato anche nel lessico comune:

Immagine con annuncio di parola dell’anno 2025 di Cambridge Dictionary e definizione dell’aggettivo “parasocial”: involving or relating to a connection that someone feels between themselves and a famous person they do not know, a character in a book, film, TV series, etc., or an artificial intelligence

Parasocial descrive il legame intenso che si pensa di avere con una persona famosa che non si è mai incontrata nella realtà, con un personaggio di fantasia, oppure con un chatbot di intelligenza artificiale. Esempi d’uso: parasocial relationship, parasocial interaction (ad es. quando ci si rivolge a qualcuno che è in televisione), parasocial grief (il lutto per la scomparsa di una persona famosa), parasocial breakup (la fine di una relazione di questo tipo, percepita come fosse reale).

Vari media italiani hanno ripreso la notizia, come prevedibile ricorrendo all’automatismo parasocial in inglese = parasociale in italiano, con traduzioni letterali e i soliti errori e imprecisioni. Esempio:

Il termine “parasociale” fu coniato nel 1956 da due sociologi dell’Università di Chicago, i quali osservarono che gli spettatori televisivi sviluppavano legami con i personaggi dello schermo simili a quelli con amici e familiari reali. Secondo Simone Schnall, docente di psicologia sociale all’Università di Cambridge, la scelta è ispirata. “Siamo entrati in un’era in cui molte persone formano relazioni parasociali intense e talvolta malsane con gli influencer. Questo porta alla sensazione di conoscere queste figure, di potersi fidare di loro, fino a forme estreme di lealtà. Eppure, è una relazione completamente unilaterale”.
[cfr. testo inglese originale]

Continua a leggere   >>

Umarell internescional!!

Definizione di umarell dal Vocabolario Zingarelli: pensionato che si aggira, per lo più con le mani dietro la schiena, presso i cantieri di lavoro, controllando, facendo domande, dando suggerimenti o criticando le attività che vi si svolgono

Trovo buffa ed efficace la parola umarell e mi piace l’idea che si sia fatta notare anche al di fuori dell’Italia: la voce di Wikipedia è disponibile in 16 lingue e in svedese umarell appare tra i neologismi dell’anno 2024.

Ho visto citare più volte umarell anche in inglese, come in questo esempio da un corrispondente da Bruxelles sui lavori interminabili nel quartiere europeo per la riqualificazione della rotonda Schuman:

Testo: The Italians have a word — umarell — for the people who stand and watch construction sites. But with the renovation choking the European quarter’s Schuman roundabout stretching into its second year, with no end in sight, institutional staffers are getting sick of the unsightly view. “It looks terrible, especially when it is gray and raining,” said one angry EUmarell, “and when you actually watch, most of the time there’s no work even happening.”

Trovo alquanto divertente che umarell ora si presti anche a giochi di parole in altre lingue, come EUmarell 🇪🇺.

Continua a leggere   >>

IA agentica, un calco poco ragionato. Alternative?

All’inizio dell’anno in Parole per il 2025? avevo accennato alla comparsa dell’aggettivo agentico con questi esempi:

Titoli: 1 IA Agentica: la nuova rivoluzione dell’IA è arrivata; 2 AI agentica: quando le macchine cominciano a “pensare”; 3 L’ascesa dell’AI agentica: opportunità e rischi di sicurezza; 4 Come l’IA agentica automatizza settori cruciali: dalla sanità alla sicurezza; 5 IA Agentica: applicazioni e rischi degli agenti autonomi

Con parecchio ritardo torno sul tema perché agentico è un neologismo che sta avendo molta visibilità, grazie soprattutto alla locuzione IA agentica (o forma ibrida AI agentica). È un calco del termine inglese agentic AI che denomina un nuovo tipo di sistemi di intelligenza artificiale in grado di agire e decidere autonomamente, senza supervisione umana.  

Ho parecchie perplessità sull’aggettivo agentico: è una scelta poco ragionata e poco trasparente che non tiene conto di alcune importanti differenze lessicali e terminologiche tra inglese e italiano.

Agentic in inglese

L’aggettivo inglese agentic non è una parola del lessico comune ma un termine settoriale. Prima del 2024 era poco noto al di fuori dell’ambito delle scienze sociali in cui è emerso alla fine del secolo scorso con il significato di “having agency”.

Continua a leggere   >>

Quali nuove parole entrano nei dizionari?

Gli aggiornamenti annuali dei principali dizionari dell’uso dell’italiano vengono spesso rilanciati dai media, che però di solito si limitano a riportare gli esempi dei comunicati stampa delle case editrici. Ho quindi apprezzato molto l’approfondimento di Massimo Persotti che per il suo programma radio Salvalingua ha intervistato il lessicografo Andrea Zaninello, uno dei curatori dell’edizione 2026 del Vocabolario Zingarelli

Zaninello ha descritto molto efficacemente i criteri usati per decidere quali parole inserire, tra cui diffusione, frequenza e permanenza nel tempo. Ha spiegato che le parole nuove non sono solo neologismi ma anche nuove accezioni di parole esistenti e termini settoriali che diventano rilevanti anche nel lessico comune, come pure parole dialettali che si diffondono al di fuori degli ambiti regionali.

Zaninello ha ricordato che le parole sono uno specchio dei tempi e ha fatto molti esempi, tra cui anglicismi, neoformazioni ibride e alcune parole dai social, specificando però che non vengono seguite tendenze effimere (che invece – aggiungo io – piacciono tanto ai media!).

Continua a leggere   >>

Trump, demenza e senilità: falsi amici

Titolo del sito americano The Verge su un comportamento anomalo in alcuni risultati di ricerca di Google (la sintesi generata dall’IA non appare se al nome Trump è associata la parola dementia o altre equivalenti):

Titolo in inglese: Google is blocking AI searches for Trump and dementia

La notizia è stata ripresa anche da alcuni media italiani con traduzioni letterali poco informate che non riconoscono alcune differenze di significato tra italiano e inglese. Esempio:

Titolo in italiano: Google blocca le AI Overview su Trump e la demenza? Didascalia: Google non mostra panoramiche AI per le ricerche su Trump e la demenza, mentre offre risposte dettagliate per Biden e Obama

Dementia ≠ demenza

Chi legge in italiano probabilmente interpreterà la parola demenza con il significato prevalente nel linguaggio comune di idiozia, mancanza di buon senso, insensatezza, follia.   

In inglese invece dementia viene usato principalmente nel senso medico di decadimento grave e irreparabile delle facoltà intellettive. Spesso con dementia si intende demenza senile, un declino mentale irreversibile legato all’età (Trump ha 79 anni).

Continua a leggere   >>

USA: shutdown non è chiusura del governo!

Notizia dagli Stati Uniti di oggi 1 ottobre 2025:

Titolo in inglese: U.S. government shuts down after Congress fails to reach a funding deal

Alcuni titoli italiani che riportano la stessa notizia:

Titoli: 1 “Shutdown, cosa succede agli Stati Uniti quando c’è una chiusura del governo?”; 2 Il governo statunitense non può più spendere soldi; 3 “Shutdown del governo USA: perché l’Europa dovrebbe preoccuparsi”; 4 “Primo shutdown. Il governo degli Statii Uniti chiude i battenti”

Sono titoli imprecisi e fuorvianti perché viene fatta l’equivalenza government governo. In questo contesto però sono falsi amici, come già descritto anni fa in USA: governo e (pubblica) amministrazione.

Governo e government

In italiano la parola governo può avere vari significati ma in riferimento a un paese e preceduto dall’articolo determinativo prevale l’accezione “complesso delle istituzioni cui, dall’ordinamento giuridico, è affidato l’esercizio della funzione esecutiva”. In Italia il governo è composto dal presidente del consiglio e dai ministri.

È un’accezione condivisa da government anche nella maggior parte delle varietà di inglese, in cui government identifica l’organismo istituzionale che esercita il potere esecutivo, cfr. ad es. nel Regno Unito His Majesty’s Government (HM Government) o UK Government o British Goverment e in Canada Government of Canada o, al momento, Carney[’s] Government.

Continua a leggere   >>

Cartelli (e lessico) per turismo da selfie

Le notizie recenti di droni apparsi nei cieli di alcuni paesi europei mi hanno fatto ripensare ai cartelli “no drone zone” che mi è capitato di vedere in luoghi naturali particolarmente instagrammabili (e tiktokabili!). Esempio in noto punto panoramico in Alto Adige:

Foto di un prato di montagna con due cartelli uno sopra l’altro: 1 segnale di divieto di sosta con la scritta bilingue in tedesco e italiano “Parken verboten – Sosta vietata”; 2 segnale con un drone barrato e scritta in inglese NO DRONE ZONE e più piccolo “launching, landing or operating unmanned or remotely controlled aircraft in this area is prohibited”

Ho fatto la foto non per il divieto in sé (ben venga!) ma perché mi ha colpita l’uso dell’inglese contrapposto al classico cartello bilingue in tedesco e in italiano. A poca distanza c’era un altro cartello che chiedeva di non camminare sul prato, anche questo solo in inglese:

Continua a leggere   >>

Metafore digitali: carosello (ma senza giostre!)

immagine che rappresenta un carosello in Instagram

In Instagram uno dei formati disponibili per proporre contenuti consente di presentare in un unico post una serie di immagini e/o video correlati che vengono visualizzati in sequenza scorrendo dall’uno all’altro. Nella versione italiana la funzionalità è stata chiamata carosello.

Il nome scelto è un calco del nome originale inglese carousel, un esempio di terminologizzazione che però evoca un significato che manca alla parola italiana. Di conseguenza si osservano fraintendimenti della metafora su cui è basato il nome, come mostrano le illustrazioni con giostra (“carosello”) in questi due esempi:

due immagini italiane che rappresentano il carosello di Instagram come una giostra tradizionale con i cavallini di legno. Didascalie: 1 I Caroselli: il formato Instagram dello storytelling visivo; 2 Sono megliio i reed o i caroselli?

La parola carousel ha più accezioni. Nell’inglese americano è anche la giostra nel senso di piattaforma che gira in senso circolare, con modelli di cavalli, altri animali o veicoli su cui si siedono i bambini per divertimento, e che in inglese britannico si chiama invece merry-go-round o roundabout. Questa però non è l’accezione a cui fa riferimento il carousel di Instragram.

Continua a leggere   >>

Picture perfect vs foto perfetta

Titolo di The Guardian sull’ormai famosissima foto scattata da Ray Giubilo a Jasmine Paolini:

Foto di Jasmine Paolini con racchetta davanti al volto che fa effetto maschera, e didascalia “Jasmine Paolini of Italy hits a forehand – and delivers one of the best images of this year’s US Open. Photograph: Ray Giubilo”. Titolo: “Picture perfect? How one of the best tennis photos of all time was taken at the US Open”

Ho visto citare l’articolo inglese da varie persone che hanno tradotto il titolo in italiano rendendo picture perfect con “foto perfetta” o “scatto perfetto”. In questo caso è anche il senso voluto dal titolista, ma forse non tutti hanno fatto attenzione all’ordine delle parole della locuzione, interpretata come se fosse perfect picture, e non hanno capito che picture perfect è un aggettivo.  

Picture-perfect è un aggettivo di solito scritto con il trattino e usato soprattutto in funzione attributiva per indicare che qualcosa è assolutamente perfetto: esteticamente, per come appare o per la sua esecuzione.

Continua a leggere   >>

“Italian Sounding” e Parmesan vs Parmigiano

Immagine con imitazioni di Parmigiano: “Parma Queso Parmesano”, “Parveggio”, “Pamellano”, “Pamesello Italiano”, “Reggianito”, “Parmezan”
Esempi di prodotti “Italian Sounding” inesistenti in Italia 

Il tema di discussione corrente dell’Accademia della Crusca, L’italiano, una lingua internazionale (contro l’italian sounding), invita i lettori a intervenire “sulla questione del rilancio commerciale dell’italianità e di come questo abbia impatto sulla lingua”.

Ho commentato che l’uso improprio di nomi di prodotti italiani e di marchionimi italianeggianti in mercati diversi da quello italiano (il fenomeno che viene impropriamente chiamato Italian Sounding) è sicuramente rilevante da un punto di vista produttivo e commerciale, ma non mi è chiaro quale possa essere l’effettivo impatto sulla lingua italiana.

Aggiungo qui qualche altra considerazione, più specifica, che prende spunto da “il caso del parmesan vs. parmigiano”, a cui viene accennato nel testo come esempio di “danni per la mancata protezione della terminologia”. Non sono forniti dettagli ma immagino sia un riferimento ai mercati di lingua inglese, in particolare Stati Uniti e Australia, dove viene commercializzato come Parmesan vario formaggio prodotto localmente.

Continua a leggere   >>

SOTT’OLII 🤔

L’ortografia italiana è sicuramente meno complessa di quella di altre lingue ma non significa che sia estremamente facile, come dimostra questo esempio:

Foto di bancarella di mercato con conserve di pesce in contenitori di plastica trasparente e cartellino SOTT’OLII (alici marinate, acciughe, aringhe)

La parola che pronunciamo /sotˈtɔljo/ può essere scritta in due modi diversi, sott’olio e sottolio. È la funzione della parola che determina quale convenzione di scrittura si può usare:

  • sottolio o sott’olio se aggettivo invariato (ad es. acciughe sottolio / sott’olio) o avverbio (ad es. conservare sottolio / sott’olio);
  • solo sottolio se sostantivo (ad es. antipasto di sottoli); il plurale è invariato, anche se si riscontrano rare evenienze della forma sottolii.

Nel cartellino della foto sott’olii ha la funzione di sostantivo e quindi la forma usata, probabilmente un ipercorrettismo, andrebbe considerata un errore di ortografia perché non è rispettata la convenzione di scrittura indicata dai dizionari dell’uso.

Continua a leggere   >>

Worklimate, nome e comunicazione astrusi

Titoli di notizie: 1 Ordinanza caldo, vietato lavorare al sole, in quali regioni in vigore lo stop; 2 Caldo record, sale il numero di regioni che vietano il lavoro all’aperto dalle 12:30; 3 Cosa hanno deciso le Regioni che hanno fatto le ordinanze anti-caldo; 4 Caldo, ecco il protocollo per il lavoro, tutte le misure su Cig, orari e turni

Dalle notizie sui provvedimenti presi da alcune regioni per tutelare chi lavora all’aperto nelle giornate di caldo estremo ho scoperto l’esistenza di Worklimate. È un progetto di ricerca coordinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e da Inail sulle conseguenze che lo stress termico ambientale associato ai cambiamenti climatici può avere sulla salute e sulla produttività dei lavoratori.

Logo Worklimate 2.0 “Clima lavoro prevenzione” e descrizione “Temperature estreme e impatti su salute, sicurezza e produttività aziendale: strategie di intervento e soluzioni tecnologiche, informative e formative”

Worklimate fornisce informazioni di vario tipo e una piattaforma previsionale di allerta con mappe e altre indicazioni per la valutazione dei rischi legati all’esposizione ad alte temperature, e ha come destinatari “lavoratori, datori di lavoro e addetti alla sicurezza e gestione lavoro nel settore occupazionale”.

Nome astruso

Worklimate è un progetto italiano che si rivolge a chi lavora in Italia, eppure si è scelto di denominarlo con uno pseudoanglicismo ottenuto dalle due parole inglesi work e climate che nella combinazione worklimate suscitano perplessità sia per la forma che per il significato:

Continua a leggere   >>

“fare un meme”

foto da telecamera di sicurezza degli Uffici con turista che danneggia quadro e dichiarazione del direttore del museo Simone Verde: “Oggi un turista volendo fare un meme davanti a un dipinto, indietreggiando in posa come il principe dei Medici ritratto ha urtato la superficie dell’opera”

Ho riportato le parole dei direttore degli Uffizi sul turista che ha danneggiato un dipinto di Anton Domenico Gabbiani perché evidenziano l’evoluzione subita dalla parola meme in questi anni:

  1. meme è un nome coniato dal biologo inglese Richard Dawkins negli anni ‘70 come termine (lessico specialistico) che aveva il significato specifico di “unità fondamentale dell’informazione culturale, per es. un’idea o un determinato comportamento, che si trasmette da un individuo a un altro verbalmente o con l’imitazione”
  2. con l’avvento dei social media, nel XXI secolo nella cultura popolare meme ha subito un processo di determinologizzazione, diventando una parola (lessico comune) usata per indicare in modo generico vari tipi di contenuto virale, in particolare parodie
  3. negli ultimi anni il significato di meme è stato ulteriormente diluito e ora indica anche qualsiasi tipo di contenuto ironico, di solito corredato di didascalie o altri commenti, che è destinato alla pubblicazione e condivisione sui social, ma non ha più la viralità come caratteristica distintiva: si può dire “fare un meme” anche se poi non lo vedrà quasi nessuno

Continua a leggere   >>