Cucina italiana patrimonio UNESCO: simboli stereotipati

La pagina dedicata alla Cucina Italiana Patrimonio UNESCO del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste si apre con questa immagine, riproposta da molti media:

La cucina italiana è Patrimonio dell’Umanità

È la stessa immagine usata per presentare la candidatura nel 2023 e allora descritta dal ministero come logo che

richiama l’atto del preparare il cibo come rito e come valorizzazione del patrimonio alimentare e culturale che rivive ogni giorno e che verrà trasmesso alle generazioni future

L’immagine aveva ricevuto molte critiche perché fortemente stereotipata, ma a quanto pare il ministero non ha ritenuto opportuno apportare alcuna modifica e l’ha riciclata tale e quale.

Vi ripropongo alcune osservazioni fatte nel 2023 in I♡ AM♡ LA CUCINA ITALIANA: chi lo dice? dal punto di vista di chi opera in ambito internazionale e analizza immagini e messaggi non verbali per verificare che siano accettabili in paesi diversi e che consentano lo stesso tipo di comunicazione del prodotto originale, senza distorsioni o fraintendimenti e senza richiedere traduzioni o adattamento.

Riconoscibilità dei simboli (e stereotipi)

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Parole della politica americana: underbussing

Negli Stati Uniti si dibatte la legalità di un’operazione militare nel mar dei Caraibi contro presunti narcotrafficanti e fa discutere la decisione della Casa Bianca e del ministro della difesa Pete Hegseth di scaricare le responsabilità sull’ammiraglio che ha coordinato le operazioni. Nei commenti sulla vicenda si osserva un verbo per molti nuovo, underbus.

Foto del ministro della difesa americano Hegseth e dell’ammiraglio Bradley con titolo in inglese “Hegseth throwing admiral Bradly under the bus” e commenti “Leavitt attributed the orders of September 2 to Admiral Bradley, appearing to be setting him up for underbussing”, “Hegseth is preparing the Admiral for an underbussing”, “Kristi Noem was underbussed about a week ago. Now Pete Hegseth is underbussing a Navy Admiral”

Underbus deriva dall’espressione throw someone under the bus, che ho già descritto in Il temibile metaforico autobus americano. Significa tradire o sacrificare qualcuno nel tentativo di salvare sé stessi o per tornaconto personale; viene usata per rimarcare che si tratta di un comportamento senza scrupoli nei confronti di persone con cui c’era un rapporto particolare di collaborazione o di vicinanza.

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Rage bait: esca o innesco?

immagine di amo con parola “rage bait” e definizione “online content deliberately designed to elicit anger or outrage by being frustrating, provocative, or offensive, typically posted in order to increase traffic to or engagement with a particular web page or social media content”.

La parola dell’anno 2025 della casa editrice inglese Oxford University Press (OUP) è rage bait. Descrive un concetto purtroppo estremamente attuale: contenuti online che irritano, provocano od offendono e sono creati appositamente per suscitare rabbia e scatenare indignazione, e generare così traffico verso una specifica pagina o interazioni con uno specifico profilo social. Dettagli in The Oxford Word of the Year 2025 is rage bait.

L’espressione rage bait è apparsa per la prima volta nel 2002. Inizialmente faceva riferimento a comportamenti di guida (cfr. road rage, alterchi violenti tra automobilisti), poi ha acquisito una nuova accezione in riferimento a tweet particolarmente incandescenti e infine l’uso si è ulteriormente esteso ad altri tipi di contenuto

Nel sintagma rage bait si riconosce il modello x bait che ha come testa bait, “esca” anche in senso figurato. Nei composti informali di questo tipo bait indica qualcosa (o qualcuno) che suscita, provoca o sfrutta un’emozione o altro specificati dal primo elemento x, in questo caso rage, “rabbia”. Non è una costruzione recente: già all’inizio del XIX secolo erano in uso composti come vanity bait e sympathy bait.

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Russo tradotto in inglese spiegato male in italiano

Il 20 novembre alcuni media americani hanno anticipato i punti salienti di un controverso piano per la pace in Ucraina, inizialmente attribuito alla diplomazia statunitense.

Il testo, riportato in Trump’s full 28-point Ukraine-Russia peace plan, è stato analizzato dal giornalista britannico Luke Harding che ritiene sia la traduzione di un documento redatto in russo. Lo prova con tre esempi di scelte lessicali decisamente inusuali in inglese in quel tipo di contesto (ma lascia capire che ne potrebbe fare altri). 

Some of the phrases in the US’s “peace proposal” for Ukraine appear to have been originally written in Russian. In several places the language would work in Russian but seems distinctly odd in English.

Le osservazioni sono state riprese anche da un quotidiano italiano, poi citato da altri:

Titolo: Inglese incerto e sintassi di Mosca: ecco perché il piano di pace sembra tradotto dal russo. Sottotitolo: Il Guardian fa notare che nella bozza in 28 punti presentata dagli USA per porre fine alla guerra in Ucraina alcuni passaggi sembrano fuori luogo in inglese.

Nell’articolo ci si aspetterebbe di trovare esempi in inglese con una spiegazione per i lettori italiani. È invece in evidenza l’approssimazione di chi traduce notizie che riguardano altre lingue senza avere le idee molto chiare:

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Parasociale, parola dell’anno non “ispirata”

La parola dell’anno 2025 del dizionario britannico Cambridge Dictionary è l’aggettivo parasocial, termine della psicologia che ora è usato anche nel lessico comune:

Immagine con annuncio di parola dell’anno 2025 di Cambridge Dictionary e definizione dell’aggettivo “parasocial”: involving or relating to a connection that someone feels between themselves and a famous person they do not know, a character in a book, film, TV series, etc., or an artificial intelligence

Parasocial descrive il legame intenso che si pensa di avere con una persona famosa che non si è mai incontrata nella realtà, con un personaggio di fantasia, oppure con un chatbot di intelligenza artificiale. Esempi d’uso: parasocial relationship, parasocial interaction (ad es. quando ci si rivolge a qualcuno che è in televisione), parasocial grief (il lutto per la scomparsa di una persona famosa), parasocial breakup (la fine di una relazione di questo tipo, percepita come fosse reale).

Vari media italiani hanno ripreso la notizia, come prevedibile ricorrendo all’automatismo parasocial in inglese = parasociale in italiano, con traduzioni letterali e i soliti errori e imprecisioni. Esempio:

Il termine “parasociale” fu coniato nel 1956 da due sociologi dell’Università di Chicago, i quali osservarono che gli spettatori televisivi sviluppavano legami con i personaggi dello schermo simili a quelli con amici e familiari reali. Secondo Simone Schnall, docente di psicologia sociale all’Università di Cambridge, la scelta è ispirata. “Siamo entrati in un’era in cui molte persone formano relazioni parasociali intense e talvolta malsane con gli influencer. Questo porta alla sensazione di conoscere queste figure, di potersi fidare di loro, fino a forme estreme di lealtà. Eppure, è una relazione completamente unilaterale”.
[cfr. testo inglese originale]

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Umarell internescional!!

Definizione di umarell dal Vocabolario Zingarelli: pensionato che si aggira, per lo più con le mani dietro la schiena, presso i cantieri di lavoro, controllando, facendo domande, dando suggerimenti o criticando le attività che vi si svolgono

Trovo buffa ed efficace la parola umarell e mi piace l’idea che si sia fatta notare anche al di fuori dell’Italia: la voce di Wikipedia è disponibile in 16 lingue e in svedese umarell appare tra i neologismi dell’anno 2024.

Ho visto citare più volte umarell anche in inglese, come in questo esempio da un corrispondente da Bruxelles sui lavori interminabili nel quartiere europeo per la riqualificazione della rotonda Schuman:

Testo: The Italians have a word — umarell — for the people who stand and watch construction sites. But with the renovation choking the European quarter’s Schuman roundabout stretching into its second year, with no end in sight, institutional staffers are getting sick of the unsightly view. “It looks terrible, especially when it is gray and raining,” said one angry EUmarell, “and when you actually watch, most of the time there’s no work even happening.”

Trovo alquanto divertente che umarell ora si presti anche a giochi di parole in altre lingue, come EUmarell 🇪🇺.

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ATP (Finals) e ABC (della localizzazione)

Il sito del torneo di tennis ATP Finals, che ha luogo a Torino, è disponibile in inglese, italiano, spagnolo e giapponese. A quanto pare, però, chi se ne è occupato ha poca familiarità con il concetto di localizzazione, il processo di traduzione e l’adattamento di software e contenuti per un mercato specifico (o, più genericamente, per un pubblico diverso da quello del prodotto originale).

Un esempio dalla versione italiana della pagina che confronta i due finalisti:

Schermata dalla pagina H2H che confronta i due tennisti Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, con dati su data di nascita, altezza, peso, tipo di gioco e guadagni totali in carriera

Come si può vedere, la traduzione è incompleta, con varie parti rimaste in inglese (ancora più evidente nella versione giapponese!). Inoltre, non è stato fatto alcun adattamento ma sono state mantenute varie convenzioni americane improprie in italiano:

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IA agentica, un calco poco ragionato. Alternative?

All’inizio dell’anno in Parole per il 2025? avevo accennato alla comparsa dell’aggettivo agentico con questi esempi:

Titoli: 1 IA Agentica: la nuova rivoluzione dell’IA è arrivata; 2 AI agentica: quando le macchine cominciano a “pensare”; 3 L’ascesa dell’AI agentica: opportunità e rischi di sicurezza; 4 Come l’IA agentica automatizza settori cruciali: dalla sanità alla sicurezza; 5 IA Agentica: applicazioni e rischi degli agenti autonomi

Con parecchio ritardo torno sul tema perché agentico è un neologismo che sta avendo molta visibilità, grazie soprattutto alla locuzione IA agentica (o forma ibrida AI agentica). È un calco del termine inglese agentic AI che denomina un nuovo tipo di sistemi di intelligenza artificiale in grado di agire e decidere autonomamente, senza supervisione umana.  

Ho parecchie perplessità sull’aggettivo agentico: è una scelta poco ragionata e poco trasparente che non tiene conto di alcune importanti differenze lessicali e terminologiche tra inglese e italiano.

Agentic in inglese

L’aggettivo inglese agentic non è una parola del lessico comune ma un termine settoriale. Prima del 2024 era poco noto al di fuori dell’ambito delle scienze sociali in cui è emerso alla fine del secolo scorso con il significato di “having agency”.

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Perché elezioni di midterm in Argentina?

Alcuni titoli di cronaca estera del 27 ottobre 2025:

titoli: 1 Sorpresa in Argentina: Milei vince le elezioni di midterm oltre ogni pronostico. Trump si congratula; 2 Argentina, vittoria schiacciante per Milei nelle elezioni midterm; 3 Argentina: Milei vince a sorpresa le elezioni di midterm; 4 Argentina, Milei stravince le midterm e cambia il Parlamento

L’Argentina è un paese ispanofono, le notizie sono in italiano: cosa spinge i titolisti ad adoperare la parola inglese midterm, che in spagnolo non si usa?

Ovviamente è una domanda retorica perché non è certo una novità che nei media italiani si ricorra con gran disinvoltura ad anglicismi superflui, per più motivi:

  • maggiore brevità di molte parole inglesi, utile nei titoli (anche se basterebbe riformulare per trovare soluzioni alternative);
  • terrore delle ripetizioni: in mancanza di sinonimi italiani, spesso si usa una parola inglese per non ripetere quella italiana;
  • scarse competenze linguistiche che inducono alla convinzione che l’anglicismo superfluo sia più preciso della parola italiana corrispondente;
  • uso di fonti in inglese per gran parte delle notizie dall’estero, con traduzioni inadeguate (umane approssimative o automatiche senza revisione).

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Rane ai ferri… e all’uncinetto!

In italiano le rane gracidano e per imitarle si dice cra cra. In inglese invece il verbo è croak, che è anche l’onomatopea, ma si imitano con ribbit ribbit.

Ho descritto i versi in βρεκεκεκὲξ κοὰξ κοάξ → ribbit e cra cra e proprio un riferimento al post mi ha fatto scoprire* un’accezione inglese alquanto curiosa di frog che non si trova nei dizionari. 

Riguarda infatti il lessico informale molto particolare del lavoro a maglia (knitting) e all’uncinetto (crochet), e ha un’origine divertente.

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Per protestare con ironia: frivolezza tattica

Le immagini dagli Stati Uniti delle manifestazioni di protestaNo Kings” del 18 ottobre contro autoritarismo e accentramento del potere di Donald Trump e della sua amministrazione mostrano un clima festoso e pacifico, con innumerevoli cartelli spiritosi e travestimenti vari tra cui spiccavano costumi gonfiabili di animali e personaggi di fantasia.

In molti commenti in inglese era ricorrente un’espressione che non conoscevo e che ho trovato molto efficace: tactical frivolity. Due esempi:

Foto dalle proteste “No Kings” con didascalie “It was a fun day of tactical frivolity!” e “A group of frogs is called an army (or a colony). Love that for the tactical frivolity that began in Portland” con immagine di una serie di persone con costumi di rane gonfiabili.

Ho poi imparato che la locuzione tactical frivolity ha avuto origine alla fine del secolo scorso nell’ambito delle scienze sociali e ha un equivalente italiano in frivolezza tattica. Identifica una forma di protesta pubblica non violenta e creativa che evita lo scontro e ricorre a umorismo e ironia, con azioni stravaganti o eccentriche che rendono ridicole le autorità e attirano l’attenzione. Il nome è abbastanza recente ma il concetto non è nuovo: da secoli l’uso politico dell’ironia fa parte della storia europea (esempi in tactical frivolity – Wikipedia).

L’idea di tactical frivolity è rappresentata perfettamente dalla prima rana gonfiabile apparsa il 2 ottobre a Portland: l’assurdità di una singola persona inoffensiva in un costume buffo, sola davanti a decine di agenti in tenuta antisommossa, ha creato immediatamente un simbolo potentissimo e ha spinto molti all’emulazione: rane e altri personaggi si sono moltiplicati ovunque, cfr. Dalle rane agli unicorni: i costumi gonfiabili irridono il potere di Trump nelle proteste No Kings

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Quali nuove parole entrano nei dizionari?

Gli aggiornamenti annuali dei principali dizionari dell’uso dell’italiano vengono spesso rilanciati dai media, che però di solito si limitano a riportare gli esempi dei comunicati stampa delle case editrici. Ho quindi apprezzato molto l’approfondimento di Massimo Persotti che per il suo programma radio Salvalingua ha intervistato il lessicografo Andrea Zaninello, uno dei curatori dell’edizione 2026 del Vocabolario Zingarelli

Zaninello ha descritto molto efficacemente i criteri usati per decidere quali parole inserire, tra cui diffusione, frequenza e permanenza nel tempo. Ha spiegato che le parole nuove non sono solo neologismi ma anche nuove accezioni di parole esistenti e termini settoriali che diventano rilevanti anche nel lessico comune, come pure parole dialettali che si diffondono al di fuori degli ambiti regionali.

Zaninello ha ricordato che le parole sono uno specchio dei tempi e ha fatto molti esempi, tra cui anglicismi, neoformazioni ibride e alcune parole dai social, specificando però che non vengono seguite tendenze effimere (che invece – aggiungo io – piacciono tanto ai media!).

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Rianalisi: da hamburger a burger

immagine stilizzata di cheeseburger: panino morbido tondo con carne, formaggio, pomodoro e insalata

Mi ricollego a Burger vietato, emendamento malformato per aggiungere qualche dettaglio sull’origine della parola burger, entrata nel lessico inglese attraverso un fenomeno linguistico particolare, la rianalisi:

rianalisi: una ‘reinterpretazione’ di una parola o un costrutto complessi, non giustificata o anche errata sul piano etimologico, spesso consistente in un’arbitraria risegmentazione, o guidata da fattori analogici e da etimologie fantasiose [Enciclopedia dell’Italiano]

La parola burger nasce negli anni ‘30 del secolo scorso come accorciamento di hamburger, interpretato erroneamente come se il segmento ham indicasse “prosciutto”. Si tratta invece di un aggettivo geografico che nella locuzione originale Hamburger steak significa carne “all’amburghese” (cfr. in italiano svizzera da bistecca alla svizzera).

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Burger vietato, emendamento malformato

Notizia con titoli a effetto ma poco accurati su un emendamento in tema alimentare approvato dal Parlamento europeo l’8 ottobre 2025:

Foto di piatto vegetariano e titoli: 1 Non si potrà chiamare hamburger se non è di carne; 2 Veggie burger, divieto uso termine votato dal Parlamento Ue; 3 Il parlamento europeo vieta l’uso di nomi animali per prodotti vegetali; 4 Stop del Parlamento al “veggie burger”: vietato usare termini legati alla carne per prodotti vegetali; 5 Basta con “salsiccia e burger vegani”, vietati i nomi che richiamano la carne; 6 Il parlamento riunito a Strasburgo ha approvato un emendamento che rivoluzionerà la comunicazione nel mondo della cucina green

L’approvazione di un emendamento al Parlamento europeo è solo un passaggio dell’iter per la sua entrata in vigore, quindi per ora non cambia nulla, a parte la grande visibilità a una mossa politica mascherata da protezione dei consumatori.

Nelle notizie riportate dai media noto anche alcune ambiguità linguistiche e scarsa attenzione ad aspetti terminologici che invece mi sembrano rilevanti.

In sintesi: l’emendamento riguarda l’uso di alcune parole comuni “carnee” come salsiccia, burger e bistecca che da tempo vengono frequentemente usate per denominare succedanei vegetali e a base di pesce. Si propone di non consentirne più l’uso in ambito produttivo, commerciale e promozionale, e cioè in settori regolamentati. L’esclusione non riguarderebbe invece in alcun modo tutti gli altri contesti e quindi chi cucina, descrive o consuma prodotti vegetariani e vegani: a differenza di quanto fanno supporre alcuni media, si potrà continuare a usare qualsiasi nome in accezione “vegetale” senza subire alcuna impraticabile restrizione.

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