Er coccodrillaro 🐊🐊🐊

Ho trovato divertente ed efficace il commento er coccodrillaro per sintetizzare il video di un uomo che dà da mangiare a dei coccodrilli che aspettano pazienti il proprio turno, come se fossero animali domestici.

Coccodrillaro è un bell’esempio delle moltissime sfumature di significato che ci consentono i suffissi dell’italiano, in questo caso il suffisso nominale denominale –aro. Da Che cos’è un neologismo di Adamo e Della Valle:

-aro: variante di origine romanesca – ma anche settentrionale – di –aio, utilizzata per la formazione di nomi animati che designano, con coloritura spregiativa o ironica, chi compie l’attività indicata dal sostantivo della base (cinepanettonaro, chi dirige o recita in un cinepanettone; poltronaro, chi è attaccato alle poltrone; chi ha l’abitudine di vivere pigramente e comodamente, trascinandosi da una poltrona all’altra; tappetaro, chi vende tappeti di scarso valore e, per estensione, merce contraffatta o di dubbia provenienza). Dà origine anche a aggettivi denominali.

Altri esempi: graffittaro, kebabbaro, modonnaro, discotecaro, gruppettaro, palazzinaro, bufalaro, cazzaro, pallonaro, paninaro, metallaro, gossiparo (nel gergo giornalistico, chi è molto informato sulle vicende sentimentali di personaggi noti) e molti altri usati in tutta Italia e non solo a Roma e dintorni.

In coccodrillaro vedo anche un riferimento esplicito a gattaro, chi si occupa dei gatti randagi, usato soprattutto nella forma femminile gattara. A sua volta, gattaro può essere incluso in una serie di cui fanno parte altri nomi che hanno come base un animale, quali canaro, chi alleva o custodisce cani, e vaccaro, porcaro e pecoraro, guardiani di animali.


Altri post sui suffissi:
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Lo spiegone su spiegone! sul suffisso accrescitivo one
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Grazie a @mimosaosa per lo spunto

7 commenti su “Er coccodrillaro 🐊🐊🐊”

  1. Licia:

    @Lele non conosco il film, però posso aggiungere che in inglese dogman non è una parola molto frequente, e che l’accezione con cui viene usata dipende molto dalla varietà di inglese e dal contesto d’uso (può andare da amante dei cani a chi alleva cani per combattimenti clandestini).

    Cat lady invece è lo stereotipo della donna anziana che vive da sola con molti gatti a cui è affezionata in maniera morbosa, ed è vista come persona eccentrica e asociale. Una delle collocazioni più comuni è crazy cat lady, probabilmente anche per l’omonimo personaggio dei Simpsons. Nella versione italiana è stata chiamata La gattara, anche se non non c’è piena equivalenza: i gatti di cui si prendono cura i gattari sono quelli randagi, non i propri.

    Eleanor Abernathy, better known as the Crazy Cat Lady, is a mentally-ill woman who always surrounds herself with a large number of cats. She usually screams gibberish and/or throws her cats at passersby.

  2. Lele:

    @Licia
    Nel caso del film, non ha senso fare un parallelo con la gattara: il protagonista è “dogman” perché gestisce un esercizio di tolettatura per cani.
    Ciononostante, definirlo “eccentrico e asociale” (conoscendo la vicenda) sarebbe riduttivo.

  3. Licia:

    @Lele, non ho fatto alcun parallelo con il film proprio perché, come ho specificato, non lo conosco.
    In tema con il post, mi sono limitata ad aggiungere alcune considerazioni sulla parola inglese dog+man a cui mi sono agganciata per una nota su un’altra parola inglese con struttura simile e più frequente, cat+lady.

  4. Marcello:

    Tra i termini sarcastici in -aro ne ho recentemente trovato uno fantastico: GIRELLARO. È il termine con cui nelle discussioni on line si indicano i boomer (o post boomer) nostalgici degli anni ’80 ed in particolare dei cartoni animati anni ’80 – nome derivato da uno dei simboli di quel periodo, la Girella.

    Quanto al suffisso -aro, mi ha sempre molto colpito perché è l’esito del latino -arium in praticamente tutti i dialetti italiani, tranne che nel fiorentino, dove è prevalso -aio. Per questo motivo al termine italiano è pecoraio, corrisponde in praticamente tutto il resto d’Italia pecoraro (e i cognomi pecorari, pecoraro sono lì a testimoniarlo). Lo dico perché l’uso di -aro come suffisso sarcastico scema quando la parola diventa comune, dal momento che alla fine si integra perfettamente nel sistema linguistico dei dialetti locali per cui non suona affatto aliena o strana. Mentre gattara è parola nuova e ha (ancora) significato sarcastico, metallaro (parola che è in giro da ormai quaranta anni) ha perso la nota ironica o sarcastica: è l’unica parola in italiano per indicare…un metallaro. Anche i paninari sono quel fenomeno culturale là con il moncler e la cintura Charro, non esiste un termine italiano “paninai” di cui paninaro è esito ironico.

    PS mentre scrivevo questo commento il correttore grammaticale mi sottolineava in rosso pecoraro, metallaro, ma non paninaro!

  5. Licia:

    @Marcello grazie per tutti i dettagli ma soprattutto per girellaro che è stupendo! Proprio ieri sera in una conversazione c’era chi descriveva Jovanotti come “tipo ma di un’altra generazione”, e girellaro mi sembra perfetto.

  6. Paolo:

    @Marcello una curiosità: a Firenze, dove fino a poco tempo fa -aro era praticamente inesistente (con alcune eccezioni: notaro, scolaro e soprattutto macellaro), oggi pare produttivo, ma con esiti imprevedibili. Per esempio, il milanese paninaro si usa anche nella città di Dante, ma ha finito per indicare chi vende i panini in un chiosco.

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