Il gerundio “descrittivo” dei social

Nei social è ricorrente un uso particolare del gerundio che qui chiamerò “descrittivo”. Appare in didascalie associate a contenuti multimediali (gif, video, sequenze di immagini, altri tipi di meme…) rappresentativi di particolari avvenimenti, reazioni o stati d’animo.

Lo illustro con cinque esempi (i contenuti sono statici ma hanno un collegamento agli originali):

1 effetto del passaggio del conduttore televisivo Amadeus a un altro canale, con video di sciame di motociclisti: Didascalia: “Gli ascolti della Rai spostandosi sul nove dopo l’annuncio ufficiale di Amadeus” Video: massa di motociclisti in una galleria

2 apprezzamento per affermazioni della comica Luciana Littizzetto: Didascalia: “Lucianina parlando la lingua della verità #CTCF” Video: Luciana Littizzetto che legge letterina

3 stupore ammirato per la rivelazione di nota conduttrice televisiva:

Didascalia:  “Antonella Clerici appendendo colleghe al muro” GIF: donna che prende uomo per il collo e lo scaglia con le spalle al muro

4 reazione a comportamento fastidioso di personaggio di soap opera:

Didascalia:  “Io sentendo Bill fare la vittima” GIF: attore che interpreta Bill contrariato con testo in sovraimpressione MA TI PREGO ORA TACI

5 rappresentazione figurata di un proprio stato d’animo:

Didascalia: “io aspettando il nuovo album del mio cantante preferito” Sequenza di immagini di donna che guarda dentro enorme binocolo in cima a una scaletta

Come spiega Dubbi sul gerundio (Accademia della Crusca), il gerundio ha la funzione di modificatore di una frase oppure del predicato, ma nell’italiano contemporaneo non può essere impiegato come modificatore di nome: frasi come *c’è un ragazzo cantando e *mi è arrivato un messaggio dicendo che… sono agrammaticali.

Anche negli gli esempi che ho riportato i gerundi modificano erroneamente dei nomi. Al loro posto ci si aspetta invece una proposizione relativa o temporale:

1 *gli ascolti spostandosi che si spostano
2 *Lucianina parlando ➝  che parla
3 *Clerici appendendo ➝  che appende;  quando / mentre appende 
4 *io sentendo ➝  che sento / quando ho sentito
5 *io aspettando
➝  che aspetto

Interferenza dell’inglese

Nell’italiano antico il gerundio poteva fungere anche da attributo a un nome. Nell’uso dei social però non si tratta del ritorno di un uso arcaico bensì di un’interferenza dell’inglese. In questo tipo di didascalie associate a contenuti multimediali in inglese prevale infatti la “forma in ing”. Esempio:

Didascalia: “Me waiting for my soulmate to come into my life” e sequenza di foto di Mister Bean che guarda l’orologio e poi aspetta sconsolato in mezzo a un campo di fiori
                     (“io che aspetto l’anima gemella”)

Chi ricalca la costruzione inglese in italiano ne dà però un’interpretazione grammaticalmente errata, dovuta alla stessa funzione di be + ing in inglese e stare + gerundio in italiano (ad es. I’m thinkingsto pensando) che fa ritenere che si tratti degli stessi modi verbali in entrambe le lingue. Invece in questi casi la forma in –ing non è gerundio ma participio presente.

Un’eventuale equivalenza italiana che riproduca il participio presente sarebbe formalmente corretta, per quanto altamente inusuale al di fuori dell’italiano burocratico o giuridico: in una didascalia nei social troveremmo fuori luogo una frase come gli ascolti della RAI spostantisi sul Nove (esempio 1), al contrario in un testo legislativo non ci stupisce la frase le disposizioni non si applicano ai veicoli spostantisi su rotaie.

Il gerundio “descrittivo” che ho appena illustrato è per ora un fenomeno limitato ai social, da monitorare però per vedere se è solo una moda passeggera o se se ne diffonderà l’uso. 

➜ Nei commenti qui sotto altri dettagli e l’esempio di non io + gerundio calco di not me ing.

Per un approfondimento sulle diverse funzioni del congiuntivo: Gerundio nell’Enciclopedia dell’Italiano Treccani.


ing: gerundio o participio presente?

In inglese gerundio e participio presente hanno lo stesso aspetto e nell’uso la distinzione è in gran parte irrilevante. Può invece essere significativa nella traduzione, come sa chi si è ritrovato a localizzare brevi stringhe di software senza contesto: una locuzione come closing session ha due significati diversi se participio presente (indica che è in corso un’azione: “sto chiudendo la sessione”) o se gerundio (è il nome che identifica il tipo di sessione: “sessione di chiusura”).

Ho descritto questi potenziali problemi in ing: gerundio, participio e aggettivo con un modo rapido per identificare i participi presenti, distinguendoli dalle altre forme: lo sono se si può anteporre un avverbio, ad esempio me currently waiting for my soulmate.

Vedi anche: Il gerundio che non era un participio (esempio di classificazione impropria in italiano)


Un altro esempio di interpretazione errata di sintassi inglese è be like tradotto erroneamente con essere tipo: dettagli in La grammatica del meme “Evil Be Like”

8 commenti su “Il gerundio “descrittivo” dei social”

  1. Diego:

    Da trentenne in contatto anche con dei ventenni online posso attestare che l’uso del gerundio descrittivo è fatto ironicamente, cioè si vuole deliberatamente riproporre un meme inglese in italiano consapevoli di sbagliare.

    Come dici anche tu, è opportuno rimanere all’erta perché è facile che una cosa ironica diventi non ironica anche nel corso di una sola generazione 😬

  2. Silvia:

    Ciao, se posso vorrei chiederti lumi su un altro paio di vezzi linguistici da social.
    Primo: l’uso di “letteralmente” più o meno al posto di “molto”, “moltissimo” o cose simili (es. “Letteralmente amando tutto questo”).
    Secondo: l’iniziare le frasi con “Non io che…” (preso a caso da X: “Haha non io che mi trovo al lavoro in una delle zone più pericolose di Roma e soprattutto finisco di lavorare alle 23:00”).
    Sono due modi di esprimersi che mi sembrano oltretutto tipici solo di alcuni social (direi molto X, forse anche TikTok; Facebook e Instagram credo molto meno).

  3. Monmartre Angeloise:

    Buon giorno,
    io ho sempre inteso queste costruzioni come temporale implicita:
    – Io, mentre aspetto il nuovo album…
    – Lucianina, mentre parla…
    Cosí sembra un po’ meno errata come costruzione.

  4. Licia:

    @Diego, grazie per il dettaglio! Sicuramente è inteso come uso ironico da molti, però gli esempi che sto osservando da tempo mi fanno ritenere che non tutti ne abbiano abbiano davvero consapevolezza: l’impressione è che molti copino un modello visto usare da altri (come nel caso di essere tipo).

    @Marco per rispondere credo possa essere utile la sintesi di Luca Serianni da Italiano. Grammatica, sintassi, dubbi:

    [Il gerundio] è strettamente connesso a un verbo finito, sia che i due verbi costituiscano due frasi distinte («entrò urlando»), sia che diano luogo a una sola struttura verbale (verbo fraseologico – stare, andare, venire – + gerundio). Un uso autonomo del gerundio è possibile solo in casi particolari: per esempio in titoli come «Cantando con le lacrime agli occhi» (canzone di Mascheroni e Panzeri) o «Ballando Ballando»(film di Ettore Scola), in cui si fa implicito riferimento a un più ampio contesto che li determini; oppure quando il gerundio ha perso natura verbale diventando un sostantivo: si pensi ai termini musicali calando e crescendo.

    Il gerundio deve fare riferimento a una forma verbale finita, con cui è il relazione, che fornisce le informazioni necessarie per interpretarlo correttamente. Autonomamente può però funzionare se le informazioni sono fornite dal contesto; nel caso specifico di “aspettando l’autobus” e di frasi usate come didascalie il contesto può essere una foto.

    @Monmartre non tutti gli esempi però possono essere interpretati come proposizioni temporali che indicano un’azione nel momento in cui viene realizzata. Tra quelli che ho fatto qui, non mi pare che io aspettando il nuovo album sia di questo tipo ma vada piuttosto interpretato come proposizione relativa, che il gerundio non può ancora sostituire nell’italiano contemporaneo. Cfr. consulenza dell’Accademia della Crusca per altri dettagli.

    @Silvia non avevo fatto caso agli usi di Non io che… ma sicuramente è un altro calco dall’inglese, not me ing, molto usato sui social per mostrare imbarazzo, stupore o altre reazioni per situazioni particolari capitate a sé. In italiano la forma in -ing viene resa principalmente da una proposizione relativa: Esempi trovati al volo:

    Not me wasting half an hour trying to fix the Alexa at my parent’s house, only to discover it’s ‘broken’ because they have been calling it ‘Angie’

    Non io che perdo mezzo secolo a riavviare tutti i dispositivi per poi accorgermi che airdrop non funziona da MacBook a iPhone se i file sono sul NAS.

    Direi che non io che perdo… in questo tipo di uso equivalga ai preesistenti solo io perdo…, sono solo io che perdo…, oppure solo a me capita di perdere…

    Si notano però vari esempi anche con il gerundio, altro caso di interferenza dell’inglese, come non io facendo progetti per il mio compleanno a FINE OTTOBREnon io andando al centro commerciale con €8non io avendo dei mental breakdown ogni volta che vedo una sua foto perché è troppo bello

    Grazie anche per l’esempio di letteralmente amando, un altro calco dall’inglese: la forma literally -ing [something] che grammaticalmente è un participio presente.

    A proposito dell’avverbio literally, trovo che le polemiche sull’uso enfatico di letteralmente in italiano siano un “calco culturale” che riproduce quelle in inglese su literally (probabilmente non le avremmo se in inglese non se ne discutesse da anni). Includo una risposta che ho dato su Twitter / X a chi mi aveva chiesto un commento su letteralmente dopo alcuni commenti sarcastici della giornalista Guia Soncini a miei tweet:

    serie di tweet che include questo testo: basta consultare qualsiasi dizionario dell’uso per avere conferma che “letteralmente” ha da tempo un senso esteso figurato e una funzione enfatica che precedono il doppiaggese e le polemiche anglofone su “literally” rilanciate poi anche in italiano

    Non posso includere i tweet precedenti perché dopo questa risposta Soncini, che non ho mai seguito, mi ha bloccata.

  5. PhilFree:

    Non aggiunge dati alla discussione, ma come nota, volevo aggiungere che i sardi usano il gerundio un pò all’inglese.

  6. Licia:

    @PhilFree grazie per il dettaglio. Non conosco il sardo, però se avevo capito bene da quanto mi era stato spiegato in Sardegna, nell’italiano parlato da molti sardi il gerundio si usa solo con i verbi di percezione, come sentire e vedere. Esempio: “ho visto i bambini giocando” non significa che ho visto i bambini mentre io giocavo, ma che ho visto che loro giocavano. Se ben ricordo, nelle diverse varietà di sardo il gerundio svolgerebbe in realtà la funzione di participio presente, e deriverebbe da una convergenza dei due modi avvenuta in tardo latino e che si ritrova anche in altre lingue neolatine. In spagnolo, ad esempio, “Guarda, un asino che vola” si dice “¡Mira, un burro volando!”

  7. PhilFree:

    Sì ora che mi ci fai riflettere è così. L’ho notato in un mio amico sardo che vive in Inghilterra e gli avevo fatto notare la cosa senza ragionare sull’uso specifico che ne fa.

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