Come si presentano americani e inglesi

Mi piace leggere di comunicazione interculturale e ho trovato interessante introducing yourself (separated by a common language), sui diversi modi con cui inglesi e americani interagiscono con persone incontrate per la prima volta in contesti informali. Si tratta di competenze comunicative difficili da acquisire anche se si parla la stessa lingua.

Gli americani tendono a presentarsi subito dicendo come si chiamano e da dove vengono, gli inglesi invece rifuggono da questa strategia, che percepiscono come un’intrusione alla sfera privata. Gli irlandesi usano altre modalità, ad es. cercano di coinvolgere l’interlocutore con commenti positivi sul contesto in cui si trovano.

C’è anche un accenno ai finlandesi e alla loro estraneità a convenevoli e a commenti neutri (simile all’atteggiamento dei tedeschi descritto in Lingue, funzione fatica e cortesia).

Continua a leggere   >>

Pinocchio americano

vignetta Rhymes with Orange_20120201

Questa vignetta con protagonista Pinocchio che si avvicina alla tana di un castoro (beaver lodge) evidenzia alcune differenze culturali: per gli americani Pinocchio è quello del film Disney, con tanto di piuma sul cappello, salopette e vistoso fiocco al collo e naso relativamente corto e arrotondato; per noi italiani invece è il burattino con copricapo conico, vestito a fiori e naso lungo e appuntito, tipico delle illustrazioni del libro di Collodi.

Continua a leggere   >>

caramel ≠ caramella

In inglese caramel può essere il caramello oppure un dolciume dalla consistenza morbida, ottenuto facendo bollire zucchero, burro e latte e simile alle caramelle mou. Gli altri tipi di caramella*, ad es. alla frutta o altri gusti, in inglese non si chiamano caramel ma si possono descrivere genericamente come sweet (UK) o candy (USA).

Fatta questa premessa, come chiamereste in italiano le Lard Caramels, preparate con grasso di maiale, zucchero, panna e aromi (“melty, meaty sweetness that blows the mind”)?

Boccalone Lard Caramels

Continua a leggere   >>

Guarda la lucertolina!

lucertolina

Insolita presenza nel bagno di una casa in campagna: dallo scarico del lavandino faceva capolino una lucertola.

Prima di portarla all’aperto l’abbiamo osservata da vicino, incuriositi e divertiti. Questa simpatia spontanea per le lucertole mi ha fatto ripensare a un episodio di parecchi anni fa, protagonista un’irlandese per la prima volta in Italia.

Continua a leggere   >>

Il colore dei passaporti

Hue and cry – The many meanings of a passport’s colour è un articolo di The Economist  sul colore della copertina del passaporto di vari paesi. Si scopre, ad esempio, che:Passaporto italiano

sono preferiti colori scuri perché si vede meno lo sporco ma risaltano maggiormente le scritte ed eventuali stemmi;
ci sono voluti parecchi anni perché i paesi dell’Unione europea trovassero un accordo per il colore bordeaux del passaporto (definito da The Economist wine coloured o meglio burgundy red); a quanto pare in questo processo stati scartati altri colori quali un rosso più cupo (maroon*) e un decisamente insolito lilla;
in Svezia e nei Paesi Bassi le copertine dei passaporti temporanei rilasciati a chi li ha persi sono rosa.

* Si potrebbe discutere per giorni sul nome dei colori e l’equivalenza tra lingue…

Continua a leggere   >>

Americani e numeri romani

All’inizio di febbraio 2012 è stato presentato il nuovo motore di ricerca Volunia, nato a Padova. La data di lancio è evidenziata in numeri romani anche in inglese e nelle lingue con un alfabeto diverso da quello latino, nelle quali questo formato potrebbe risultare meno trasparente che in italiano.

Volunia launch date

L’ho notato anche perché poco prima avevo letto in npr che il Super Bowl, seguitissima finale di football americano in cui si assegna il titolo di campione della National Football League, è probabilmente l’unico evento durante il quale gli americani hanno a che fare con i numeri romani (l’edizione 2012, appena conclusa, era la XLVI).

Continua a leggere   >>

Nomi, “ordine orientale” e localizzazione

Quando un alfabeto non basta (La parola del traduttore) è un intervento molto interessante di Antonietta Pastore, traduttrice dal giapponese, che fa vari esempi delle connotazioni culturali legate all’uso e all’impatto visivo dei tre diversi sistemi di scrittura giapponesi, kanji, hiragana e katakana, e delle difficoltà di trasmetterle in un’altra lingua.

Nomi propri giapponesi e “ordine orientale”

Si può notare anche un altro dettaglio: i nomi propri Murakami Harukicitati nel testo sono presentati con il cognome seguito dal nome, ad es. Murakami Haruki e non Haruki Murakami come siamo più abituati a leggere in italiano e in altre lingue.

Continua a leggere   >>

ClipArt politicamente scorretta

In Lingue, funzione fatica e cortesia riportavo che gli inglesi trovano brusco e scortese il modo di parlare esplicito dei tedeschi, ma in realtà si tratta di strategie di comunicazione diverse. Questo tipo di fraintentimenti contribuisce a molti stereotipi culturali.

Mi è tornato in mente quando ho cercato un’immagine per diphthong nella ClipArt di Microsoft Office, versione americana. Sapevo che eventuali insulti, per quanto blandi, non avrebbero restituito alcun risultato e così ho scelto “rudeness” come prima chiave di ricerca.

ClipArt_rudenessNon mi aspettavo di ottenere un’unica immagine associata a rudeness e sono rimasta alquanto perplessa che fosse la foto di un tedesco, resa inconfondibile dalla bandiera dipinta in faccia.

ClipArt politicamente scorretta e fedele ai peggiori stereotipi?!?

Continua a leggere   >>

La cervicale e altri disturbi “culturali”

Gli inglesi hanno cognizioni abbastanza vaghe dell’anatomia umana, vengono abituati fin da piccoli a rispondere sempre “Fine, thank you” alla domanda “How are you?” e a minimizzare ogni sintomo: forse per questo sono immuni ai malanni italiani?

raffreddoreÈ la divertente conclusione di How to avoid getting ‘hit by air’ in Italy, in cui la corrispondente da Bologna della BBC racconta di disturbi tipici italiani che sono sconosciuti agli inglesi, tra cui la cervicale* e il famigerato colpo d’aria.

Gli inglesi ignorano anche alcuni comportamenti che, come tutti ben sappiamo, sono fondamentali per evitare problemi di salute: non fare mai il bagno dopo mangiato, non uscire con i capelli bagnati, non stare nella corrente, mettere la maglia della salute e coprirsi bene (essenziale la sciarpa!).

Continua a leggere   >>

Animali volanti e decodifiche aberranti

Zits è una striscia americana che ha per protagonisti Jeremy, tipico adolescente, e i suoi genitori. Un esempio recente in cui la madre stupefatta racconta al padre che il figlio ha pulito il bagno di sua spontanea volontà:

striscia Zits

Questa striscia richiede la cooperazione del lettore, che deve riempire gli spazi vuoti del “non detto” richiamando un’espressione dell’inglese americano*, when pigs fly (si dice per sottolineare che si ritiene inverosimile che un particolare evento si verifichi).  

Se Zits fosse pubblicato in Italia, sarei curiosa di vedere la traduzione italiana.

Continua a leggere   >>