Metonimia: un PowerPoint

La metafora ci fa comprendere un tipo di cosa nei termini di un altro (Lakoff); un meccanismo simile è la metonimia, che invece ha una funzione referenziale: ci permette di usare un’entità al posto di un’altra e in questo modo di dare rilievo ad aspetti specifici.

the last PowerPoint - The New YorkerUn esempio tipico di metonimia è l’uso del luogo di produzione o il nome del produttore per la cosa prodotta, come il PowerPoint o un PowerPoint per indicare una presentazione fatta con PowerPoint.

A quanto pare è un uso piuttosto diffuso (esempi: creare un powerpoint, ti mando il powerpoint), forse a imitazione dell’inglese a Powerpoint. Trovo comunque insolito che il genere sia maschile, forse per associazione a file

Un esempio simile è il Facebook (ad es. il suo Facebook) per singoli profili del social network.

Vedi anche: Il nome PowerPoint

Il nome PowerPoint

Da Shoebox, la frase che non ha mai detto nessuno?!?

“Your PowerPoint presentation was powerful and made many points” – said no one ever (vignetta Shoebox.com)

Il realtà nome PowerPoint è abbastanza casuale. Il software era stato ideato nel 1984 da Robert Gaskins che ha raccontato di aver dovuto rinunciare al nome originale Presenter perché era già un marchio registrato. Nella veloce ricerca di un’alternativa erano stati scartati SlideMaker e OverheadMaker (coerenti con la tendenza del periodo, cfr: PageMaker, FileMaker ecc.) finché un giorno nella doccia gli era venuta l’idea: PowerPoint, come la presa elettrica, ma scritto in un’unica parola come previsto dalle convenzioni Apple.

Per Gaskins power  dovrebbe evocare empower (“rendere più efficace, sicuro di sé”) prima ancora che powerful (“potente”). Poi ovviamente dipende da chi usa lo strumento… 😉

Qualche vecchio post su PowerPoint:
PowerPoint, pongo e animazioni (2008)
Slide deck e presentazioni di PowerPoint (2009)
La differenza tra T e S in PowerPoint (2009)
Mai più presentazioni soporifere… (silly season 2009)

La differenza tra T e S in PowerPoint

Mi è sempre piaciuto molto PowerPoint, soprattutto la versione 2007, e a volte mi ritrovo a rispondere alle domande di chi lo usa meno spesso di me. Ho notato che non tutti conoscono i vari formati per salvare i file creati con PowerPoint, in particolare la differenza tra il formato predefinito che ha l’estensione pptx (ppt nelle versioni precedenti) e che apre il file nella visualizzazione Normale (o comunque l’ultima usata, ad es. Sequenza diapositive), e il formato con estensioni ppsx (pps), che, al doppio clic sull’icona, apre il file direttamente nella visualizzazione Presentazione e non rende disponibili barre o comandi, utile quando si avvia la presentazione in pubblico o per evitare modifiche accidentali alla versione definitiva*.

Probabilmente è anche una questione di terminologia. Nella versione inglese di PowerPoint coesistono i termini  presentation e slideshow, che sono equivalenti quando rappresentano il concetto generico  “insieme di diapositive che vengono mostrate in sequenza a un pubblico” e che in italiano, per mancanza di alternative, vengono resi con un unico termine, presentazione. È una soluzione che funziona nella maggior parte dei contesti, anche quando si analizza più in dettaglio il concetto rappresentato da slideshow e si determina che fa riferimento specifico alle diapositive mostrate nella visualizzazione Presentazione, in modalità tutto schermo (kiosk mode in inglese).

Nel contesto specifico dell’elenco dei formati in cui salvare i file, tra cui quelli descritti sopra, slideshow è però abbreviato in show. In questo caso, in PowerPoint 2003 e versioni precedenti si poteva notare un problema:

Inglese – PowerPoint 2003 Italiano – PowerPoint 2003
Presentation (*.ppt) Presentazione (*.ppt)
PowerPoint Show (*.pps) Presentazione di PowerPoint (*pps)

Per l’utente era  impossibile distinguere il tipo di formato se non per la differenza tra le lettere T e S nelle estensioni e poteva sfuggire che si trattava di un’opzione diversa.

In PowerPoint 2007 è stata cercata una soluzione su misura, evitando però di ricorrere a un termine alternativo italiano per (slide)show perché sarebbe servito solo in questo contesto e avrebbe creato confusione all’utente abituato a un unico termine, presentazione:

Inglese – PowerPoint 2007 Italiano – PowerPoint 2007
PowerPoint Presentation (*.pptx) Presentazione standard di PowerPoint (*.pptx)
PowerPoint Show (*.ppsx) Solo presentazione di PowerPoint (*ppsx)

È compito di chi localizza evidenziare eventuali problemi terminologici, in questo caso lo stesso termine usato per due concetti diversi in un contesto specifico, non solo per trovare una soluzione, ovviamente, ma anche perché chi gestisce il database terminologico possa aggiornare le relative voci (o crearle se ancora non esistono), ridefinire il concetto, aggiungere contesto, metadati e indicazioni di utilizzo e, se il caso, assicurarsi che vengano risolte eventuali ambiguità anche nella lingua di partenza.

Vedi anche: Gestione della terminologia e localizzazioneDatabase terminologici.


pptx-ppsx*  I file con estensioni ppsx e pps sono in realtà equivalenti a quelli standard, a parte l’icona e il tipo di visualizzazione; per modificarli basta cambiare la lettera S dell’estensione in T oppure aprirli da PowerPoint con il comando Apri.

Slide deck e presentazioni di PowerPoint

dettaglio di striscia di Dilbert in cui il capo gli si rivolge con “I need you to make a PowerPoint deck for my meeting with investors”Da qualche anno sembra che dal vocabolario di molti miei colleghi americani siano scomparse le parole slides e presentation per riferirsi ai file prodotti con PowerPoint: sono state sostituite da deck.

Non ci è voluto molto perché anche i non americani seguissero a ruota: nel mio ambito di lavoro, quando si comunica in inglese deck sta diventando il modo più comune per descrivere sia il file di una presentazione che la presentazione stessa (ad es. “we presented a deck which focused on the new features”).

Io invece mi rifiuto di usarlo. Non capisco il vantaggio di introdurre una parola gergale che non è molto più breve e soprattutto non più trasparente di slide o presentation o anche PPT file, termini che, proprio per il loro uso specifico, evitano ambiguità perché richiamano immediatamente il concetto di presentazione (deck invece può avere vari significati). Chiedere ai diretti interessati perché preferiscano deck non aiuta: non sanno rispondere!

Scartata l’ipotesi che deck possa far riferimento a un mazzo di carte da  gioco (deck of cards* in inglese americano), si può provare a fare alcune ipotesi:

  • deck potrebbe rimandare alle copie stampate delle presentazioni che in passato venivano distribuite ai partecipanti, con i fogli impilati uno sopra l’altro (fonte qui), oppure alla pila di lucidi quando le presentazioni si facevano con la lavagna luminosa;
  • deck potrebbe far riferimento ai caricatori per diapositive “tradizionali”, non elettroniche (però in inglese i caricatori rettangolari si chiamano slide magazine e quelli tondi slide carousel, non deck!);
  • deck potrebbe essere un rimando ai computer di un tempo e all’insieme di schede perforate che serviva per far funzionare ciascun programma, in inglese pack o deck.

È comunque curioso che slide deck abbia preso piede proprio quando non sono più in molti ad usare caricatori di diapositive e ancora meno ad avere esperienza di presentazioni su carta. Da notare anche che slide deck non sembra essere riconosciuto al di fuori di ambiti specifici (ad es. non si trova ancora nei dizionari) e quindi va considerato come un uso gergale. A questo proposito, ecco cosa mi dice una collega americana:

Speaking from a baby boomer point of view, I had never heard the term “slide deck” before coming to work here. So I’m not sure if the term is in general use in high tech or not. I asked two friends, both in scientific fields, and they did not know what a “slide deck” was. But once I explained what I meant they easily understood the term. They also believe the term probably started with the use for a set of 35 mm slides that were housed in a rectangular box that fitted on a slide projector used for presentations back in the day.  […]

Intanto io continuo a usare la terminologia standard e noto che per ora slide deck non si è ancora intrufolato nella documentazione ufficiale di PowerPoint o altri prodotti simili.

* pack of cards in inglese britannico


Aggiornamento ottobre 2014 – A distanza di 5 anni, una striscia di Dilbert mostra che non tutti conoscono il significato di deck, neanche negli Stati Uniti:

striscia di Dilbert del 30 ottobre 2014

I dizionari di inglese monolingui per ora non registrano ancora questa accezione, invece slide deck e deck of slides si possono trovare nel dizionario inglese-italiano Ragazzini (uno dei miei contributi quando recentemente ho rivisto le voci di informatica).

PowerPoint, pongo e animazioni

Post pubblicato il 22 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Suggerimento per un’attività da fare con i bambini durante le vacanze di Natale: creare una semplice animazione passo uno (stop motion) con una fotocamera digitale, del pongo e Microsoft PowerPoint. Ecco come:

1 Decidere la storia e le trasformazioni che subirà l’oggetto di pongo
2 Fissare la fotocamera a un supporto per garantire la stessa inquadratura
3 Modellare il pongo facendo minime modifiche, una alla volta
4 Scattare una foto per ogni modifica (se ne otterranno varie decine)
5 Creare una nuova presentazione in PowerPoint
6 Impostare come automatico il passaggio tra una diapositiva e l’altra, specificando l’intervallo di tempo più basso
7 Inserire la sequenza di foto, una per diapositiva
8 Far partire la presentazione: fatto!

sito ufficiale Wallace&GromitÈ un’idea semplice da realizzare che ho letto sabato nell’inserto Family di The Guardian (anche online, qui): in Gran Bretagna c’è una grande tradizione per questo tipo di animazioni, basti pensare alle creazioni della Aardman tra cui Wallace & Gromit.

A questo proposito, il giorno di Natale la BBC trasmetterà proprio una nuova avventura di Wallace & Gromit, A Matter of Loaf and Death, che spero di riuscire a vedere quanto prima!

Nel contesto specifico di PowerPoint, Animazioni è il nome di una delle schede della barra multifunzione; per animazione si intende un effetto visivo o sonoro che viene aggiunto a del testo, a un oggetto o a una diapositiva.

barra multifunzione di PowerPoint

Applicare gli effetti di animazione in PowerPoint 2007 è davvero semplice (direi che alle conferenze si vede subito chi usa la versione 2007 e chi no!).

Penso invece che operare a livello di Schema diapositiva (l’equivalente dei modelli in Word) non sia altrettanto intuitivo, eppure è molto utile per evitare di ripetere le stesse impostazioni per ogni singola diapositiva e, in questo caso, semplificare l’operazione se le foto vengono inserite da un bambino. Per chi non usa spesso PowerPoint, al punto 6 delle istruzioni sopra si procede così:

Sulla barra multifunzione scegliere il gruppo Visualizza
Nel gruppo Visualizzazioni presentazione fare clic su Schema diapositiva
Passare alla scheda Animazioni
Impostare la transizione tra diapositive rendendola automatica (a destra)
Scegliere la scheda Schema diapositiva (la prima a sinistra)
Fare clic su Chiudi visualizzazione schema (pulsante rosso)
Continuare con il punto 7

Se invece si pensa che l’intervallo minimo di un secondo per la transizione automatica sia troppo lungo, si può scegliere di passare da un’immagine all’altra più tradizionalmente con un clic del mouse, anche se non sarebbe molto pratico.

Ci sono programmi più adatti di PowerPoint per queste animazioni, ovvio, ma mi sembra comunque una bella idea per un primo esperimento da fare con i bambini e senza dover ricorrere a nessuna preparazione o strumenti specifici.


Per rimanere in tema, un glossario interessante: Le parole dell’animazione.

Cos’è esattamente una call? E una video?

Fumetto con la scritta “mi hanno fissato ina call venerdì alle 18:00!”

Nel linguaggio aziendale da anni ormai è immancabile il forestierismo call, usato però con accezioni proprie, assenti in inglese.

Call in inglese

In inglese il sostantivo del lessico fondamentale call significa genericamente telefonata, da phone call. Sono il contesto, le collocazioni e soprattutto i modificatori che determinano accezioni più specifiche o altri tipi di comunicazione, ad es. negli alberghi wake-up call è la sveglia telefonica (qui wake-up è il modificatore che determina e caratterizza call).

Call in italiano

In italiano invece la singola parola call può indicare più tipi di comunicazione. Si trovano vari esempi nelle risposte a questo tweet:

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Raffreddorizzarsi: occasionalismo o neologismo?

L’immunologo Silvestri: «Il Covid sembra raffreddorizzarsi ma non per chi è senza vaccino». «Non sono le feste che ci immaginavamo e abbiamo ancora davanti un periodo difficile. Ma, nonostante una crescita dei contagi che sembra una valanga, dobbiamo avere fiducia: i dati che raccogliamo ogni giorno indicano che la variante Omicron, benché molto trasmissibile, è meno aggressiva e molto di rado ha conseguenze serie sui vaccinati. La controprova l’abbiamo dagli ospedali che non sono sotto pressione nemmeno nella Londra con un milione di contagiati. La speranza è che il virus si stia raffreddorizzando».

L’immunologo Guido Silvestri, intervistato dal Corriere della Sera, ha usato il verbo riflessivo raffreddorizzarsi, poi ripreso immediatamente da molte altre testate, per ipotizzare effetti meno gravi per la variante Omicron del virus SARS-CoV-2.

La parola è insolita ma ben formata: il suffisso izzare, usato per creare  verbi denominali e deaggettivali, è tra i più produttivi dell’italiano. Ha prevalentemente un valore causativo o trasformativo: quando ha come base una parola x o un nome proprio X, il verbo x-izzare indica rendere x o come x, fare x, causare x, trasformare in x.

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Risemantizzazioni: tamponare, on the road

Da tempo in ambito medico e clinico il sostantivo tampone – forma abbreviata di tampone diagnostico – ha non solo il significato primario di
1 strumento (bastoncino cotonato) usato per un prelievo di materiale organico
ma anche altre accezioni:
2 prelievo di materiale organico e
3 esame del prelievo effettuato,
che insieme costituiscono un
4 test diagnostico
Le accezioni 2, 3 e 4 derivano da meccanismi di metonimia.

Sono invece recenti altre risemantizzazioni, molto usate nei media e da cariche istituzionali, protezione civile e medici nel contesto dell’epidemia di COVID-19. Esempi di marzo 2020:

Esempi di titoli: 1 Il piano per tamponare a tappeto tutto il Veneto; 2 Tamponatura di massa ai rientrati dal Nord; Coronavirus, il racconto del tamponato Zoro; 4 Al via la campagna di tamponamento del personale sanitario

La risemantizzazione è l’attribuzione di un nuovo significato a un elemento lessicale esistente, che così diventa un neologismo semantico. Negli esempi qui sopra:

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L’aria di Airbnb

airbnb logoHo scoperto solo recentemente cosa significa air nel nome commerciale Airbnb, il sempre più diffuso servizio della gig economy che consente a privati di affittare stanze, appartamenti, case o altri alloggi per brevi periodi.

Credevo avesse qualche significato figurato e invece, come ha spiegato uno dei fondatori, Brian Chesky, sta per un prosaico airbed, il materasso gonfiabile che all’inizio dell’attività era l’unico servizio offerto a chi cercava una sistemazione per una o più notti.

Il riferimento era esplicito nel nome e nel logo originali, AirBed & Breakfast, che rimandava anche ai tradizionali B&B (la colazione però è raramente inclusa nei servizi di Airbnb e forse nell’aggiornamento del nome la & era stata sostituita dalla n anche per evitare di richiamarla):

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Notizie sulla Siria: caschi o elmetti bianchi?

Esempi di titoli di notizie sulla Siria in inglese e in italiano:

Syria condemns White Helmets evacuation – Elmetti bianchi, la rabbia di Damasco

In inglese il nome White Helmets identifica gli appartenenti all’organizzazione di protezione e difesa civile che si è formata in Siria durante la guerra civile. I media italiani che traducono dall’inglese le notizie sul Medio Oriente usano sia Caschi bianchi che Elmetti bianchi. Qual è il nome corretto?

Helmet

In inglese la parola helmet /ˈhɛlmɪt/ identifica qualsiasi copricapo rigido o imbottito usato a scopo di difesa o protezione da militari, motociclisti e sportivi vari.

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IKEA e brugola, un binomio internazionale!

vignetta con brugola alata, con scritta IKEA, che vola in cielo
vignetta: Kostas Koufogiorgos 

La scomparsa del fondatore dell’IKEA, Ingvar Kamprad, è stata commentata sui social con riferimenti ricorrenti alla brugola, lo strumento a forma di L con le estremità esagonali che è raffigurato nella vignetta. È così familiare a tutti quelli che hanno montato mobili IKEA che è diventato un simbolo informale dell’azienda svedese. Qualche esempio visto su Twitter:

esempi di tweet: “Ikea, morto il fondatore Ingvar Kamprad. Al posto della croce una #brugola” “Kamprad […] andrà nel Paradiso della Brugola” “Nel testamento le istruzioni per la costruzione della bara e una brugola”  “Ma per montare la bara quale brugola dovrà usare?”

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Il public speaking nella scuola pubblica

Un nuovo esempio per il mio elenco di anglicismi istituzionali:

tweet di Stefania Giannini: Con public speaking a scuola ragazzi salgono in cattedra e possono esprimere loro autenticità. Oggi 16 di loro lo faranno a @TEDxYouthBologn

In inglese public speaking indica genericamente la pratica o l’azione del parlare in pubblico e non rappresenta un nuovo concetto: la locuzione public speaking è in uso dal XVI secolo!

Un sinonimo inglese più formale di public speaking, poco usato nel lessico comune, è oratory, l’arte del parlare rivolgendosi a un pubblico (l’oratoria).

dettaglio dalla striscia Charlie Brown in Public Speaking

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Into the MIUR, con elevator pitch!

Into the MIURAnno nuovo, argomento vecchio: anglicismi istituzionali.

Non ho resistito perché sono capitata su un post del Capo di Gabinetto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Si intitola Into the MIUR, come il documento con la descrizione di sette iniziative a cui dovranno partecipare i dirigenti del ministero nel 2016.

Tra i nomi delle iniziative risaltano 1 MIUR Building (non c’entra la sede ma il team building), 3 MIUR Abroad, 5 Le physique du role (francesismo, ma senza accento su rôle, come si scrive in inglese), 6 #MYMIUR e 7 Speed dating al MIUR (con elevator pitch).

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Zap → WhatsApp → “uozzap”

gruppo Wazzup dei genitori

Nel 2015 il nome WhatsApp ormai fa parte del lessico quotidiano di milioni di italiani, ma per molti risulta ostico: nelle comunicazioni scritte informali si trovano variazioni di ogni genere (watsap, wattsap, wattsapp, uotsap, uatsapp, uatsap, uorzap…) e nella pronuncia prevale “uozzap”.

WhatsAppNessun dubbio di ortografia se invece l’app fosse stata chiamata Zap, il nome alternativo preso in considerazione dai suoi ideatori americani. Non so quale delle diverse accezioni di zap avessero in mente, probabilmente volevano comunicare rapidità e vivacità.

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