Falsi amici: deportation ≠ deportazione

La Corte Suprema del Regno Unito ha dichiarato illegale il piano del governo di trasportare i richiedenti asilo in Ruanda.

titolo in inglese del 15 novembre 2023: “UK’s Rwanda deportation policy ruled unlawful by Supreme Court”

La notizia è stata ripresa anche dai media italiani, in molti casi senza riconoscere i falsi amici deportation deportazione e dimostrando così conoscenze inadeguate sia linguistiche che storiche.

Foto del primo ministro britannico Rishi Sunak e titoli in italiano: 1 Inghilterra, bocciato il Piano Ruanda sulla deportazione degli immigrati; 2 Regno Unito, la Corte Suprema boccia il programma di deportazione degli immigrati.

È un errore ricorrente che ho già descritto in Trump e la “deportazione” dei clandestini [2016]. Aggiungo ora altre osservazioni per l’inglese britannico.

Deportation in inglese nel lessico dei media

La parola inglese deportation ha più accezioni ma nel contesto immigrazione indica l’espulsione di un cittadino straniero da un paese e il ritorno forzato al paese di origine.

In riferimento all’accordo con il Ruanda, nei media britannici la parola deportation è stata usata con un significato ampio e generico di “allontanamento di straniero dal paese” che non corrisponde all’uso specifico del termine giuridico deportation (vedi sotto).

In nessun caso però è giustificata la traduzione letterale deportazione.

Deportazione in italiano

In italiano deportazione indica una pena detentiva che relega i condannati in colonie penali o campi di lavoro e non riguarda stranieri ma principalmente cittadini del paese stesso. È una parola connotata negativamente perché evoca i campi di concentramento e di sterminio nazisti. Inoltre, identifica un crimine di guerra (cfr. Statuto di Roma a cui aderisce anche l’Italia).

In riferimento all’immigrazione irregolare, in italiano la parola deportazione è quindi sempre errata e fuorviante.

Terminologia italiana e inglese a confronto

La legislazione italiana prevede due diversi provvedimenti amministrativi per l’allontanamento di cittadini stranieri:

  • respingimento (inibizione dell’ingresso nel territorio nazionale)
  • espulsione (inibizione del soggiorno irregolare nel territorio nazionale, specialmente per motivi di ordine pubblico e sicurezza).

Un raffronto con la terminologia usata nel Regno Unito dall’Home Office (equivalente del ministero dell’Interno) evidenzia che l’allontanamento di cittadini stranieri è denominato return (“ritorno”), di cui esistono tre categorie: 1 enforced return (forzato); 2 voluntary return (volontario); 3 port return o refusal at port (rifiuto di ingresso).

immagine con testo in inglese: Summary of UK immigration system

Nel contesto italiano si fa uso anche della terminologia della direttiva europea 2008/115/CE che definisce “norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare” e ricorre a un’altra classificazione:

  • rimpatrio (“processo di ritorno di un cittadino di un paese terzo, sia in adempimento volontario di un obbligo di rimpatrio sia forzatamente”; nel testo inglese return)
  • allontanamento (“esecuzione dell’obbligo di rimpatrio, vale a dire il trasporto fisico fuori dallo Stato membro”; nel testo inglese removal).

Deportation nel lessico giuridico britannico

I trasferimenti previsti dal Rwanda asylum plan sono descritti come deportation dai media internazionali e da alcuni media britannici, ma non dal governo britannico, che nell’accordo con il Ruanda ricorre a removal e relocation, né dalla Corte Suprema, che ricorre invece a send to / remove to Rwanda.

Nel contesto britannico deportation è un termine inadatto a identificare il trasferimento in un altro paese di richiedenti asilo arrivati irregolarmente, come vorrebbe l’accordo con il Ruanda. Nella terminologia istituzionale del Regno Unito deportation ha infatti un significato più ristretto di return, di cui rappresenta un concetto subordinato. Deportation identifica l’espulsione di chi è già nel Regno Unito messa in atto in seguito a sentenza di condanna penale o nell’interesse pubblico, raramente il caso dei richiedenti asilo appena arrivati:

The term ‘deportations’ refers to a legally-defined subset of returns, which are enforced either following a criminal conviction, or when it is judged that a person’s removal from the UK is conducive to the public good.  [fonte: gov.uk; grassetti miei]

Per un confronto di termini solo in apparenza equivalenti, in Australia si ricorre a due concetti coordinati: si distingue tra deportation (conseguenza di reati commessi o minaccia alla sicurezza pubblica) e removal (mancanza dei requisiti per l’ingresso e/o irregolarità di visti o altri permessi o documenti per il soggiorno); ciascuno richiede procedure diverse per essere messo in atto.

Negli Stati Uniti, invece, non c’è distinzione tra deportation e removal che sono considerati sinonimi (due termini per lo stesso concetto): ad esempio, non c’è differenza, se non di registro, tra deportation of noncitizens e removal of aliens* [fonte: usa.gov].

Deportation is the process of removing a noncitizen from the U.S. for violating immigration law. The U.S. may detain and deport noncitizens who: Participate in criminal acts; Are a threat to public safety; Violate their visa
La deportación es el proceso de remoción (expulsión) de EE. UU. de un extranjero por no cumplir con las leyes del país.
(nella definizione in spagnolo “americano” si può notare l’equivalenza tra deportación, remoción ed expulsión)

In sintesi, le differenze terminologiche tra Regno Unito, Australia e Stati Uniti ci ricordano ancora una volta che lo stesso termine (la stessa “etichetta”) può identificare concetti diversi in contesti e ambiti diversi:

Dal punto di vista dei media americani, i potenziali trasferimenti dal Regno Unito al Ruanda sono effettivamente un tipo di deportation. La stessa scelta fatta dai media britannici appare invece imprecisa in quanto usano genericamente deportation come parola del lessico comune, con un significato ampio che però non corrisponde a quanto inteso dal governo. Ma perlomeno non è una scelta completamente errata come deportazione in italiano!

Terminologia della migrazione

Mi sono soffermata su questi dettagli perché illustrano una differenza significativa tra parole e termini e tra diverse varietà linguistiche, ed evidenziano l’importanza del lavoro terminologico anche in un contesto monolingue.

La complessità ovviamente aumenta nel passaggio ad altre lingue, in questo caso anche per le diversità tra sistemi giuridici (raramente c’è corrispondenza biunivoca tra concetti e termini associati). È quindi essenziale disporre di definizioni adeguate che eliminino ogni ambiguità e chiariscano le relazioni tra concetti.

Nell’ambito della migrazione nell’Unione europea un’ottima risorsa è il glossario multilingue dell’European Migration Network, pubblicato dalla Commissione europea e disponibile anche in versione italiana. Per ogni voce sono indicati sinonimi, iperonimi (termini più ampi), iponimi (termini più specifici) e termini correlati, consultabili facilmente grazie a collegamenti ipertestuali: i concetti, rappresentati dai termini, non sono considerati singolarmente ma analizzati all’interno del sistema concettuale a cui appartengono. I concetti specifici dell’Ue vengono inoltre confrontati, se diversi, con quelli in altri contesti globali o di altre organizzazioni.


* Il termine aliens in futuro dovrebbe scomparire definitivamente dai provvedimenti legislativi statunitensi, cfr. aggiornamento 2021 a Trump contro alieni: questioni terminologiche.

1 commento su “Falsi amici: deportation ≠ deportazione”

  1. Mauro:

    Articolo interessantissimo. La differenza generica tra deportation e deportazione già la conoscevo, ma tanti dettagli citati da Licia mi hanno indubbiamente arricchito, almeno linguisticamente.
    Però quest’articolo è interessante anche per un altro motivo: mi fa capire che anche gli anglofoni stessi stanno cominciando a fare confusione in tal senso. Nel linguaggio del diritto ovviamente deportation continua a essere usato correttamente, ma nel linguaggio comune e sulla stampa noto casi in cui deportation comincia a venire usato “all’italiana”.
    Forse sarebbe utile tradurre l’articolo in inglese e lanciarlo sia oltremanica che oltreoceano 😉

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