“Fuori ora”, un calco fuori controllo

Alcuni titoli recenti dal mondo della musica leggera:

Titoli: 1 la Rappresentante di lista: fuori ora l’album “My mamma Ciao Ciao Edition”; 2 Achille Lauro: fuori ora “Lauro - Achille Idol Superstar”; 3 Mahmood e Blanco: “Brividi” – Fuori ora il nuovo singolo e video

Ne ho già scritto ma mi ripeto perché è un calco che trovo parecchio fastidioso, sempre più diffuso ma del tutto superfluo: è la mania di usare fuori per annunciare l’uscita di musica, video, film, serie o episodi, videogiochi o altro, palesemente modellato sull’inglese out.

In inglese l’aggettivo out riferito a libri, musica, film o altri prodotti equivale a pubblicato, uscito, disponibile, sul mercato, in commercio ecc. Il verbo corrispondente è come out, ad es.The best new movies coming out in spring 2022.

Mi pare banale ricordare che fino a qualche anno fa una frase inglese come the new album is [coming] out on 14 February aveva un equivalente in italiano in il nuovo album esce il 14 febbraio, che a partire dalla data preannunciata sarebbe diventato è uscito.

Ora invece pare sia obbligatorio usare le locuzioni fuori il <data> e fuori ora, modellati su out on <date> e out now. Non ne capisco proprio l’utilità, non giustificabile neppure con la brevità: è uscito è più corto di fuori ora

Mi pare anche abbastanza ridicolo che tempo dopo la pubblicazione si continui ad usare l’avverbio ora, come se volesse dire “in questo periodo”. Un esempio è l’immagine dei profili social di Vasco Rossi a tre mesi dall’uscita dell’album:

“il nuovo album Siamo qui fuori ora su…”

Dubito che chi annuncia che un prodotto artistico o commerciale è fuori e fuori ora si sia mai chiesto ma fuori dove? o abbia considerato che fuori usato come aggettivo informale significa impazzito!

Temo però che ormai sia inutile lamentarsene: è fuori dubbio che la diffusione di fuori ora ormai è fuori controllo, come lo è quella di un altro calco che trovo altrettanto fastidioso, là fuori, descritto in Dove’è out there? Non sempre è là fuori. Ma chi subisce interferenze dall’inglese direbbe che sono tutte espressioni “qui per restare”


Se per colpa del primo titolo di esempio ora avete in testa la canzoncina che fa “ciao ciao” e non riuscite a liberarvene, siete vittima di un fenomeno che ho descritto in Earworm, Ohrwurm e “Strüdel”!


9 commenti su ““Fuori ora”, un calco fuori controllo”

  1. FF:

    Un’espressione che trovo particolarmente fastidiosa è “settimana prossima” senza l’articolo, che mi sembra stia prendendo piede sempre di più; si tratta anche in questo in caso di calco dall’inglese?

    Qualche giorno fa ho letto anche “mese prossimo” senza articolo, quando arriveremo ad “anno prossimo” la mia libreria andrà a fuoco spontaneamente…

  2. Licia:

    @FF sull’origine di settimana prossima senza articolo determinativo ci sono più ipotesi, vedi Caldo fino a settimana prossima? (alla fine del post alcuni riferimenti per approfondire). Escluderei il calco dall’inglese perché per anni l’assenza di articolo ha riguardato principalmente  settimana e solo più recentemente si nota spesso anche con mese e anno: se derivasse dall’inglese sarebbe stata sistematica.

  3. Fabrizio:

    Io non sopporto nemmeno l’uso del verbo “rilasciare” inteso come “pubblicare”, tradotto pari pari dall’inglese “release”.

  4. Gianmaria Lari:

    Circa l’assenza dell’articolo determinativo nel contesto di “settimana prossima”, ricordo che in Toscana mi e’ spesso capitato di sentire frasi come “Anno siamo andati…” che almeno nel pratese e’ il modo comune di dire “L’anno scorso….”. La primissima volta che l’ho sentito dubito perfino di aver capito cosa volessero dire.

    Ho notato, con uguale stupore per la verita’, che anche in francese ci sono modi di dire volti a semplificare/abbreviare alcune espressioni temporali. Per esempio per dire “a dopo/a piu’ tardi” si usa “A plus” (abbreviato nei msg. telematici in A+) oppure “A tout”.

    Infine mi viene in mente “Take five”, il pezzo jazz del Dave Brubeck Quartet. Anche questa e’ un espressione temporale abbreviata per indicare di prendersi 5 minuti di pausa.

  5. alessandro:

    In realtà la composizione di Paul Desmond per il Dave Brubeck Quartet si chiama Take Five perché è in 5/4. Poi certo c’è anche il gioco di parole con «fare una sosta o una pausa, prendersi un attimo di riposo»: probabilmente un gioco di parole ironico, visto che il 5/4 non è poi così riposante. Wikipedia ci racconta che «Recording “Take Five” proved so arduous for the Quartet that, after 40 minutes and more than 20 failed attempts, producer Teo Macero suspended the first recording session of June 25, 1959 because one or another of the members kept losing the beat. They finally cut the single and the album track at the next session on July 1».

  6. Federico:

    Nel frattempo, sempre in tema musicale, Ditonellapiaga e Rettore hanno definitivamente sdoganato l’espressione “questione di chimica”. È un vero peccato, visto che la parola “alchimia” è molto più bella! Certo, nella canzone non ci stava tanto bene…

  7. Licia:

    @Gianmaria davvero curioso l’esempio toscano.

    @Alessandro, grazie per i dettagli!

    @Federico una questione di chimica è uno dei calchi che detesto di più! Ne avevo scritto una decina di anni fa in Chimica, alchimia, affinità e feeling (aggiornato con l’esempio della nuova canzone) e ormai è una locuzione così diffusa che mi devo rassegnare (ma non la userò mai!).

    bambina saccente di pubblicità Lufthansa del 2015 che dice “è una questione di chimica”

  8. schlaks:

    L’uso di ‘anno’ per ‘l’anno scorso’, che è – o forse era – molto diffuso in Toscana, è ben presente ad es. nel vocabolario Treccani:

    l’a. scorso o passato (in Toscana e in altri luoghi dell’Italia centr. anche semplicem. anno, con uso di sost. oppure di avv. in funzione di compl. di tempo: è da anno che non lo vedo; ci andai anno)

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