Neologismi dei social: reactji (e lit)

reactji in Twitter

Nell’interfaccia dei messaggi diretti di Twitter da qualche giorno c’è la possibilità di aggiungere una reazione predefinita scegliendola tra 7 emoji. Nella documentazione ufficiale la nuova opzione si chiama emoji reactions in inglese e reazioni in forma di emoji in italiano.

Non è una funzionalità innovativa: è presente da tempo su altre piattaforme, introdotta con le reazioni di Facebook nel 2016. C’è però un dettaglio linguistico che mi ha incuriosita.

È il nome alternativo informale che ho visto usare in inglese: reactji o reacji, parola macedonia formata da reaction+emoji che richiama altre parole già familiari come emoji, kaomoji, animoji e memoji.

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Localizzazione: rocchetti e srotolamenti di fili

Ottobre 2019: con questo tweet Jack Dorsey, il fondatore di Twitter, ha annunciato che sul social network non verranno più pubblicati annunci politici a pagamento:

tweet di @jack: We’ve made the decision to stop all political advertising on Twitter globally. We believe political message reach should be earned, not bought. Why? A few reasons…

Il tweet mi dà lo spunto per alcune considerazioni sulla riconoscibilità dei simboli in contesti e comunicazioni destinati a un pubblico globale.

Il dettaglio che ha attirato la mia attenzione è la scelta di usare l’emoji Twitter thread emoji per marcare il primo tweet di una discussione, che nella terminologia italiana di Twitter è una serie di tweet concatenati inviati dalla stessa persona su un argomento per cui non sono sufficienti i 280 caratteri di un unico tweet.

Twitter thread emoji è un uso simbolico facilmente comprensibile in inglese: la discussione di Twitter si chiama infatti thread, che è anche il nome dell’emoji e dell’oggetto che rappresenta.

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Decodifica aberrante: la lattina di Excel!

Why is the “Save” button on MS Excel represented by the picture of vending machine? (with purchased drink at the bottom) — a question by young Japanese caught a buzz in Japan

In Giappone ha fatto discutere il commento di un ragazzo che si chiedeva perché il pulsante Salva di Excel fosse rappresentato dall’immagine stilizzata un distributore automatico di bibite, con tanto di lattina appena uscita.

È un esempio di decodifica aberrante che avviene quando la comprensione del messaggio da parte del destinatario non corrisponde alle intenzioni comunicative dell’emittente: vengono usati codici diversi che assegnano significati diversi agli stessi significanti.

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Destinazione raggiunta, simbolicamente

YOU HAVE REACHED YOUR DESTINATION…
Vignetta di Ben Jennings

Questa vignetta sul cambiamento climatico, intitolata You have reached your destination, è efficace anche tradotta in altre lingue perché usa un simbolo globale riconosciuto da chiunque abbia mai fatto una ricerca di posti o destinazioni con Google Maps o prodotti simili: sovraimposto alla carta o mappa, identifica il luogo dove si vuole arrivare.

Come si chiama il simbolo, o comunque come lo descrivereste?

In inglese: pin e teardrop

Nella guida di Google Maps in inglese il simbolo è identificato come red mini-pin, quindi una puntina. Negli Stati Uniti è stato brevettato con la descrizione teardrop-shaped marker icon, quindi a forma di lacrima (ma al contrario!), ideato per poter segnare con esattezza il luogo sulla mappa, senza coprirlo (cfr. il verbo pinpoint).

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L’aria di Airbnb

airbnb logoHo scoperto solo recentemente cosa significa air nel nome commerciale Airbnb, il sempre più diffuso servizio della gig economy che consente a privati di affittare stanze, appartamenti, case o altri alloggi per brevi periodi.

Credevo avesse qualche significato figurato e invece, come ha spiegato uno dei fondatori, Brian Chesky, sta per un prosaico airbed, il materasso gonfiabile che all’inizio dell’attività era l’unico servizio offerto a chi cercava una sistemazione per una o più notti.

Il riferimento era esplicito nel nome e nel logo originali, AirBed & Breakfast, che rimandava anche ai tradizionali B&B (la colazione però è raramente inclusa nei servizi di Airbnb e forse nell’aggiornamento del nome la & era stata sostituita dalla n anche per evitare di richiamarla):

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Windows: il pannello Emoji, Kaomoji e Simboli

Chi ha un computer con Windows e usa abitualmente le emoji saprà già che può inserirle dal pannello Emoji, che si apre premendo il tasto Windows logo Windows e il punto (.).

scheda Emoji

Le emoji sono raggruppate per categorie, come nei tastierini virtuali dei dispositivi mobili, e anche qui si possono trovare digitando parole che le descrivono. Ad esempio, mano propone questi risultati:

Risultati per la ricerca mano 

Con gli ultimi aggiornamenti di Windows è stata introdotta una novità: il pannello è stato espanso e ora ha altre due schede, una per inserire caratteri e simboli di vario genere e l’altra più ludica.

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Cosa significa l’emoji a testa in giù? 🙃

Top 50 most used emojis

L’immagine, da The Emoji Report di Brandwatch, mostra le 50 emoji più usate su Twitter negli oltre 6 miliardi di tweet pubblicati nel periodo 1 settembre 2015 – 30 settembre 2017.

emoji della faccina a testa in giùIn basso, sulla sinistra, si può notare che tra le emoji più comuni c’è anche la faccina a testa in giù (nome ufficiale Unicode in inglese: upside-down face, “sottosopra”). Anche a voi è capitato di chiedervi come vada interpretata o vi è sembrato che l’uso sia diverso a seconda di chi la usa o del contesto?

Se la risposta è affermativa, siete in buona compagnia: è una delle emoji più ambigue, come si può vedere anche dagli esempi d’uso in Twitter e nella voce 🙃 di Emoji Dictionary

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Non è una primula rossa!

Anagallis arvensis

La pianta nella foto è l’anagallide (Anagallis arvensis), un’erba infestante molto comune nei prati e nei luoghi incolti. In alcune zone è nota anche come mordigallina, probabilmente per l’effetto tossico della pianta se mangiata da galline e altri volatili.

I fiori, di colore vermiglio tendente all’arancione, sono molto piccoli, di diametro inferiore al centimetro e piuttosto insignificanti, eppure hanno lasciato il segno nella cultura popolare di più lingue – anche l’italiano, ma indirettamente.

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Pasqua con orecchie da coniglio e da coniglietto

orecchie da coniglioNei giorni scorsi è diventata famosa, suo malgrado, una persona “che si fa i selfie con le orecchie da coniglio”. Anche senza avere visto la famigerata foto, è facile immaginarla realizzata con un filtro o un’app che consente di aggiungere al volto dettagli disegnati (orecchie, nasi, baffi…) in stile fumetti o cartoni animati.

In inglese, invece, in un contesto di foto* le “orecchie da coniglietto”, bunny ears, sono le dita a V che al momento dello scatto si mettono per scherzo dietro alla testa di qualcuno (give someone bunny ears), allo stesso modo delle corna italiane.  

vignetta con coniglio che fa foto a due conigli, uno dei quali mette indice e medio a V dietro la testa dell’altro
vignetta: Leigh Rubin

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Puffo, un nome anomalo (anche per Eco)

puffoC’è una notevole differenza tra il nome italiano Puffo e quello originale francese Schtroumpf, ideato nel 1958 dal fumettista belga Peyo.

Questa carta mostra che solo poche altre lingue in Europa si scostano così tanto dal nome originale:

“The Smurfs” in different languages – translations and etymologies of Peyo’s little blue creatures
Fonte: u/Udzu

Nella carta:
in blu il nome originale francese Schtroumpf e nomi derivati;
in azzurro il nome neerlandese Smurf e derivati;
in lilla altri nomi con iniziale S, come il tedesco Schlumpf;
in rosso i nomi che iniziano con un’altra consonante, come l’italiano Puffo, lo spagnolo Pitufo e il catalano Barrufet.

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Atlante dei sistemi di scrittura in pericolo

homepage del sito www.endangeredalphabets.net

Il 21 febbraio si festeggia la giornata internazionale della lingua materna e in questa occasione è stato lanciato il progetto Atlas of Endangered Alphabets.

È una raccolta di sistemi di scrittura considerati in pericolo perché non sono usati ufficialmente in nessun paese. Non vengono insegnati a scuola né usati nel quotidiano ma appartengono alle tradizioni culturali e se ne trovano esempi in insegne, opere artistiche e artigianali, luoghi religiosi…

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Dal pulsante Snooze alla fonestesia!

Striscia di Pearls Before Swine. Pig risponde al test “The successful life: a personality quiz”. Domanda: “What is the thing you are most excited about when you wake up in the morning?” Risposta: “The snooze button”.

Anch’io sono un’estimatrice del pulsante Snooze. Quando suona la sveglia è un sollievo sapere che posso posporla e riaddormentarmi per qualche minuto. E poi mi è sempre piaciuta la parola snooze, credo familiare a chi usa questa funzione con apparecchi che hanno i comandi in inglese. 

Dormicchiare in inglese  

Snooze /snuːz/ è sia un sostantivo che un verbo: vuol dire (fare) un sonnellino, dormitina o riposino ed è più informale del sinonimo più frequente nap. L’etimo di snooze è incerto ma nella parola sono ipotizzabili aspetti onomatopeici

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Parole del 2018: strallo

Prima del 14 agosto 2018, il giorno del crollo del Ponte Morandi a Genova, probabilmente non tutti conoscevano il termine tecnico strallo. Ora invece non abbiamo alcuna difficoltà a individuare i quattro stralli in questa foto:

foto di moncone del Ponte Morandi con quattro stralli ancora intatti

Anche senza immagini sapremmo descriverli perché sono strutture diventate inconfondibili: ormai fanno parte delle nostre conoscenze e rappresentano un concetto riconoscibile.

Domanda: vale lo stesso anche per altri termini ricorrenti nelle notizie sul Ponte Morandi, come ad es. impalcato, antenna, pila vs pilone di sostegno, trefolo? Forse no, invece sono convinta che ricorderemo a lungo strallo e che sia una delle parole più rappresentative del 2018.

È innanzitutto il simbolo di un evento tragico che non potremo mai dimenticare ma rivela anche alcuni aspetti lessicali che rendono alcune parole più memorabili di altre.

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I papaveri di carta del Poppy Day

L’11 novembre 2018 ricorre il centenario dell’Armistizio di Compiègne che ha segnato la fine della prima guerra mondiale e nelle foto che arrivano in questi giorni dalla Gran Bretagna si può notare che gran parte dei personaggi pubblici indossa papaveri di carta.

foto della regina Elisabetta II e del principe Carlo vestiti di scuro con papaveri appuntati agli abiti

Sono il simbolo di Remembrance Sunday, giornata che ogni anno cade nella domenica più vicina all’11 novembre – nel 2018 i giorni coincidono – e che commemora i caduti delle due guerre mondiali e di conflitti successivi a cui hanno preso parte i soldati britannici.

In questo periodo si vedono non solo le spille ma anche numerose decorazioni con papaveri, tanto che la ricorrenza è nota anche come Poppy Day – qualche esempio in Remembrance Sunday 2018: Poppy displays in pictures.

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