Brexit: disgrazie e offese? No, falsi amici!

Il corrispondente da Londra di un noto quotidiano italiano ha descritto l’impatto della Brexit sui cittadini europei attingendo a un articolo di The Independent:

Brexit: Deportations of EU citizens soar since referendum. The number of EU citizens being removed from the UK has now increased fivefold since 2010 – The Independent, 10 September 2017

Nella traduzione è incorso però in alcuni falsi amici, a cominciare da deportati (deported) anziché espulsi:

quasi cinquemila cittadini comunitari sono stati deportati nei dodici mesi appena trascors

È un errore ricorrente nei media italiani, già descritto in Trump e la “deportazione” dei clandestini.

Disgrace ≠ disgrazia

L’aggettivo inglese disgraceful non vuol dire disgraziato (unlucky, wretched) o sgraziato (graceless) bensì vergognoso, riprovevole, scandaloso, che è quanto pensano i laburisti britannici delle espulsioni di cittadini Ue volute dal governo conservatore. È un’accezione che il giornalista italiano a quanto pare ignora:

Tutto questo è una disgrazia ma non è sorprendente — ha commentato Diane Abbott, ministro ombra dell’Interno per i laburisti —. L’ossessione del governo conservatore per l’immigrazione invischia qualsiasi cosa facciano.

Anche disgrace non significa disgrazia nel senso di cattiva sorte (misfortune) o incidente (accident) ma 1 vergogna o scandalo, e cioè cosa o persona che è motivo di riprovazione (ad es. he is a disgrace to his country), oppure 2 perdita di reputazione o di rispetto a causa di un comportamento riprensibile (ad es. the minister had to resign in disgrace).

L’accezione 2 esiste anche in italiano ma solo in alcune locuzioni, ad es. essere o cadere in disgrazia che ha un equivalente inglese in fall into disgrace (si può notare l’assenza di articoli in entrambe le lingue) e aggettivo corrispondente disgraced.

Nuovo post: Il verdetto su Trump non è “una disgrazia” (maggio 2024)

Offence ≠ offesa

Se un funzionario ministeriale discute di minor offences non intende espressioni ingiuriose o comportamenti oltraggiosi, come invece pare aver capito il giornalista italiano:

Ma un portavoce del ministero dell’Interno ha confermato la stretta: «Abbiamo indurito la nostra reazione nei confronti degli stranieri che abusano della nostra ospitalità. I cittadini europei che commettono ripetutamente offese minori nel nostro Paese adesso dovranno far fronte a un provvedimento di espulsione dai cinque ai dieci anni».

In questo tipo di contesto offence può avere solo un significato: reato o illecito, in particolare nella locuzione minor offence, reato minore.

Come evitare i falsi amici

Per evitare i falsi amici è ovviamente necessaria una buona conoscenza della seconda lingua ma sono convinta che sia ancora più importante un’ottima padronanza dell’italiano. Solo così si riesce a capire se una parola o una locuzione tradotta letteralmente funziona nel contesto italiano in cui viene usata, oppure se è il caso di approfondire confrontando il significato delle parole in entrambe le lingue in dizionari monolingui.

Mire e invischiare

Questo tipo di verifica sarebbe stata utile anche per la frase L’ossessione del governo […] invischia qualsiasi cosa facciano, traduzione di This Tory Government’s obsession […] mires everything that they do.

In inglese mire someone/something in something può voler dire invischiare in senso figurato. Qui però il verbo mire mi pare usato nel significato di coprire/sporcare di fango (mire è melma, pantano), quindi imbrattare. Il giornalista si sarebbe dovuto rendere conto che il verbo invischiare prevede la costruzione invischiare qualcuno in qualcosa.
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Vedi anche: Elenco di falsi amici 


Spunto per questo post un tweet di @giulitMI

5 commenti su “Brexit: disgrazie e offese? No, falsi amici!”

  1. Isa:

    Ineccepibile. Aggiungerei solo che altri possibili traducenti di /disgrace/-/disgraceful, secondo il contesto, sono “disonore/disonorevole”.

  2. Paoblog:

    Anche fingendo di credere che un corrispondente da Londra non sappia l’inglese abbastanza bene da non cadere nei “falsi amici”, basterebbe il buonsenso per capire che “deportazione” è cosa ben diversa da “espulsione”.
    In sintesi, l’approssimazione la fa da padrone.

  3. Stefania:

    Ho notato che le persone che lavorano e vivono all’estero col tempo finiscono per farsi influenzare dalla lingua che parlano tutti i giorni e il loro italiano si impoverisce, si riempie di calchi dall’altra lingua o, appunto, di falsi amici.
    Certo, chi scrive in italiano per lavoro dovrebbe avere più cura dei suoi testi, non c’è dubbio!

  4. Mauro:

    @ Stefania

    Da persona che vive e lavora all’estero ti do a grandi linee ragione con un’osservazione però: se tu continui a usare abbastanza la tua lingua madre il rischio di farsi influenzare è minimo (soprattutto se hai un certo livello culturale) a parte che per i neologismi… usando la tua lingua madre, ma vivendo in un paese dove quella lingua è straniera, i neologismi che ti arrivano (e che quindi fai tuoi) sono quelli della lingua del luogo, non quelli della lingua madre.

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