Narcisi, cultura inglese e traduzione

Sfogliando un libro di giardinaggio tradotto dall’inglese ho notato questa affermazione: Non c’è niente di più triste della vista di un narciso solitario che trema nella brezza primaverile!

narciso - daffodilImmagino che il testo originale inglese faccia riferimento, più o meno volutamente, ai famosi versi del poeta romantico inglese William Wordsworth:

I wandered lonely as a Cloud
That floats on high o’er Vales and Hills,
When all at once I saw a crowd,
A host of golden Daffodils;
Beside the Lake, beneath the trees,
Fluttering and dancing in the breeze.

[]

La poesia I Wandered Lonely as a Cloud (“The Daffodils”) è un po’ come San Martino di Carducci per noi: in Gran Bretagna il narciso fa parte della cultura del paese: è il fiore più regalato per la festa della mamma (quarta domenica di quaresima), è il simbolo del Galles e soprattutto le distese di narcisi fioriti sono una delle immagini tipiche della primavera.

I Wandered Lonely as a Cloud è oggetto di citazioni e parodie di vario genere e a me farà sempre pensare alla mia tesi di laurea, La traduzione di un successo umoristico “culture-bound”: The Growing Pains of Adrian Mole di Sue Townsend. Adrian Mole è un ingenuo adolescente della working class inglese che si crede un intellettuale. I suoi diari sono un esilarante spaccato dell’Inghilterra degli anni ‘80, dove ebbero un gran successo di pubblico. Un esempio della produzione letteraria (!) di Adrian:

Daffodils by A. Mole

While on my settee I lie
From out of the corner of my eye
I spot a clump of Yellow Daffodils, 
Bowing and shaking as lorries go by.
Brave green stalks supporting yellow bonnets.
Like the wife of a man who writes Love Sonnets.

La maggior parte dei lettori inglesi riconosce immediatamente il penoso plagio dei versi di Wordsworth, tra cui I saw a crowd, a host of golden daffodils  e For oft, when on my couch I lie […] They flash upon that inward eye: l’impatto comico è notevole.

Non sempre i riferimenti culturali impliciti sono riproducibili in un’altra lingua, perlomeno non nella traduzione di un genere letterario destinato a una fruizione rapida: non sono ammessi interventi che potrebbero interferire con i meccanismi umoristici, ad es. note a piè di pagina o informazioni più o meno esplicitamente aggiunte al testo.

Nella mia proposta di traduzione avevo rinunciato a rendere le connotazioni culturali “inglesi” e avevo invece scelto di sottolineare la banalità di linguaggio e di immagini, le rime ridicole e la metrica traballante, per riprodurre almeno in parte l’effetto originale:

Mentre sto seduto sul divano
Con la coda dell’occhio vedo lontano
Di gialli narcisi una gran massa
Che freme e si piega a ogni camion che passa.
Arditi verdi steli sormontati da gialli berretti
Come la moglie di un uomo che scrive sonetti.

Nel 2006 è uscita una traduzione italiana di The Growing Pains of Adrian Mole ma non l’ho mai vista. Posso però immaginare che il traduttore abbia fatto scelte simili.

Aggiornamento 26 aprile 2009. Ringrazio Elisabetta per avermi mandato la poesia di Adrian Mole dalla traduzione italiana del libro:

Mentre giaccio sul divano
con la coda dell’occhio
vedo un cespo di asfodeli
piegarsi e tremare al passaggio d’ un camion.
Valorosi verdi steli che sostengono gialli fiori.
Come la moglie d’uno che scrive Sonetti d’Amore.

Curiosa la scelta di tradurre daffodil con asfodelo: non è un fiore giallo ma bianco e non è molto comune in Inghilterra. Presumo sia stata fatta per sottolineare l’ignoranza di Adrian e rendere più ridicola la poesia. Forse però non tutti i preadolescenti, a cui a quanto pare è destinata la traduzione italiana, sanno che aspetto hanno gli asfodeli e possono così cogliere il dettaglio umoristico aggiunto dal traduttore.


Post correlati :

4 commenti su “Narcisi, cultura inglese e traduzione”

  1. Daniele A. Gewurz:

    Ciao Licia. Anch’io mi sono imbattuto nei daffodil di Wordsworth, traducendo “The Eyre Affair” di Jasper Fforde. Per fortuna il riferimento era ben spiegato all’interno del testo, perché un personaggio finiva all’interno della poesia e incontrava addirittura Wordsworth in persona.

    Lì tradussi effettivamente “narcisi”, ma non ne ero entusiasta perché in teoria il “daffodil” sarebbe una giunchiglia grande o un trombone (o così dicevano i dizionari che avevo consultato: la botanica non è il mio forte). Ma chiaramente un campo risplendente di tromboni cullati dal vento sarebbe più un’immagine da surrealisti che da romantici…

  2. Licia:

    @Daniele: non male l’immagine dei “tromboni” cullati dal vento 😉

    Direi che i “daffodil” che si vedono al Lake District (e andandoci in primavera si capisce che Ten thousand saw I at a glance non è un’esagerazione!) sono proprio quelli che libri di giardinaggio e produttori di bulbi descrivono come “narcisi”.

    La foto qui sopra è stata fatta sul mio terrazzino: in primavera i narcisi non mancano mai, per me è un modo per ricordare gli anni passati in Inghilterra e in Irlanda. Vista la mia predilezione per questo fiore, mi è capitato più di una volta che qualcuno mi facesse notare che narciso non era il nome corretto, così avevo chiesto a chi era più esperto di me e da quello che ho capito narciso (narcissus) dovrebbe essere il nome del genere mentre il trombone e i vari tipi di giunchiglie sono delle varietà. E così continuo tranquillamente a chiamarli tutti narcisi (l’iperonimo).

  3. Licia:

    @ Daniele: probabile (anche se gialli fiori sarebbe dovuto diventare bianchi fiori). Secondo me, però, asfodelo non fa parte dell’idioletto del protagonista.

    Aggiornamento marzo 2016: nuovo post, Narcisi, porri e asfodeli, con dettagli sulle differenze anche etimologiche tra narcisi e asfodeli.

I commenti sono chiusi.