Parole per l’estate, alla radio

Dai fidget spinner ai fantasmini, poi i rimastoni come quelli che si sono visti anche al concerto di Vasco Rossi, le varianti regionali del cocomero e per concludere le alternative italiane al neologismo inglese staycation. Cos’hanno in comune queste parole?

Sono associate all’estate. Ne ho discusso con Massimo Persotti per il Salvalingua, la rubrica che tiene a Radio Roma Capitale. Questa è la registrazione: 


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3 interviste su terminologia, anglicismi e blog

Sono uscite quasi in contemporanea tre interviste che mi hanno coinvolta su alcuni dei miei argomenti preferiti.

Italiano corretto Chiara Rizzo di Italiano Corretto mi ha intervistata sui punti in comune e sulle differenze tra il ruolo del terminologo e quello del traduttore, sull’uso di anglicismi, su come è nato questo blog e sulla mia idea di italiano corretto.

freccia282 La lingua multidimensionale: intervista a Licia Corbolante
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Agrupación de Intérpretes de Barcelona

 Edwina Mumbrú, interprete di AIB, mi ha chiesto cosa significa avere un blog linguistico, come scelgo gli argomenti per i miei post e perché per chi opera professionalmente in ambiti linguistici è rilevante avere una presenza online.

freccia282[4] Terminology on Social Media: An Interview with Licia Corbolante
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FLY DOWN, è inglese farlocco!

CICCIO FLY DOWN

Mi viene da ridere quando sento l’esclamazione colloquiale fly down! rivolta a qualcuno che farebbe meglio a darsi una calmata, a non tirarsela, ad abbassare la cresta, a “volare basso”.

Fly down ovviamente è la traduzione letterale di vola basso, però in inglese non esiste questo significato idiomatico: se ci si rivolge a qualcuno dicendogli fly down, penserà di avere  la patta dei pantaloni aperta (fly in inglese americano, flies in quello britannico).

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Perché fake news anche in italiano?

da Like a Lie – Fake online news

[Dicembre 2016, con aggiornamenti] Negli Stati Uniti si continua a discutere di fake news, le notizie false, ampiamente condivise su Facebook e altri social, che avrebbero influenzato l’opinione pubblica e contribuito all’elezione di Donald Trump. Sono state individuate diverse origini per tali notizie, dalla macchina della propaganda russa per destabilizzare l’occidente agli adolescenti macedoni che le fabbricano per fare facili guadagni con la pubblicità (cfr. The city getting rich from fake news).

Anche in Italia se ne parla, non solo con riferimento agli Stati Uniti ma anche al nostro referendum costituzionale. Qualche esempio di titoli recenti:

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“Dacci un segno” a Radio3 Scienza

sign classification by von Petzinger

Mi è piaciuto molto l’intervento a Radio3 Scienza (“Dacci un segno”) dell’archeologo Davide Domenici, che ha discusso una classificazione recente dei simboli astratti ricorrenti nell’arte rupestre europea, presentati superficialmente da alcuni media come prima forma di scrittura.

Con esempi molto efficaci Domenici ha chiarito le differenze tra sistema grafico di comunicazione e sistema di scrittura (nella definizione classica, rappresentazione sistematica di un linguaggio parlato che deve consentire di riprodurre un messaggio in modo esatto anche in assenza di chi l’ha scritto) e ha evidenziato vantaggi e svantaggi di scrittura logografica e di scrittura fonetica.

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A Roma e Torino, sindaco o sindaca?

foto di Raggi Appendino: sindaci o sindache? La notte scorsa la linguista Cecilia Robustelli ed io siamo intervenute a Tra poco in edicola, programma di Rai Radio 1 condotto da Stefano Mensurati.

Si è discusso di sindaco e sindaca: che parola usare per Virginia Raggi a Roma e Chiara Appendino a Torino? Nelle dichiarazioni post voto entrambe si sono descritte come sindaco e io sono convinta che debbano andare rispettate le loro preferenze.

Robustelli invece ritiene che non ci siano alternative e vada sempre usato il genere grammaticale femminile per tutti i titoli professionali e i ruoli istituzionali ricoperti da donne, e quindi che sindaca sia l’unica forma corretta. Potete leggere le sue motivazioni in Infermiera sì, ingegnera no? (Accademia della Crusca).

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Growth Act Liguria: potrebbe anche far schifo!

Dal Giornale della Giunta della Regione Liguria del 16 novembre 2015 (grassetti miei):

Legge sulla crescita e gli investimenti. Growth Act Liguria ECCO IL GROWTH ACT: LEGGE SULLA CRESCITA
272 milioni per rilanciare le imprese liguri e far ripartire la Liguria. Il pacchetto di misure che formano il Growth Act, il provvedimento per la crescita economica della regione, sarà condiviso con tutti i soggetti sociali ed economici. Da questo confronto uscirà la legge.

I legislatori liguri che hanno preso a modello il Jobs Act si sono dimostrati ignoranti come i loro colleghi al governo: in inglese la parola act, in particolare se scritta con l’iniziale maiuscola, identifica un atto legislativo approvato dal parlamento e promulgato dal capo dello stato, quindi un concetto che non ha nulla a che vedere con questo provvedimento.

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Emoji nuova lingua?

Come prevedibile, la scelta di un’emoji come parola dell’anno di Oxford Dictionaries ha suscitato anche parecchie reazioni negative (non è una parola, è la conferma del degrado della lingua…) che mi hanno fatto pensare a questa striscia di Zits:

[striscia Zits]

Siamo davvero spacciati? Non credo. 😉

Mi hanno anche ricordato che ora è disponibile la registrazione dell’intervista che mi aveva fatto Massimo Persotti di Il Salvalingua lo scorso giugno per Roma Ore 10, programma di Francesco Vergovich di Tele Radio Più.

Dopo una breve introduzione in cui avevo spiegato cosa fa un terminologo, avevamo discusso le differenze tra emoticon ed emoji e perché le emoji non possono essere considerate una nuova lingua. Avevo anche sottolineato la differenza tra lingua e linguaggio e fatto riferimento a Blissymbolics, un sistema di scrittura ideografico del secolo scorso che stranamente non viene mai citato nel dibattito sulle emoji come potenziale nuovo linguaggio universale.

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Intervista in InformaLingua

Ho fatto una lunga chiacchierata su terminologia, anglicismi e lingua italiana con Emiliano Bellini di InformaLingua, un sito di informazione per professionisti e appassionati di lingue [aggiornamento: sito non più attivo].

La lingua italiana può ancora nominare tutto? Abbiamo le risorse per tradurre tutto ciò che scienza e tecnologia diffondono attraverso l’inglese? Lo chiediamo alla terminologa Licia Corbolante – Informalingua, 20 maggio 2015

Abbiamo considerato il diverso ruolo di aziende, istituzioni, utenti e media nella formazione e diffusione della terminologia e alcuni fattori che possono influenzare dinamiche e tendenze, con l’esempio della terminologia informatica italiana del software di consumo.

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Falsi colori a Radio3 Scienza

link al podcastNella puntata di oggi di Radio3 Scienza, Falsi colori, Rossella Panarese ha preso spunto dall’ormai nota vicenda del vestito bianco/oro o blu/nero per discutere di percezione dei colori.

Alberto Zani dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del CNR ha spiegato perché la foto può essere interpretata in modo diverso e ha sottolineato che non intervengono solo fattori fisici e neurofisiologici ma anche culturali, psicologici e sociali.

Nella seconda parte sono intervenuta anch’io su alcuni aspetti linguistici accennati ieri in #TheDress: era proprio blu? e relativi commenti, tra cui l’universalità della categorizzazione dei colori e l’ipotesi che la percezione del mondo in cui viviamo sia influenzata dalle strutture linguistiche usate per descriverlo (la cosiddetta relatività linguistica).

Si possono ascoltare i due interventi nel podcast.

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Terminologia e comunicazione

alcune slide della mia presentazione

L’incontro Comunicare in Europa: il linguaggio della crescita, dai documenti UE alle opportunità all’Università di Salerno è stato molto interessante e piacevole.

Nel mio intervento, Terminologia e comunicazione, ho preso spunto da alcuni esempi istituzionali di “maledizione della conoscenza” per evidenziare aspetti del lavoro terminologico che possono aiutare i comunicatori pubblici a rendere i loro testi più accessibili ai cittadini.

Se manca un sistema di gestione della terminologia, o almeno dei glossari di riferimento, diventa ancora più importante sapere individuare i concetti, e quindi i termini che li designano, che più di altri richiedono spiegazioni o esempi per essere comprensibili.

Come identificare concetti e termini prioritari

I criteri di selezione possono variare in base a diversi fattori, come ad es. tipo e finalità di comunicazione, utente finale, grado di specificità, modalità d’uso. Ne ho descritti alcuni:

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La “maledizione della conoscenza”

Il 7 novembre 2014 sono a Salerno per Comunicare in Europa. Nel mio intervento, Terminologia e comunicazione, farò riferimento alla curse of knowledge, un concetto a cui è dedicato un capitolo di The Sense of Style di Steven Pinker.

Cos’è

La “maledizione della conoscenza” è  la difficoltà di immaginare che gli altri non sappiano ciò che conosciamo bene. Per Pinker è la causa principale dei testi poco comprensibili anche se scritti da persone molto competenti. Manifestazioni tipiche sono informazioni e riferimenti dati per scontati, l’uso di astrazioni familiari e abituali per chi scrive ma non per i lettori meno esperti, e gergo, abbreviazioni, acronimi, forestierismi e terminologia da addetti ai lavori, senza definizioni o spiegazioni.

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