Sea-Watch 3, l’inesistente “yacht di piacere”

Sea Watch 3, type: 948 – Yacht; Ship Type: Pleasure yacht not engaged in trade; main purpose: yachting

Ha fatto notizia La SeaWatch3 è uno yacht di piacere, un intervento del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli sulla nave al centro delle polemiche per un recente salvataggio di migranti. Una schermata di dati sulla nave, di fonte non specificata, che riportava la descrizione Ship Type: Pleasure yacht not engaged in trade è stata commentata con queste affermazioni:

«Stiamo parlando di una imbarcazione registrata come “pleasure yacht”, che non è in regola per compiere azioni di recupero dei migranti in mare. E mi pare ovvio, visto che è sostanzialmente uno yacht. […] Se tu, milionario, compri uno yacht, vai in navigazione per piacere, non per sostituirti alla Guardia Costiera libica o di altri Paesi.»

Temo che il ministro abbia rivelato conoscenze inadeguate non solo dell’inglese ma anche della terminologia del suo settore di competenza.

Con la traduzione letterale yacht di piacere Toninelli ha preso una cantonata, come è già stato illustrato da Il Post in L’inganno di dire che la Sea Watch 3 è uno “yacht” e da Open in Sea Watch 3: la nave di piacere di Toninelli e la nave pirata della Meloni.

Aggiungo alcune note lessicali e terminologiche per spiegare cosa è andato storto nell’interpretazione del ministro.

Yacht e yachting nel lessico inglese

Nel lessico inglese la parola yacht indica genericamente un tipo di imbarcazione a vela o a motore che rispetto alle altre imbarcazioni ha come caratteristiche distintive le dimensioni, medio grandi, e il tipo di attività a cui è destinato, sportive e ricreative.

Il verbo yacht vuol dire navigare o fare gare veliche con queste imbarcazioni (cruising or racing in a yacht), da cui il sostantivo yachting per descrivere l’attività.

Yacht nel lessico italiano

In italiano l’anglicismo yacht è in uso dall’inizio del XIX secolo e nel tempo ha subito alcune variazioni diacroniche acquisendo accezioni diverse. Lo spiega il Vocabolario Trecccani, che per l’uso ora prevalente di yacht riporta “imbarcazione pontata e cabinata, con propulsione a vela o a motore, da diporto, di dimensioni notevoli (lunghezza superiore ai 13 m, stazza fino a 50 tonn.)” e un’ulteriore accezione di “naviglio a vela da regata”.

Nel sentire comune però yacht ha un significato più ristretto, simile a luxury yacht in inglese: è un’imbarcazione lussuosa, sinonimo di panfilo, usata per le crociere dei ricchi proprietari.

esempio di ricerca per immagini con luxury yacht; si ottengono risultati simili con panfilo 

Pleasure yacht

In inglese la parola pleasure può essere usata come aggettivo con funzione attributiva. In questo caso non c’entra alcun piacere: pleasure vuol dire non commerciale, ossia destinato a un uso personale, familiare o ricreativo.

L’aggettivo pleasure appare in locuzioni come pleasure craft, pleasure boat, pleasure vessel e pleasure yacht (cfr. charter yacht, che invece indica che l’imbarcazione è usata per noleggio a fini commerciali; meno comune commercial yacht).

L’equivalente italiano dell’aggettivo pleasure in questi esempi è da diporto, espressione un tempo dal significato più ampio ma ora usata con il significato di “per scopi ricreativi o sportivi” per denominare imbarcazioni a vela, a motore o a remi e in riferimento a nautica e navigazione.  

foto della nave Sea-Watch 3

Bastano queste informazioni del lessico comune per capire che Toninelli ha fatto affermazioni senza senso. Le sue parole diventano ancora più fuorvianti se si considerano anche gli aspetti terminologici specifici della legislazione e dei codici nautici del paesi coinvolti, ambito specialistico in cui ci si aspetta un minimo di competenza da parte del ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Questioni terminologiche

La portavoce italiana di Sea Watch Italy invece era ben consapevole delle differenze perché ha ricordato che la nave è registrata nel registro reale olandese come nave da diporto, sottolineando che per lunghezza e stazza non sarebbe possibile farlo in Italia mentre è regolare nell’ambito specifico della legislazione olandese (neerlandese).  

È palese un problema noto a chi si occupa di terminologia: non sempre c’è piena equivalenza tra sistemi concettuali di lingue e culture diverse, in certi casi anche all’interno della stessa lingua. I termini che rappresentano i singoli concetti sono infatti “etichette” a volte usate in modo arbitrario (cfr. triangolo semiotico e arbitrarietà del segno linguistico).

I traduttori improvvisati invece non si rendono conto che a parole simili possono non corrispondere gli stessi significati, come ho dimostrato in captain ≠ capitano con gli esempi di nomi di ufficiali di alcune marine militari di paesi NATO.

Di seguito ho raccolto esempi del tipo di informazioni terminologiche che il ministro o chi per lui avrebbe dovuto considerare prima di fare affermazioni implausibili.

Unità da diporto nel codice della nautica

Un comunicato stampa della Guardia Costiera datato 1/2/2019 riporta queste parole: “’attività ispettiva sull’unità Sea Watch 3, certificata quale pleasure yacht”.  

Il sito della Guardia Costiera spiega che per il Codice della nautica da diporto in Italia le unità da diporto (iperonimo) si dividono in tre categorie (iponimi) in base alla lunghezza, che quindi è la caratteristica distintiva:

1 natanti da diporto fino a 10 metri 
2 imbarcazioni da diporto, oltre i 10 e fino ai 24 metri
3 navi da diporto oltre i 24 metri

Viene inoltre specificato che “la navigazione da diporto può essere effettuata per scopi sportivi o ricreativi dai quali esuli il fine di lucro (pleasure yacht) o per fini commerciali (commercial yacht)” – in questa classificazione alternativa la caratteristica distintiva è il fine

Senza queste informazioni, chi prova a interpretare yacht facendo riferimento al significato nel lessico comune (yacht = panfilo) probabilmente conclude che pleasure yacht riguarda solo la categoria 3, invece nell’ambito specialistico del Codice della nautica è un iperonimo valido per tutte le unità da diporto, anche per una barca a vela da 12 m.

La potenziale confusione aumenta ancora se si fa un confronto tra lingue diverse.

Direttiva europea 2003/44/CE

La direttiva europea 2003/44/CE riguarda il “ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri riguardanti le imbarcazioni da diporto” e consente di confrontare la terminologia usata nelle lingue dell’Unione europea.

Si può notare che la definizione di imbarcazione da diporto, in inglese recreational craft e in olandese pleziervaartuig, è diversa da quella del Codice della nautica italiano proprio per la caratteristica distintiva, la lunghezza: “un’imbarcazione di qualsiasi tipo destinata ad attività sportive e ricreative con scafo di lunghezza compresa tra 2,5 e 24 metri”.

Nella legislazione del Regno Unito recreational craft ha come iperonimo pleasure vessel, che nel codice nautico britannico identifica qualsiasi tipo di imbarcazione used only for sport or pleasure e per uso non commercial.

In altri contesti europei e internazionali sono usate classificazioni diverse e altra terminologia, cfr. ad esempio le sottocategorie di 8903 – Yachts and other vessels for pleasure or sports nell’European Customs Portal.

Registrazione delle navi nei Paesi Bassi

Tornando al caso specifico della Sea-Watch 3, la normativa dei Paesi Bassi per la registrazione delle navi (in inglese Ship registration) prevede tre tipi di imbarcazioni, così descritti in olandese e in inglese nel sito del ministero delle infrastrutture: 

  1. Koopvaardijschepen – Merchant vessel*
  2. Commercial Cruising Vessel (solo nome inglese)
  3. PleziervaartuigenPleasure craft, “designed and built for use by the persons on board for sports or leisure activities (non-commercial use)”

Per 3 si nota che il termine olandese è lo stesso della direttiva Ue mentre quello inglese non corrisponde (pleasure craft vs recreational craft). Viste le dichiarazioni della portavoce di Sea-Watch, è poco probabile che il concetto sia esattamente lo stesso della direttiva Ue, o che equivalga all’iperonimo italiano unità da diporto. Va quindi ipotizzato che sia un concetto specifico che nella legislazione dei Paesi Bassi ha proprie caratteristiche.

Bisognerebbe conoscere l’olandese per fare ricerche più approfondite, anche per stabilire la relazione tra pleasure yacht (plezierjacht?) e pleasure craft (pleziervaartuigen), ed eventuali ulteriori classificazioni, in base non solo a lunghezza e stazza ma anche al tipo di attività: in particolare, come viene classificato il soccorso? Solo a questo punto si potrà capire a che categoria appartiene la Sea-Watch 3 e se ha corrispondenti nel sistema italiano.

Aggiornamento: se si consultano i dati relativi alla Sea-Watch 3 nel database di MarineTraffic, servizio di monitoraggio globale del traffico marittimo, il dato relativo al trasponder della nave è AIS Vessel Type: Pleasure Craft. pleziervaartuigen

In conclusione…

Questi esempi mostrano che non sempre i sistemi concettuali di lingue diverse coincidono. Capita infatti che agli stessi concetti non corrispondano segni linguistici univoci e che lo stesso segno venga usato per concetti diversi. Inoltre, possono esserci differenze d’uso e significato tra lessico comune e lessico specialistico, come abbiamo visto dal confronto tra yacht parola (il panfilo dei milionari) e yacht ➝ termine del diritto nautico (ogni unità da diporto).

Non fa mai male ripetere che i termini non si traducono letteralmente (pleasure yacht non è yacht di piacere!) ma si analizzano invece le caratteristiche del concetto per trovare una soluzione adeguata nella lingua di arrivo, senza farsi condizionare troppo dalle singole parole della lingua di partenza.

Se non c’è questa consapevolezza, si rischiano incomprensioni e ambiguità e si diffondono informazioni fuorvianti, un comportamento inaccettabile da parte di un ministro.
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Vedi anche: Le differenze tra rifugiati e migranti per altri dettagli sui sistemi concettuali e le differenze tra parole e termini, con esempi familiari dalle notizie degli ultimi anni.

Nuovo post in tema Sea-Watch 3: #capitana, capitano e comandante (giugno 2019)


* Una nota su vessel (nulla a che vedere con il falso amico vascello!): nel lessico comune inglese indica qualsiasi nave o imbarcazione di grandi dimensioni ed è in questo senso che è usato nella classificazione olandese (merchant vessel e commercial cruising vessel). Nel riferimento legislativo britannico (pleasure vessel) invece è usato genericamente per descrivere qualsiasi tipo di imbarcazione, un altro esempio di arbitrarietà del segno linguistico.


5 commenti su “Sea-Watch 3, l’inesistente “yacht di piacere””

  1. Gianmaria:

    Grazie Licia, per la dettagliatissima spiegazione. E brava per il lavoro che hai fatto per questo post!

    Riguardo al ministro delle infrastrutture e dei trasporti… che disastro! Si riconferma il fatto che e’ possibile occupare un posto importante senza avere quelle competenze che parrebbero minime indispensabili.

    Grazie ancora!

  2. granmadue:

    Vorrei spezzare una lancia* a favore del Ministro Toninelli: prima di postare il suo intervento, proprio per evitare strafalcioni, stava per eseguire una consultazione in Rete, ma sfortunatamente in quel momento non c’era campo perché stava attraversando il tunnel del Brennero.

    (*) No Ministro Toninelli, col termine “lancia” non mi stavo riferendo a questa: https://it.wikipedia.org/wiki/Lancia_(imbarcazione)

  3. Licia:

    @Gianmaria, grazie!

    @granmadue, nelle uscite successive il ministro non ha più usato yacht di piacere ma imbarcazione da diporto e quindi è stato ancora una volta poco preciso perché se la lunghezza è maggiore ai 24 m si chiama nave da diporto.

    Aggiungo qualche altro riferimento.

    Nel portale Diritto della navigazione e dei trasporti sono raccolte norme italiane e internazionali, tra cui
    1 Codice della navigazione
    2 Codice della nautica da diporto

    Un aspetto curioso è che in entrambi i codici manca una definizione di da diporto (probabilmente il legislatore riteneva non avesse bisogno di spiegazioni e che potesse essere interpretato solo come “per scopi sportivi o ricreativi”).

    1 Nel Codice della navigazione l’art. 302, sezione I Dell’individuazione della nave, tratta la Distinzione fra navi maggiori e navi minori: le prime, dette navi alturiere, sono “le navi a propulsione meccanica o a vela, che per caratteristiche, per dotazioni e per sistemazioni riservate all’ equipaggio siano atte a navigazione di altura” mentre le navi minori, dette navi costiere, sono “tutte le altre navi che per caratteristiche, per dotazioni e per sistemazioni riservate all’ equipaggio siano atte soltanto a navigazione costiera” (a distanza non superiore a 20 miglia dalla costa).

    2 Anche il Codice della nautica da diporto differenzia le navi da diporto in maggiori e minori, ma in base a caratteristiche distintive diverse: “stazza superiore alle 500 gross tonnage” per le maggiori e “stazza fino a 500 gross tonnage” per le minori. È un ulteriore esempio di arbitrarietà del segno linguistico: stessi termini per concetti diversi.


    Per quel che riguarda gli aspetti diacronici di yacht, la voce naviglio da diporto del 1934 dell’Enciclopedia Italiana Treccani ci mostra che allora esisteva anche l’espressione nave lusoria in alternativa a panfilo e che nel lessico della marina erano comunemente usati gli anglicismi yacht, yachting, crusing e racing

      NAVIGLIO da diporto. – Comprende tutte le unità, di vario tipo e grandezza, destinate alla navigazione da diporto, sia a vela, sia a remi, sia a motore. La maggioranza di tali unità viene designata col nome inglese, ormai generalizzato, di yachts; mentre in italiano si chiamano propriamente navi lusorie o panfili. […]
    L’esercizio di questa speciale marina (yachting) si è oggi sviluppato in altissimo grado; sia compiendo crociere e vere e proprie navigazioni (cruising), sia svolgendo corse o regate (racing). Di qui la divisione in due rami principali di questo tipo di unità. Quelle da diporto per crociera (cruisers) vanno dal grande yacht da corsa alla nave oceanica, sia munita di sole vele, sia di solo apparato motore, o dell’uno e l’altro insieme di questi mezzi di propulsione. Si arriva così fino alla nave a tre alberi a vele quadre, e al vero e proprio piroscafo, i cui proprietarî navigano liberamente per proprio conto, senz’altro scopo che quello del proprio piacere. Le unità da diporto per regate (racers) sono comprese fra determinati limiti di tonnellaggio e tipi di velatura, e costruite in base a determinate regole.
  4. Luigi:

    Analizzare la terminologia dovrebbe aiutare a capire il significato delle cose….che e’ semplicissimo le imbarcazioni(siano esse,imbarcazioni natanti o navi) da “diporto”hanno requisiti di sicurezza,di controllo,etc.molto ma molto meno stringenti di quelle “da lavoro”.Naturalmente sono diversamente definiti dalle diverse nazioni ma con una stessa ratio, quindi Toninelli ha sbagliato,lessicalmente parlando,ma esprimeva un concetto semplice una nave che effettua soccorso in mare deve avere certe caratteristiche che Sea watch effettivamente non ha……

  5. Licia:

    @Luigi, mi rendo conto che il post è molto lungo e tecnico e alcuni aspetti potrebbero essere sfuggiti a chi non è abituato a occuparsi di terminologia.

    In sintesi, per la definizione del concetto di pleasure yacht in un contesto italiano, i requisiti di sicurezza non sono rilevanti (non sono caratteristiche distintive). Per il Codice della nautica da diporto infatti pleasure yacht identifica solamente le unità da diporto usate senza fine di lucro e le distingue da quelle usate per fini commerciali che sono invece dette commercial yacht.

    Anche se non sono del tutto equiparabili a quelle italiane, anche per le classificazioni olandesi e inglesi di pleasure craft / vessel etc. valgono caratteristiche distintive simili e quindi i requisiti di sicurezza o le funzioni di soccorso non sono rilevanti perché appartengono ad altri tipi di classificazioni.

    La traduzione errata usata da Toninelli e la confusione che ne è risultata non solo dimostrano incompetenza nell’ambito di cui è il massimo responsabile in Italia, ma gli sono servite anche per fare insinuazioni infondate su ipotetici panfili di lusso. È un atteggiamento che chi ricopre un così alto ruolo istituzionale non si dovrebbe permettere: è un ministro, non è l’avventore di un bar!

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