Esodati e vie di esodo

Ultimamente tutti abbiamo imparato il significato di esodato, eppure non è un neologismo: Salvalingua riporta che si trovava già in un decreto del Ministro del Lavoro del 1992. Esodo fa pensare a un’emigrazione volontaria, a una partenza o a uno spostamento di massa (cfr. esodo estivo, esodo di capitali ecc.), però l’incentivo all’esodo, un compenso monetario per risolvere anticipatamente un rapporto di lavoro, riguarda spesso singole persone.

In questo contesto penso che la parola esodo stia acquisendo connotazioni negative e quindi si fa notare quando appare anche altrove. Credo che piaccia molto ai burocrati:

VIE DI ESODO PREFERENZIALI

PERCORSO DI ESODO VERTICALE

In molti cartelli relativi alla sicurezza negli edifici pubblici, come questo visto in un ospedale, si trovano ancora locuzioni come vie di esodo preferenziali e percorso di esodo verticale, dove il significato di esodo non è più metaforico ma letterale [dal greco éxodos ‘via (hodós) d’uscita (ex-)’]. Questa accezione non fa però parte del lessico di base ed è quindi poco adatta nelle comunicazioni rivolte a tutti, anche a persone con scarsa scolarizzazione e a stranieri.

Nel Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (decreto legislativo del 2008), invece, la parola esodo non appare mai: a proposito di segnaletica di sicurezza, i cosiddetti cartelli di salvataggio sono descritti come Percorso / uscita di emergenza, una denominazione decisamente più comprensibile di via di esodo (o di evacuazione). Non ci resta che aspettare che tutti i burocrati si adeguino (e ricorrano anche a traduttori più competenti: in inglese exodus exit non ha molto senso).

cartelli di salvataggio

Vedi anche: Censimento 2011: linguaggio poco comprensibile (un altro esempio di burocratese).

5 commenti su “Esodati e vie di esodo”

  1. Mara:

    Le speranze di battere il burocratese rimpiccioliscono ogni giorno, più mi tocca lavorare con i burocrati e più mi rendo conto che questa “caratteristica” è parte dell’essere umano. Altrimenti non si spiega buona parte delle frustrazioni del mio lavoro. 😀

    Se qualcuno mi risponde ancora che siamo noi comunicatori a non capire “perché non siamo esperti della materia”, potrei tirare fuori la katana (falsa purtroppo o per fortuna) che ho regalato al bipede della mia vita.

    Per fortuna da noi non si parla di esodo…

  2. Licia:

    @Mara, purtroppo penso che abbiano proprio ragione le autrici del Dizionario di stile e scrittura quando scrivono che nel burocratese la trasmissione dei contenuti “sembra spesso subordinata all’obiettivo di stabilire con il destinatario una relazione asimmetrica che evidenzi, attraverso un tono ufficiale e autorevole, la posizione di superiorità dell’emittente sul destinatario”. Che tristezza!

    PS L’espressione bipede della mia vita è fantastica!

  3. Nautilus:

    Penso ci sia una correlazione diretta tra il tasso di burocratese di un Paese e il suo livello medio di alfabetizzazione scientifica. Nelle discipline scientifiche (si pensi per esempio alla matematica) uno studente (l’adulto del futuro) è infatti costantemente incoraggiato a trovare non solo la soluzione corretta, ma anche quella più breve ed elegante. La natura, si sa, scieglie sempre la via più breve. Ora mi domando: sarà forse un caso che in questo Paese, patria del burocratese, la cultura scientifica è a livelli che ogni classifica internazionale annuale giudica insufficiente?

  4. Rose:

    “Percorso di esodo verticale verso il basso” sembra una presa in giro (la vignetta è chiarissima), ma “exodus exit” è un obbrobrio pleonastico. D’altra parte, anche “esodato” è parecchio infelice, come espressione.

  5. Licia:

    @Nautilus, non saprei, però in italiano la comunicazione scritta, anche quella scientifica, fino a poco tempo fa è sempre stata in mano a un’élite alquanto ristretta e credo che le conseguenze siano quelle che vediamo.
    @Rose, ben detto, il linguaggio burocratico è spesso proprio una presa in giro nei confronti dei cittadini.

I commenti sono chiusi.