Sillabazione: la sfuggente s impura

Oggi su Twitter si discute di sillabazione. Esempio:

tweet di Mangino Brioches: Ehm, cari toscoleghisti, dovreste sciacquare in Arno le magliette, prima. Magari funziona. Altrimenti, mi sa che vi tocca ripetere le elementari. #primalitaliano

Conosciamo tutti la regola ortografica che si imparava in prima elementare (ora scuola primaria): nella divisione in sillabe “la s va sempre a capo”. È quindi sbagliato dividere toscani in tosca-ni, l’unica forma corretta è to-sca-ni.

L’errore è però comprensibile: foneticamente, la s di toscani appartiene proprio alla prima sillaba della parola. Nello scritto va però unita alla sillaba seguente per rispettare la convenzione grafica di non dividere mai un gruppo formato da s + consonante:

La nota questione della s impura, che foneticamente si unisce con la sillaba precedente e graficamente con quella seguente, trova spiegazione nel criterio generale, consigliato dalle grammatiche, di non fare iniziare una sillaba con un nesso consonantico che la fonetica italiana rifiuterebbe all’inizio di parola, ovvero di ‘agganciare’ a sinistra del nucleo sillabico tutte le consonanti possibili fino a formare un attacco riscontrabile in una qualche parola del repertorio lessicale italiano.
Fonte: divisione in sillabe [prontuario] – Enciclopedia dell’Italiano Treccani

Non è l’unico caso di regola ortografica in contrasto gli con aspetti fonetici dell’italiano, basti pensare ad alcune consonanti che sono sempre doppie nella pronuncia ma che non sono realizzate graficamente come tali nella scrittura, come ad es. la z di vizio. Esempi in Una Z di troppo: questioni di ortografia.

Struttura della sillaba

rappresentazione grafica della struttura della sillaba

La spiegazione sulla s impura che ho riportato sopra fa  riferimento alla struttura della sillaba: è formata da un elemento obbligatorio, il nucleo, che in italiano costituisce la sillaba minima e contiene una singola vocale (o un dittongo); può essere preceduto da un attacco (una o più consonanti) e può essere seguito da una coda (in italiano una sola consonante).

Lingue diverse prevedono combinazioni diverse di consonanti (C) e vocali (V). Per l’italiano sono possibili sillabe del tipo -V-, -VC, CV-, CVC ma non per altre lingue: dettagli e confronto tra italiano e inglese in C’è rima e rima.

In italiano la suddivisione fonetica e quella ortografica in genere coincidono, a parte eccezioni come quella descritta sopra. In altre lingue, tra cui l’inglese, la sillabazione è più complessa perché vengono considerati anche aspetti morfologici ed etimologici. Esempi e implicazioni per gli strumenti informatici di sillabazione (hyphenator) in Non si sillaba solo a scuola…


Vedi anche: Charlie Brown, l’ortografia e la sillabazione (un esempio di traduzione dall’inglese non del tutto efficace)