Analogie: cache e cachette

Egitto – La straordinaria scoperta del Faraone Amenofi II

La mostra Egitto al Museo delle Culture di Milano è un percorso affascinante tra oggetti, manufatti artistici, mummie, sarcofagi e altri reperti dell’Età dei Faraoni.

Giudizio negativo invece sulle descrizioni, non solo poco leggibili perché scritte su sfondo marroncino e scarsamente illuminate, ma anche spesso poco comprensibili, con terminologia specialistica usata senza le necessarie spiegazioni. È la maledizione della conoscenza!

Esempio di descrizione di un sarcofago con usekh:

Caratterizzato dalla linearità e dalla scarsezza di decorazioni , solo usekh e linea di iscrizione oltre ai dettagli fisionomici e la parrucca questo grande sarcofago ne conteneva uno più piccolo molto decorato e iscritto e poi la mummia del defunto, Si tratta di un corredo di XXV-XXVI dinastia.

Un altro esempio ricorrente era l’indicazione che i reperti erano stati rinvenuti in prime o seconde cachette. Non conosco il francese e ho potuto capire che la cachette doveva essere un nascondiglio solo grazie al testo inglese (cache).

Cache in informatica

Associo il francesismo cache principalmente alla terminologia informatica: la cache è un’area di memoria di dimensioni ridotte ma ad accesso molto rapido in cui sono registrati dati e istruzioni di uso più frequente in modo da aumentare la velocità di elaborazione.

Cache è un termine nato per risemantizzazione ma la metafora su cui è basato non è del tutto trasparente e ben motivata, come spesso succede in informatica. Non bisogna infatti pensare al nascondiglio – come affermano alcuni dizionari italiani – ma piuttosto a un’altra accezione di cache, quella di provvista o scorta segreta a cui si accede in caso di necessità.

Può essere utile un’analogia da Sideways Dictionary: il servizio di un ristorante fast food sarebbe molto lento se le patate dovessero venire tagliate e poi fritte specificamente per ciascuna ordinazione, invece è velocizzato perché viene preparata una scorta (cache) di patate già pronte da cui si attinge per servire subito il cliente.

The Memory Hierarchy
Immagine: University of Bristol
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Vedi anche: Tecnologia per analogia: Sideways dictionary

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6 commenti su “Analogie: cache e cachette”

  1. Paoblog:

    Quello che non mi spiego è come sia possibile che mettano didascalie poco leggibili e nessuno degli addetti ai lavori se ne renda conto.
    Cribbio, se mettete delle didascalie informative che non si leggono, non è una svista da poco!

  2. Licia:

    @Paoblog, ho parlato con una signora gentilissima del personale di sorveglianza che mi ha confermato che varie persone si sono lamentate per la scarsissima illuminazione delle didascalie. E per la terminologia da addetti ai lavori o appassionati della materia avrebbero potuto perlomeno associare l’iperonimo al termine, ad es. anziché usekh specificare il collare usekh.

  3. Tukler:

    Qualche mese fa mia madre mi ha chiesto all’improvviso, indicando il telefono: “ma che è sta cache?”. Pronunciato come se fosse una parola italiana.
    Mi sono reso conto solo in quel momento che non ci avevo mai pensato!

  4. morgaine:

    Io ci vedo male sia da vicino che da lontano e trovo che quasi tutti i musei e le mostre siano carenti in termini di leggibilità.
    Per esempio a Napoli alla galleria di Capodimonte hanno messo delle targhette piccolissime al di là della linea dell’allarme per cui l’ho fatto suonare in continuazione avvicinandomi per leggere.
    Ma nella maggior parte dei casi per me il problema è la dimensione dei font: come se dovessero risparmiare sul cartoncino.
    Per fortuna ci sono anche delle eccezioni: la Centrale Montemartini a Roma ha descrizioni dettagliate e leggibili, belle cartine che indicano il luogo del tritrovamento dei reperti e ottime traduzioni in inglese.

  5. francesco:

    Concordo: è una bella mostra con brutte didascalie.
    Ci ho trovato un “ecceptional” e due “lapislazzulo” che mi hanno stupito.

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