Prossemica in ascensore

La prossemica, dall’inglese proxemics (da proximity), è lo studio dello spazio umano e della distanza interpersonale e del significato che hanno in culture diverse.

L’esempio più noto è quello dello spazio personale, la distanza tenuta da due persone in interazioni sociali. In Italia la distanza è inferiore, ad esempio, a quella tipica nel Regno Unito e può dar luogo a fraintendimenti: se un italiano si avvicina “troppo” a un inglese, questi tende a indietreggiare per evitare l’intrusione nel suo spazio personale ma l’italiano può percepire l’allontanamento come avversione o rifiuto nei suoi confronti.

Si riscontrano differenze culturali anche nella gestione dello spazio in ascensore, luogo fonte di disagio se si è costretti a stare troppo vicini a persone sconosciute.

“Claustrophobia” in an American elevatorNei film americani si può notare che le persone guardano tutte nella stessa direzione, verso la porta, con le spalle parallele alla parete posteriore, in modo da evitare il contatto oculare. In base al numero, pare che istintivamente gli americani si dispongano come sono distribuiti i pallini sulle facce di un dado.

facce del dado
In Italia e in altri paesi europei invece ci sistemiamo in una formazione circolare, negli angoli e contro le pareti, quasi tutti posizionati di sbieco rispetto alla porta, con lo sguardo rivolto in basso o in alto.

Provate a farci caso quando siete in un ascensore con almeno tre persone: in Italia la disposizione parallela “americana” si vede solo nelle pubblicità.

Vedi anche: differenze culturali e conoscenze enciclopediche.


Aggiornamento 2016 – È legato a queste differenze culturali anche il concetto di elevator pitch, nato negli Stati Uniti per promuovere sinteticamente le proprie attività professionali.


Vignetta americana: Bizarro by Dan Piraro

5 commenti su “Prossemica in ascensore”

  1. Marco:

    Ho letto “La dimensione nascosta” di Hall parecchi anni fa e l’ho trovato molto interessante.
    Un’altra differenza tra noi e gli americani è che in USA si chiacchera sempre negli ascensori, il cosiddetto elevator small talk, mentre da noi è piuttosto raro interagire verbalmente.

  2. Licia:

    @Marco, grazie per la precisazione. A meno che non si conoscano bene tutti gli occupanti, in Italia forse l’unica eccezione è l’ascensore condominiale, dove ci si aspetta un qualche genere di interazione, altrimenti si sta sempre zitti.

    Anch’io ho trovato Hall interessante e piacevole da leggere. Sulle differenze culturali che caratterizzano gli americani, mi è piaciuto anche Stewart, E. C., and Bennett, M. J. (1991), American cultural patterns: A cross-cultural perspective.

    @Elio, grazie, altrettanto a te!

  3. Alice:

    Ricordo di essermi stupita, moltissimi anni fa, quando un’amica di ritorno dal Regno Unito mi disse che in Italia non riusciva più ad andare a ballare: “Ormai sono abituata a ballare là, dove la gente si scusa quando ti sfiora per sbaglio, mentre qui ti stanno tutti addosso” 🙂

  4. Licia:

    @Alice, 🙂
    Mi viene in mente una mia amica che per natura è molto espansiva, ma in un modo del tutto normale e non significativo in Italia (ad es. se appoggia leggermente e brevemente la mano sull’avambraccio dell’interlocutore). Quando aveva fatto l’Erasmus in Germania aveva dovuto imparare a non sfiorare nessuno perché altrimenti veniva fraintesa, specialmente dai ragazzi.

I commenti sono chiusi.