Vecchi e nuovi troll

immagine di trollIl significato del sostantivo troll in ambito Internet (blog, forum e altre comunità virtuali) è conosciuto: «individuo che interagisce con una comunità virtuale (newsgroup, chatroom, mailing list ecc.) con lo scopo di irritare i partecipanti e far nascere un diverbio in rete» (Vocabolario Zingarelli).

Anche il significato più ricorrente di troll, da cui di solito si fa derivare l’uso “moderno”, è noto: «nelle leggende scandinave, abitante demoniaco di boschi, montagne, luoghi solitari: corrisponde all’orco di altre tradizioni popolari europee» (Devoto Oli).

È però più attendibile un’altra etimologia, meno nota ma privilegiata dai lessicografi e riportata in dizionari autorevoli come Oxford Dictionaries e Collins Dictionary: una risemantizzazione di trolling, un tipo di pesca in cui si fa muovere lentamente un’esca in attesa che qualcosa abbocchi (metafora molto sfruttata in Internet, cfr. Esche digitali: click bait), e a cui si fa risalire anche l’uso nel gergo militare del verbo troll: dai tempi della guerra nel Vietnam, i piloti americani lo usano per descrivere una modalità di azione in cui aspettano o cercano di provocare una reazione dal nemico.

Inizialmente, inoltre, era chiamato troller e non troll chi disturbava nei gruppi di discussione di Usenet dove è nato il concetto di trolling. Il rimando a Usenet e il riferimento esplicito alla modalità di pesca si trova anche in una delle prime definizioni di troll, del 1996 in The New Hacker’s Dictionary:

To utter a posting on Usenet designed to attract predictable responses or flames. Derives from the phrase “trolling for newbies” which in turn comes from mainstream “trolling”, a style of fishing in which one trails bait through a likely spot hoping for a bite.

Trovate questi e altri dettagli in You’ve Been Trolled! e Trolls: where do they come from?, che evidenzia anche come ultimamente in inglese troll sia passato dal gergo di Internet a quello giornalistico, dove ha subito uno slittamento di significato. Ora viene usato anche come sinonimo di bully, chi ha un comportamento intimidatorio (cfr. bullismo, mobbing e bullying), anche se nelle comunità virtuali chi provoca con minacce dirette ha un altro nome, flamer.

Vignetta The Internet troll, as a child Ho consultato vari dizionari italiani e per ora solo lo Zingarelli 2013 include il significato “informatico” di troll (ma non il verbo trollare).

È invece molto dettagliata la voce Troll (Internet) di Wikipedia, che ha anche dei brevi profili dei troll e le loro motivazioni, ad es. ricerca di attenzione e “reazione a situazioni di disagio familiare, scolastico, finanziario o relazionale; per esempio combattendo sentimenti di inferiorità attraverso l’esperienza di controllare un ambiente”.


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8 commenti su “Vecchi e nuovi troll”

  1. Elio:

    Alla azzeccatissima descrizione aggiungerei che la vita sociale dei troll di professione è sicuramente molto limitata: i loro interessanti e giornalieri commenti si trovano sparsi per tutta la rete. Al contrario della maggior parte di noi comuni mortali, sembrerebbe che loro abbiano molto tempo libero a loro disposizione…

  2. Rose:

    Conosco un paio di troll, dei volgari prepotenti che, ovunque vadano sul web, creano disaccordi e malanimo. Come dice Wikipedia, il loro scopo è “controllare un ambiente” ed è quello che cercano sempre di fare, se gli si lascia spazio. Su uno di questi, che ha rovinato e fatto chiudere un forum, ho scritto a suo tempo una breve “storia” che mi permetto di postare qui:

    Alla corte di un re (di cui non diremo il nome non tanto per rispetto della privacy, quanto per evitare possibili ritorsioni) vigeva un’etichetta ferrea. Tutto ruotava attorno alla sua persona ed egli esercitava un potere assoluto sui sudditi.

    C’erano stati dei predecessori meno autoritari, ma ora il popolo languiva e perfino i cortigiani avevano spesso difficoltà a venire incontro a ogni suo capriccio.

    La giornata era scandita dalle varie attività del re, dalla toletta del mattino, alla preparazione per il riposo serale.
    Particolare attenzione veniva data alla sua dieta: di ogni piatto si discutevano i pro e i contro, perché il re tendeva alla pinguedine.

    A intervalli regolari, tutta la corte doveva alzarsi in piedi e tesserne le lodi con espressioni di meraviglia.

    Il re si piccava anche d’essere poeta e sottoponeva spesso i sudditi alla declamazione delle sue composizioni.

    Era stata istituita persino la carica (non molto ambita, a dire il vero) di “Lodatore dei peti di Sua maestà”.

    Inoltre, il re vagheggiava spesso di passate conquiste in campo femminile, ma nessuno era mai riuscito a trovare testimonianze attendibili a questo riguardo.

    Si era levata qualche voce di protesta nel tempo, ma era stata messa subito a tacere. Alcuni dissidenti avevano preso volontariamente la via dell’esilio e si erano stabiliti in lande più ospitali.

    Un giorno il re declamò una delle sue poesie, davanti a tutta la popolazione. Pur essendo per sua natura un despota, gli piaceva molto parlare di giustizia e libertà. Anche quel giorno non risparmiò la retorica e concluse col suo usuale tono enfatico.

    Prima che il capo claque desse il via agli applausi, si levò una voce dalla folla:

    “Ma non è meglio la Vispa Teresa?”

    Ciao, Licia. Scusa se ho abusato del tuo spazio, ma l’argomento mi ha toccata da vicino. Non sapevo che fosse una tipologia di persone già così ben studiata, in rete. Forse potremmo lanciare il termine “trollismo”, che ne dici?

  3. Licia:

    @Rose, in effetti è un problema molto diffuso. Un aspetto curioso del trollismo è che ci sono anche persone, più o meno disturbate (o semplicemente maleducate), che non si rendono neanche conto di essere dei troll.

  4. Rose:

    Ci sono anche quelli che si prendono molto sul serio… non dei veri e propri troll, dei trollini, più che altro. 😉

    La rete è un bel (si fa per dire) campionario di umanità.

  5. Francesco:

    Spesso in Rete c’è solo la riproposizione digitale della “casistica” umana, niente di più. E’ una questione soprattutto di educazione, al di là di essere riconoscibili in Rete o meno. Poi è chiaro, ci sono tante persone che credono di poter fare quel che vogliono solo perché sono e si sentono in un mondo (apparentemente) non reale, ma qui il discorso diventerebbe potenzialmente infinito.

    Tra l’altro segnalo un’immagine che ho visto proprio oggi e che calza a pennello al 100% (non si deve essere per forza esperti di internet memes, basta leggere il messaggio)! 😀

  6. Luisa:

    A nessuno viene in mente che quelli che banalmente chiamate troll si divertano a provocare la vostra insipiente reazione? Che il loro obiettivo sia fare in modo che siate voi stessi a ridicolizzarvi dando fondo a tutto il vostro bagaglio di paure?

  7. Licia:

    @Francesco, grazie per la vignetta.

    Rispetto alle pronunce inglese e americana, trovo parecchio più efficace la pronuncia italiana di troll, con r evidente e tanto di doppia l, perché mi sembra che accentui proprio l’aspetto “in-umano” ;-).

    E a proposito di vignette, anche questa di Savage Chickens mi era piaciuta (perché non tutti i troll sono anonimi o usano uno pseudonimo!):

    @Luisa, mi sembra che i commenti semplicemente aggiungano sfumature al significato che si attribuisce alla parola troll, che è l’argomento del post. A proposito, ho notato una stranissima coincidenza: sai che hai lo stesso indirizzo IP di un altro lettore che anche ieri ha commentato qui nel blog?

  8. Rose:

    Sgamato il troll! Niente sfugge alla nostra padrona di casa. 😉 Scherzi a parte, ho scoperto che esiste già una letteratura sui troll e sul trollismo; il termine è usato da tempo, non mi sono inventata niente 🙁

    E, purtroppo, esiste anche la versione femminile, la trolla.

    http://www.utes-trolls.com/WE/trolla10.jpg

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