Perché fake news anche in italiano?

da Like a Lie – Fake online news

[Dicembre 2016, con aggiornamenti] Negli Stati Uniti si continua a discutere di fake news, le notizie false, ampiamente condivise su Facebook e altri social, che avrebbero influenzato l’opinione pubblica e contribuito all’elezione di Donald Trump. Sono state individuate diverse origini per tali notizie, dalla macchina della propaganda russa per destabilizzare l’occidente agli adolescenti macedoni che le fabbricano per fare facili guadagni con la pubblicità (cfr. The city getting rich from fake news).

Anche in Italia se ne parla, non solo con riferimento agli Stati Uniti ma anche al nostro referendum costituzionale. Qualche esempio di titoli recenti:

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Emoji nuova lingua?

Come prevedibile, la scelta di un’emoji come parola dell’anno di Oxford Dictionaries ha suscitato anche parecchie reazioni negative (non è una parola, è la conferma del degrado della lingua…) che mi hanno fatto pensare a questa striscia di Zits:

[striscia Zits]

Siamo davvero spacciati? Non credo. 😉

Mi hanno anche ricordato che ora è disponibile la registrazione dell’intervista che mi aveva fatto Massimo Persotti di Il Salvalingua lo scorso giugno per Roma Ore 10, programma di Francesco Vergovich di Tele Radio Più.

Dopo una breve introduzione in cui avevo spiegato cosa fa un terminologo, avevamo discusso le differenze tra emoticon ed emoji e perché le emoji non possono essere considerate una nuova lingua. Avevo anche sottolineato la differenza tra lingua e linguaggio e fatto riferimento a Blissymbolics, un sistema di scrittura ideografico del secolo scorso che stranamente non viene mai citato nel dibattito sulle emoji come potenziale nuovo linguaggio universale.

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L’italiano e i suoni di Topolino & Co.

vignetta Topolino 1949Gulp! La lingua delle nuvolette è uno speciale del Portale Treccani dedicato all’italiano dei fumetti.

Chi è (o è stato) un lettore appassionato del periodico Topolino apprezzerà Paperus in fabula… Tesori di lessico ludico di Daniela Pietrini, che con vari esempi evidenzia l’espressività delle storie, molto innovative dal punto di vista lessicale e caratterizzate da “un’inedita mescolanza di elementi colloquiali e ricercati”.

Da bambina ero abbonata a Topolino e ricordo ancora alcune delle parole che avevo imparato leggendolo, come torpedone, tanghero, gaglioffo, turlupinare, tapino e certame (delle nevi, una gara di sci). E poi anni dopo, era stata una piacevole sorpresa scoprire che quasi tutte le onomatopee (GASP, GRUNT, GULP, GURGLE, SOB, MUMBLE, YUK…) erano anche verbi inglesi, seppure con pronunce per me del tutto nuove: inimmaginabile che SIGH si dicesse /sʌɪ/!   

A questo proposito ho riguardato una ristampa del primo numero del libretto Topolino, del 1949, per capire se le onomatopee fossero le stesse già allora.

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Manganelli e att(r)onimi

Titolo di notizia: Capo della Polizia Manganelli: “Useremo la forza”Nelle notizie della settimana scorsa [settembre 2010] è stato spesso citato il capo della polizia italiana, Antonio Manganelli, personaggio con un nome che rimane decisamente impresso, visto il ruolo ricoperto. Allo stesso modo si fanno notare padre Cantalamessa (predicatore) e monsignor Crociata (segretario della CEI).

In inglese nomi propri e cognomi che riflettono alcune caratteristiche di una persona o del suo carattere o sono in relazione con la professione che svolge si chiamano aptronym, dall’aggettivo apt (“adatto”, “appropriato”) e dal suffisso –(o)nym che corrisponde all’italiano –onimo, che nelle parole composte significa “nome” (o “tipo di parola”).

L’Encyclopædia Britannica riporta che la parola inglese aptronym sarebbe stata coniata dal giornalista americano F.P. Adams anagrammando patronym (patronimico) in modo da evidenziare l’aggettivo apt, “adatto”.

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