Il sito del torneo di tennis ATP Finals, che ha luogo a Torino, è disponibile in inglese, italiano, spagnolo e giapponese. A quanto pare, però, chi se ne è occupato ha poca familiarità con il concetto di localizzazione, il processo di traduzione e l’adattamento di software e contenuti per un mercato specifico (o, più genericamente, per un pubblico diverso da quello del prodotto originale).
Un esempio dalla versione italiana della pagina che confronta i due finalisti:
Come si può vedere, la traduzione è incompleta, con varie parti rimaste in inglese (ancora più evidente nella versione giapponese!). Inoltre, non è stato fatto alcun adattamento ma sono state mantenute varie convenzioni americane improprie in italiano:
- formato della data: in inglese, con il mese prima del giorno;
- unità di misura: l’indicazione principale per l’altezza è in piedi e pollici, e per il peso è in libbre (ma non è specificato); le misure equivalenti nel sistema metrico decimale appaiono solo tra parentesi, in grigio, e non sostituiscono quelle americane che avrebbero dovuto essere eliminate perché irrilevanti per utenti italofoni;
- separatore delle migliaia: negli ammontari in milioni di dollari è usata la virgola, come in inglese, anziché il punto.
Unità di misura, convenzioni di scrittura e altri tipi di formati e impostazioni possono variare molto a seconda del paese e della lingua: le differenze sono nozioni che fanno parte dell’ABC della localizzazione (per gli americani, localization 101). A quanto pare sono invece sconosciute a chi si è occupato di queste pagine.
Nel sito di uno dei tornei più importanti di uno sport con un giro di affari enorme, tale pressapochismo fa un effetto molto negativo, anche perché è altamente improbabile che gli organizzatori non potessero permettersi un servizio di localizzazione professionale!
In questi ultimi anni nelle versioni italiane di siti e prodotti vari mi capita però sempre più spesso di vedere imprecisioni, incongruenze ed errori molto visibili che difficilmente un professionista si lascerebbe sfuggire, ma è palese che buona parte del processo di localizzazione è gestita automaticamente e non vengono più fatte revisioni (umane!) dell’intero prodotto prima della commercializzazione o della pubblicazione.
È un’evoluzione che a volte appare invece come una forma di regressione: sembra di essere tornati indietro nel tempo, agli albori delle attività di localizzazione, quando ancora mancavano competenze specifiche e c’era molta improvvisazione.
In tema, alcuni rudimenti di localizzazione dalla preistoria di questo blog:
- Problemi di conversione (e di localizzazione)
- Localizzazione di esempi e riferimenti
- Date e localizzazione (anche senza traduzione)
Grazie a Luca per l’esempio

Vincenzo
Vivo all’estero da più di un decennio, e per gran parte di questo periodo ho utilizzato il telefono e le varie applicazioni in inglese. Qualche settimana fa, però, ho deciso di reimpostare la lingua italiana e ho scoperto che la quasi totalità delle applicazioni è tradotta veramente male. Il problema è che le traduzioni sono fatte in modo automatico, senza l’intervento di persone e quindi in modo letterale; il tasto “next” diventa “seguente”, quello “share” diviene “condividere” e la voce “allow this time” si trasforma in “consenti questo orario”.
È meglio una traduzione sbagliata o una traduzione mancante?
Mauro
Le misure statunitensi (che poi sono in buona parte le vecchie misure imperiali britanniche) sono irrilevanti per qualsiasi utente che non venga da USA, Liberia e Myanmar, non solo per gli utenti itsluani.
Silvia
Il nodo spesso sta in quel termine: “professionista”.
I professionisti costano, costa formare ed educare le persone, costa lavorare con precisione e accuratezza.
In ogni campo.